QUANDO VIRGINIA RAGGI ASSICURAVA: “I RIFUGIATI SONO NOSTRI FRATELLI E SORELLE. A ROMA NESSUNO DEVE RIMARE INDIETRO”

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Pochi mesi fa, il 9 dicembre del 2016 in Vaticano, presso la Casina Pio IV, si è tenuto un incontro intitolato “Europa: i rifugiati sono nostri fratelli”. Erano presenti i sindaci di diverse città europee. In quell’occasione la sindaca grillina di Roma, Virginia Raggi, dichiarava: “I rifugiati sono nostri fratelli e sorelle. A Roma nessuno deve rimare indietro”.

E, su Facebook postava:

Questa mattina ho partecipato ai lavori del summit “Europa, i rifugiati sono nostri fratelli e sorelle” organizzato in Vaticano. Un vertice che pone al centro dell’attenzione un’emergenza di carattere umanitario che ci sta particolarmente a cuore e sulla quale abbiamo bisogno di discutere e lavorare insieme per trovare delle soluzioni credibili.

Tutti noi sappiamo che i sindaci sono in prima linea nell’affrontare molte delle grandi problematiche che affliggono le nostre società contemporanee. Problematiche ma anche opportunità di crescita per le nostre società spesso chiuse nel loro egoismo. Tra queste opportunità, preferisco chiamarle così, c’è oggi in primo piano l’accoglienza ai rifugiati.
Proprio i sindaci e le loro città si trovano spesso di fronte agli effetti dei grandi flussi migratori. Dobbiamo garantire un’assistenza dignitosa, un tetto, un alloggio, calore umano.

Atteggiamenti di chiusura verso “l’altro”, come quelli ai quali sfortunatamente ho assistito nei giorni scorsi anche nella mia città, offendono la nostra dignità di persone. Ma è nostro compito intervenire anche sul disagio delle periferie, troppo spesso abbandonate, dove si rischia di assistere ad una guerra tra gli ultimi.

Vogliamo che tutti i cittadini, anche quelli delle periferie più lontane ed emarginate, si sentano pienamente parte della nostra città. Nessuno deve rimanere indietro.

Da qui comincia la politica di inclusione nella quale è impegnata la nostra amministrazione. Integriamo e rendiamo più partecipi tutti i nostri cittadini, per garantire una migliore accoglienza anche a chi arriva da fuori. Roma vuole essere una città accogliente e tollerante nei confronti di tutti, è questa la sua vocazione storica e la sua prospettiva attuale.

Poi arriva lo sgombero di piazza Indipendenza , ed era questo il momento di dimostrarlo.

Invece la sindaca dopo ore di silenzio affida ancora una volta a Facebook il suo pensiero:

“In Italia l’accoglienza è ormai una vera e propria emergenza ma, piuttosto che affrontare la questione, stiamo assistendo a un vergognoso scaricabarile. C’è chi si indigna ma poi volta la faccia dall’altra parte. C’è ipocrisia. Mi riferisco allo sgombero di via Curtatone a Roma. Un edificio occupato abusivamente e sottratto ad un gruppo di imprenditori. Mi riferisco a centinaia di uomini, donne e bambini finiti in strada senza un tetto. Questa è la conseguenza di anni di disinteresse, è il segno dell’inadeguatezza della attuale politica sull’immigrazione e sull’accoglienza.

Il Comune di Roma ha compiuto fino in fondo il proprio dovere, attenendosi alla legge e offrendo un’alternativa alloggiativa a coloro che tra gli occupanti dello stabile ne hanno diritto: madri con bambini, anziani, disabili, tutti quelli che vengono definiti soggetti con fragilità”.

Dunque l’accusa alla Regione:

“Nei mesi scorsi abbiamo provato a fare un censimento per capire chi avesse diritto a ricevere assistenza ma agli operatori del Comune di Roma è stato impedito più volte di entrare nel palazzo dagli stessi occupanti. La Prefettura nei dati che ci ha comunicato il giorno dello sgombero non ha citato la presenza di 37 bambini. Siamo stati avvisati dello sgombero a poco più di 12 ore dall’inizio. Abbiamo messo in campo tutte le nostre forze, offrendo accoglienza mediante la Sala Operativa Sociale (SOS). Un dovere che non tutti hanno compiuto. Mi riferisco senza mezzi termini alla Regione che ha disatteso il decreto legge Minniti che la chiama direttamente in causa. Ma mi riferisco anche all’assenza di adeguate politiche nazionali”.

La Regione replica:

“Da maggio non c’è stata alcuna risposta dal Campidoglio sui 40 milioni stanziati dalla Regione Lazio per l’emergenza abitativa nella Capitale.

E la vicenda provoca una durissima presa di posizione di Unicef, Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia:

“Questa mattina all`alba in piazza Indipendenza è avvenuto lo sgombero dei rifugiati che vivevano nel palazzo occupato di via Curtatone, sotto gli occhi terrorizzati dei bambini che erano stati lasciati al primo piano insieme alle loro famiglie dopo lo sgombero di sabato scorso.”, Una accusa avanzata da Andrea Iacomini, portavoce do Unicef Italia.
“Questi bambini, dopo aver assistito a scene di guerriglia urbana, sono stati caricati sui pullman delle forze dell’ordine e portati in Questura – continua Iacomini- alcuni testimoni ci hanno raccontato che continuavano a gridare e battere le mani sui vetri durante tutto il tragitto, in preda al terrore. Sconvolti. È una situazione molto triste: parliamo di 800 persone con status di rifugiato, sopravvissute a guerre, persecuzioni o torture che in alcuni casi hanno anche ottenuto la cittadinanza italiana, buttate in strada in condizioni disumane senza una reale alternativa sostenibile (non il meno peggio) da parte del Comune di Roma, che abbiamo invano atteso in piazza”.
“Malgrado le soluzioni offerte dal Comune, 80 posti sparsi in due strutture diverse, e dal privato, alcune villette in provincia di Rieti, ci sembra che nessuno abbia riflettuto sul destino di queste persone. I bimbi vanno a scuola a Roma e molti degli adulti lavorano, segno di un percorso di integrazione ed emancipazione dal sistema di accoglienza che verrebbero interrotti di netto e non valorizzati, in particolare gli 80 posti sprar di cui si parla verrebbero sottratti ai nuovi arrivati titolari di protezione o in attesa di riconoscimento. Per quanto riguarda la proposta del privato di mettere a disposizione per 4 mesi alcune villette presenti in provincia di Rieti la distanza territoriale non garantirebbe continuità a scuola e lavoro e sdradicherebbe queste persone dal tessuto sociale”, aggiunge.
“La verità va detta tutta: questa situazione non è legata alla cosiddetta emergenza migratoria, è una situazione storica di Roma, sintomo dell`assenza di politiche adeguate e lungimiranti. Si continua con interventi emergenziali quando sarebbe stato possibile valutare soluzioni strutturali”, conclude Iacomini.

Ancora una volta, per la sindaca di Roma era questo il momento di dimostrare che “a Roma nessuno deve rimanere indietro”.

mader

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