TRIVELLE IN MARE: IL BLUFF DEL DECRETO ZANONATO

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Il decreto ministeriale del 9 agosto 2013 un bluff che lascia i mari italiani ostaggio dei petrolieri.

Le dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato sul decreto di riordino delle zone marine da poco firmato, a guardare bene i fatti, non sono altro che parole.

Nel comunicato del 4 settembre, il ministro annunciava che con il nuovo decreto del 9 agosto si determina unquasi dimezzamento delle aree complessivamente aperte alle attività offshore, che passano da 255 a 139mila chilometri quadrati, spostando le nuove attività verso aree lontane dalle coste e comunque già interessate da ricerche di Paesi confinanti, nel rispetto dei vincoli ambientali e di sicurezza italiani ed europei”. In particolare, il decreto, spiegano dal MiSE, determina la chiusura a nuove attività delle aree tirreniche e di quelle entro le 12 miglia da tutte le coste e dalle aree marine protette, con la contestuale residua apertura di un’area marina nel mare delle Baleari, contigua ad aree di ricerca spagnole e francesi, lasciando quasi intatte le attività di trivellazione in Adriatico e Jonio.

Il decreto se da una parte ha confermato il limite delle 12 miglia, esteso a tutte le coste, dall’altra ha condonato di fatto le richieste già in atto, specificando che dalle restrizioni sono fatti salvi i procedimenti concessori che erano in corso alla data di entrata in vigore del cosiddetto ‘correttivo ambientale’ del 2010.

Un condono che non viene minimamente scalfito dal nuovo decreto emanato da Zanonato il 9 agosto. Unica restrizione che il nuovo provvedimento aggiunge è la chiusura a nuove attività delle aree tirreniche.

Nulla cambia con il dimezzamento delle aree complessivamente aperte alle attività offshore e la conferma del limite delle 12 miglia sbandierate da Zanonato.

I nostri mari, in special modo Adriatico e Jonio, continuano ad essere assediati da chi li vorrebbe trivellare e qui sarà possibile.

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