MACCHÈ EPURATO, GRILLO SNOBBÒ LA RAI

Rai: Grillo, Gubitosi prenderà provvedimenti

I grillini che presiedono la Vigilanza Rai ricordano “l’editto” dopo la battuta sui socialisti (1986) – Ma Grillo tornò per i Sanremo 88-89, e in un Festival sventolò il suo assegno da 350 milioni di lire per una comparsata (a proposito di compensi Rai “da tagliare”) – Guglielmi: “Mi disse lui che non voleva tornare”…

di Paolo Bracalini

 “Grillo e la Rai, il ritorno. O la vendetta. Da epurato a vigilante, col suo deputato M5S presidente della commissione parlamentare che controlla viale Mazzini (nomina il Cda Rai, vota il presidente, decide sulla par condicio), il napoletano Roberto Fico, che ha subito rimarcato l’eccezionalità dell’evento: i grillini al comando della Vigilanza Rai, quando Beppe «è stato il primo epurato della tv pubblica» (dopo la famosa battuta sui socialisti che in Cina non sanno a chi rubare perché sono tutti socialisti).

Angelo Guglielmi, uno dei grandi creatori di tv in Italia, direttore (meglio, inventore) della mitica Raitre degli anni ’80-’90, ricorda altrimenti la storia dell’editto pre-bulgaro su Grillo in Rai: «Certo, i socialisti, che erano parte essenziale della maggioranza e esprimevano il presidente del Consiglio, non potevano tollerare quella battuta, sulla tv pubblica – racconta Guglielmi – Ma poi fu Grillo a non voler più tornare in Rai. Me lo disse lui, quando andai a trovarlo a Tivoli, pochi mesi dopo l’incidente col Psi, insieme al mio capostruttura Bruno Voglino. Mio sommo desiderio era avere Grillo nella mia Raitre, per lui avevo pensato un programma stupendo. Dieci minuti in prima serata, al sabato, uno studio disadorno con una bandiera dell’Italia, parodia del messaggio presidenziale di fine anno, dove Grillo era libero di dire quel che voleva, un suo messaggio settimanale al popolo italiano. Avevo intuito (nel 1987, ndr) che la sua vis comica era già essenzialmente politica. Gli promisi carta bianca. L’idea lo divertì, ma rifiutò. Mi disse che mai più avrebbe rimesso piede in Rai. Fu una sua scelta, non un’epurazione».

Anche Pippo Baudo, storico «partner» televisivo tv di Grillo (incursore anarchico nella normalità democristiana dei format di Baudo), corregge la mitologia del leader Cinque stelle primo epurato della Rai. «Ma quale censura, è Grillo che non è voluto rientrare in Rai – ha raccontato Baudo. È stato un auto esilio, Grillo voleva creare il “caso” per tornare con un grande coup de théâtre. E ci è riuscito». La versione di Grillo è quella idealizzata dalla vulgata grillina e codificata da lui stesso: «Mi tennero lontano dalla Rai per diversi anni, dal 1986 al 1993, per due battute che anticipavano Tangentopoli. Poi, nel ’92-’93, li portarono tutti in galera. Nel ’93, dopo lunga quarantena, si rifece viva con me la Rai dei “professori”: tutte brave persone, che non capivano un tubo di televisione. Feci due serate in diretta, poi cominciarono a capire qualcosa di televisione e decisero che bastava così».

In realtà la quarantena non è una quarantena. Grillo in Rai ci torna due anni dopo l’«editto», nel ’88, al Festival di Sanremo su Raiuno, ed è di nuovo all’Ariston l’anno dopo, a fare ancora a pezzi il Psi ancora potente («E pensare che Martelli è andato in Kenya per farsi uno spinello, 5 milioni ha speso») e già che c’è pure la Dc del direttore generale Agnes («Il clan degli avellinesi De Mita e Agnes»). È pure tra i big invitati al Fantastico del 1990 (poi assente «per motivi di lavoro»). Per uno «tenuto lontano dalla Rai dall’86 al ’93», non male.

Nel frattempo risparisce, fa spettacoli teatrali da sold out (perché «l’hanno cacciato dalla Rai» e quindi la gente paga per sentirlo a teatro), è ospite alla festa dei Telegatti, vince il «Grand Prix Confindustria-Upa» per lo spot Yomo, fa spettacoli alle Feste dell’Unità di D’Alema e Veltroni. E ritorna di nuovo in Rai, a Raiuno, prima serata (1993), dove fa il botto con un monologo Cinque Stelle: «Ho cinque anni di cose da dirvi, anzi dieci anni. I cinque anni passati senza poter più venire in televisione e i prossimi cinque anni, che tanto mi mandano via subito».

La Rai e Grillo, nessun leader la conosce più di lui, nessuno l’ha usata meglio di lui, soprattutto nell’assenza, da epurato volontario. Una battaglia dei grillini in Vigilanza sarà per la trasparenza dei compensi Rai. Anche su questo Grillo ha fatto scuola. Fu lui stesso a sventolare il suo, di compenso, per pochi minuti a un Festival di Sanremo: 350milioni di lire. Battute che prefiguravano il successivo Grillo leader anti-partiti (morti): «Guardate qui, ci sono un sacco di clausole, con penali da pagare. Ecco, per esempio, se mi scappasse che i socialisti rubano avrei una penale di 3mila lire. Perché così poco? Perché, cari politici, non ci interessate più». I diritti del suo Un grillo per la testa vengono comprati nel ’96 dalla Rai a 245 milioni di lire (malgrado Grillo offrisse di cederli a un prezzo simbolico di 500 lire), ma poi non vanno in onda, e il comico fa una causa civile. Che sia ancora in piedi la vertenza tra la Rai e il leader della Vigilanza Rai?”

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“LA NOTTE DELLA REPUBBLICA” E I “COGLIONI DI PASSAGGIO”

grillo di Tonino Cassarà

«Il senso di sconforto e frustrazione che in queste ore si è abbattuto sullo spirito di milioni di elettori del M5S e del PD, credo sia simile a quello provato da milioni di persone che il 18 aprile 1948 avevano votato il Fronte Popolare.

Ma nell’Italia uscita dalla vergognosa esperienza del fascismo, in piena Guerra Fredda, quella cocente sconfitta si poteva però giustificare con l’intrusione della Chiesa negli affari dello Stato e soprattutto con l’ingerenza americana che, con gli aiuti economici e il controllo militare, era riuscita a pilotare il voto a favore dei democristiani.
L’unità delle sinistre, faticosamente raggiunta per le elezioni, scomparve e la DC poté controllare il Paese per quasi mezzo secolo.

Ma, oggi, però, non c’è stata alcuna potenza esterna ad avvelenare i pozzi e le frustrazioni non hanno quindi possibilità di appigli consolatori. La realtà, triste, è una sola: Berlusconi redivivo. Punto.
Ora, il Megafono dal suo blog, con quattro parole, ha definito la situazione come “La notte della Repubblica”. Immagine efficace, per molti versi veritiera. E però, il fondatore del M5S, “la notte della Repubblica” non la vede nel fatto che Berlusconi è più forte di prima ed ha buone possibilità di ambire, a breve, al Colle più alto. No, con notevole dose di assurdo vittimismo, secondo il Portavoce, il buio pesto della Repubblica sta nel fatto che “dopo l’osceno colloquio notturno a tre, in cui due persone, Berlusconi e Bersani, hanno deciso tutto, governo, presidenze della Repubblica, programma, al cospetto dell’insigne presenza di Napolitano, il M5S non vedrà rispettati i suoi diritti di presiedere le commissioni del Copasir e della Vigilanza RAI.

Andranno all’opposizione farlocca della Lega e di Sel, alleati elettorali di pdl e pdmenoelle. Un quarto degli elettori è di fatto una forza extra parlamentare”.

Da queste parole pare di capire che se ai 5S fossero state date le presidenze, beh, allora sì che la Repubblica sarebbe in perfetta buona salute. E invece, siccome “il M5S non può governare, ma neppure avere i diritti minimi di chi fa opposizione” è evidente che “Più di otto milioni di italiani che hanno dato il loro voto al MoVimento 5 Stelle sono considerati intrusi, cani in chiesa, terzi incomodi, disprezzati come dei poveri coglioni di passaggio. Né più e né meno dei 350.000 che firmarono per la legge popolare Parlamento Pulito che non è mai stata discussa in Parlamento dal 2007 e dopo due legislature è decaduta”.

Fa specie però che il Megafono abbia dimenticato in fretta, o forse spera che gli altri lo abbiano dimenticato, che lui ha la paternità della scelta di non far partecipare i suoi eletti ad alcun governo che non fosse un monocolore 5S. Quindi, il primo ad aver tradito le aspettative di milioni di elettori del M5S, e ad averli disprezzati “come dei poveri coglioni di passaggio”, è stato proprio lui, il Megafono.

E lo fa ancora, quando sostiene che ci sia stata “L’offerta di un governo condiviso con il pdmenoelle con l’elezione di Rodotà, un presidente della Repubblica indipendente e incorruttibile, non è stata minimamente valutata. Eppure sarebbe stato l’inizio di un nuovo giorno, del rinnovamento del Paese”.

Crede il titolare del marchio 5S che l’elettorato del MoVimento abbia dimenticato la diretta streaming in cui Lombardi e Crimi, ben lungi dall’avanzare proposte, usarono quell’occasione al solo scopo di umiliare un Bersani disposto a tutto pur di portare a casa l’accordo che avrebbe permesso di impedire la rinascita di Berlusconi e avrebbe potuto segnare l’avvio delle riforme necessarie al bene del Paese.

Non lo avranno dimenticato gli elettori dei 5S e neppure quelli del PD, così come, né gli uni né gli altri avranno dimenticato le concitate ore dell’elezione del presidente dalla Repubblica quando sarebbe stato facile ai due capigruppo andare da Bersani e chiedere di parlare di Rodotà, proporre un voto congiunto su quel nome e il successivo impegno a formare insieme quel governo, utile al Paese e gradito agli elettori dei due schieramenti.

Visto che, almeno a quanto è dato sapere nell’assenza di normali relazioni con la stampa, non v’è stata alcuna richiesta di contatti col PD, è evidente che a trattare da “poveri coglioni di passaggio” gli elettori del M5S, non sono stati gli altri ma il Megafono che ha imposto agli eletti del MoVimento la linea dura che ha portato all’orrore di un governo inviso tanto agli elettori 5S quanto a quelli del PD e che ha scatenato la rabbia della rete dove, a proposito de “La notte della Repubblica” c’è chi, come Kermit, sul sito del Fatto, posta: “Beppe ma ci sei o ci fai? Nel tuo blog questo articolo viene subito dopo quello dove dici che mai ti mescolerai con questi e adesso ti lamenti? Ti hanno offerto la possibilità di appoggiare un governo dove potevi tenere il pd per le pa**e e hai rifiutato. Non ti dico che ti devi scongelare. Ti dico proprio che sei tu che devi andare aff…”»

da http://www.articolotre.com/2013/04/la-notte-della-repubblica-e-i-coglioni-di-passaggio/164656

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