RIMANDATI

Def alla Commissione Ue proprio non è piaciuto. Due pagine per bocciare il Documento di economia e finanza appena approvato. Eppure solo pochi giorni fa il governo, nella persona di Di Maio, si affacciava festante dalla finestra di Palazzo Chigi per annunciare che i finalmente i problemi dell’Italia erano finiti e la povertà abolita per decreto.

Dalla Ue il messaggio al governo è chiaro: i numeri scritti nel Def non vanno inseriti nella manovra, altrimenti l’Europa sarà costretta a respingerla. Così la Commissione europea dopo giorni di schermaglie con un primo atto formale indica a Di Maio e Salvini che finanziare in deficit reddito di cittadinanza e flat tax è contrario alle regole del Patto di stabilità. Lo fa con la lettera di risposta alla missiva con la quale ieri Giovanni Tria aveva illustrato all’esecutivo comunitario i cardini del Def.
“Il Def – scrivono il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e il titolare agli Affari economici Pierre Moscovici – a prima vista sembra costituire una deviazione significativa dal percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue il che è motivo di seria preoccupazione. Chiediamo alle autorità italiane di assicurare che la manovra sia in linea con le regole fiscali comuni”.
Dombrovskis e Moscovici chiedono al governo di assicurare che il progetto di legge di bilancio, che dovrà essere presentato entro il 15 ottobre, sia “in conformità con le regole fiscali comuni”.  Se così non sarà la Commissione boccerà la manovra e aprirà una procedura su debito e deficit. Ai primi di settembre la Ue aveva concesso all’Italia uno sconto sul risanamento, facendo sapere che si sarebbe accontentata di un deficit pari all’1,6% del Pil, comunque 9 miliardi in meno di correzione del deficit strutturale da spendere nella finanziaria. Il governo però si è spinto oltre e ha deciso di portare l’indebitamento al 2,4% nel 2019, andando oltre le regole dei patti europei della zona euro.
Ora la Commissione Ue aspetta la manovra, poi inizierà l’esame concreto. “Non c’è stata alcuna bocciatura da parte dell’Ue – spiega in serata in Governo, che ribadisce la bontà della propria manovra – anche perché non è stata ancora avviata, né poteva esserlo, alcuna interlocuzione formale”. Si conta, invece, su un “dialogo costruttivo”. “Sono ottimista”, assicura il ministro Tria, che si dice convinto che si aprirà un “confronto costruttivo”. Anche perché “i deficit fanno parte degli strumenti di politica economica consentiti dalla prassi”. E Di Maio, che ancora una volta dimostra di non avere capito la lezione, va subito all’attacco e aggiunge: “Nessun piano B” sulla manovra da far scattare in caso di un’emergenza spread a 400, e “deve essere chiaro” anche a Bruxelles, perché sulla manovra “il Governo non arretrerà”.
Fonte: Avantionline



MIGRANTI, QUANDO IL PRESIDENTE CONTE ANNUNCIAVA: “L’ITALIA NON È PIÙ SOLA”

“È stato un lungo negoziato, ma l’Italia da oggi non è più sola”. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia così all’alba del 29 giugno scorso la fine del braccio di ferro con i partner Ue sulle migrazioni.

Alle 4.50 del mattino Conte si mostrava molto contento ed elencava i contenuti  delle conclusioni del Consiglio europeo, indicando che i partner Ue avevano recepito molte delle richieste del piano italiano, seguendo un testo che Conte aveva prima di tutti concordato con il presidente francese Emmanuel Macron.

Leggendo le carte diffuse qualche ora dopo però sembrava chiaro che i 28 avevano concordato su molta teoria e poca pratica, tanti principi e pochi fatti. Sui migranti i risultati erano chiaramente più annunci che decisioni con ampi margini interpretativi.
Infatti, oggi si è giunti allo scontro totale tra l’Italia e l’Unione europea. La riunione degli sherpa di dodici Paesi, convocati da Bruxelles per trovare soluzioni comuni a lungo termine sugli sbarchi dei migranti e finita con una fumata nera sulla ridistribuzione dei 150 bloccati a bordo di nave Diciotti, mettendo a nudo un’Italia sempre più isolata.
“L’Italia è costretta a prendere atto che l’Europa oggi – scrive Conte su Facebook – ha perso una buona occasione: in materia di immigrazione non è riuscita a battere un colpo in direzione dei princìpi di solidarietà e di responsabilità che pure vengono costantemente declamati quali valori fondamentali dell’ordinamento europeo.
Nel corso della riunione convocata d’urgenza dalla Commissione Europea e che si è appena conclusa non è stato dato alcun seguito alle Conclusioni deliberate nel corso dell’ultimo Consiglio Europeo di fine giugno. Anzi. Da parte di alcuni Stati è stato proposto un passo indietro, suggerendo una sorta di regolamento di Dublino “mascherato”, che avrebbe individuato l’Italia come Paese di approdo sicuro, con disponibilità degli altri Stati a partecipare alla redistribuzione dei soli aventi diritto all’asilo, che notoriamente sono una percentuale minima dei migranti che arrivano per mare.
Eppure è noto a tutti che l’Italia sta gestendo da giorni, con la nave Diciotti, una emergenza dai risvolti molto complessi e delicati.
Ancora una volta misuriamo la discrasia, che trascolora in ipocrisia, tra parole e fatti.
Bene. Se questi sono i “fatti” vorrà dire che l’Italia ne trarrà le conseguenze e, d’ora in poi, si farà carico di eliminare questa discrasia perseguendo un quadro coerente e determinato d’azione per tutte le questioni che sarà chiamata ad affrontare in Europa”.




MIGRANTI, DURA RISPOSTA DELL’EUROPA A DI MAIO: “LE MINACCE NON AIUTANO”

“Le minacce in Europa non portano da nessuna parte. Il modo in cui l’Europa funziona è la cooperazione e non le minacce”. Così il portavoce della Commissione europea, Alexander Winterstein, che, rispondendo alla possibile sospensione dei contributi dell’Italia all’Ue minacciata ieri dal vicepremier Luigi Di Maio, ha spiegato che la Commissione europea sta “lavorando duro per trovare una soluzione” alla questione dei migranti.

“Non commentiamo le dichiarazioni altrui e non faremo commenti”, ha detto il portavoce, aggiungendo che “l’Ue è una comunità basata sulla cooperazione e funziona sulla base della cooperazione e della buona volontà, non delle minacce”. Quanto ai contributi, “le regole europee si applicano anche al bilancio, gli stati membri hanno sempre pagato il loro contributo, c’è un chiaro obbligo legale” nei Trattati, sottolineando che “non è mai successo prima” che un Paese non pagasse il suo contributo che viene versato mensilmente con una cifra pari a un dodicesimo del contributo annuale.
Ieri il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio parlando del caso Diciotti ha lanciato una serie di avvertimenti all’Unione europea. “L’Europa nasce intorno a principi come la solidarietà, se non è in grado di ridistribuire 170 persone allora ha un serio problema con i suoi principi fondativi”, ha detto Di Maio. “Non vogliamo essere presi in giro dagli altri paesi dell’Unione. Diamo 20 miliardi ogni anno all’Ue e ce ne rientrano poco più di 10. Vogliamo anche contribuire al bilancio, ma se c’è un progetto, una volontà di aiutarci in maniera reciproca. Altrimenti io con 20 miliardi altro che quota 100 per superare la Fornero, faccio quota 90 o 80… Questo non significa che stiamo pensando a un Italexit, ma vogliamo ribadire che non ci faremo mai più mettere i piedi in testa sull’immigrazione. Perché i cittadini ci chiedono di far rispettare l’Italia”, ha concluso il vicepremier.
Sulla questione Diciotti è intervenuto anche il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Rispondendo a una domanda relativa alle affermazioni di Di Maio, Kurz ha dichiarato: “Do poco conto alle minacce, e specialmente a minacce del genere. Ma non sopravvaluterei una cosa del genere, non credo ci si arriverà”, ha aggiunto il cancelliere.
Fonte: Ansa



CORTOCIRCUITO NEL GOVERNO SULLA PROPOSTA DELL’EUROPA SUI MIGRANTI

Arrivano le anticipazioni del Financial Times sulle proposte che la Commissione Europea presenterà martedì sul tema ‘migranti’ arriva l’ennesimo cortocircuito tra la linea del Presidente del Consiglio e il suo Vice Salvini.

La Commissione europea prevede un sostegno finanziario di 6mila euro a migrante per i Paesi Ue che accoglieranno i profughi, ma anche “Centri controllati” all’interno della Ue per migliorare il processo di distinzione tra migranti che hanno diritto alla protezione internazionale e migranti irregolari che non hanno il diritto di rimanere nell’UE. E accordi regionali di sbarco, anche con i paesi non Ue, in stretta cooperazione con l’Oim e l’Unhcr. I 6mila euro per persona più 500 euro per i costi di trasferimento contenuti nei ‘Concept Papers’, sottolineano fonti Ue, costituiscono l’incentivo finanziario previsto per ogni migrante ricollocato, cioè trasferito da uno Stato Ue (l’Italia, poniamo) in un altro (la Germania, per esempio), e non la somma che andrebbe al Paese in cui il migrante è sbarcato. Tutti i costi saranno coperti dal Bilancio dell’UE. L’elaborazione delle domande per determinare lo stato della persona dovrà essere “rapida, sicura ed efficace” per ridurre il rischio di movimenti secondari
“Se vogliono dare soldi a qualcun altro lo facciano, l’Italia non ha bisogno di elemosina” commenta il ministro dell’Interno Matteo Salvini respingendo al mittente la proposta dell’Ue riportata dal Financial Times. “L’ipotesi non esiste – ha detto Salvini a margine della visita del sacrario dei Vigili del fuoco – anche perché nel corso del tempo ogni richiedente asilo costa tra i 40mila e i 50mila euro”. Dunque Bruxelles, ha aggiunto il ministro, “l’elemosina se la può tenere. Noi vogliamo chiudere i flussi in arrivo per smaltire l’arretrato di centinaia di migliaia di presenze. Non chiediamo soldi ma dignità e ce la stiamo riprendendo con le nostre mani”.
Per il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte invece si tratta di una buona proposta: “Ho letto le anticipazioni” della proposta Ue e “ricavo che ci sono cose molto interessanti che vengono incontro a quello che avevo esplicitamente richiesto, per esempio si ragiona di cabina di regia che poi prelude ad una risoluzione più organica della gestione del problema”. e lo dice in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Poi sulla replica del vicepremier Salvini Conte spiega: “Rientra nell’impostazione della proposta italiana che non è mai stata fatta una questione di soldi”. “Dalle anticipazioni” – ha sottolineato però – “ricavo che ci sono cose interessanti che vengono incontro a quanto ho richiesto nelle lettere a Juncker e Tusk”.
Il documento diffuso dalle autorità comunitarie è stato stilato per recepire le indicazioni giunte dal Consiglio europeo di giugno a proposito della gestione dei flussi migratori. In quest’ottica, i Commissari europei prevedono di dare l’avvio, il prima possibile, a una fase pilota per testare il meccanismo dei “centri controllati”. La Commissione avrà inoltre il ruolo di entità coordinatrice tra gli Stati membri, come misura provvisoria fino a quando non sarà possibile istituire un sistema completo nel contesto della riforma del diritto di asilo.
Nel Coreper (il Comitato dei Rappresentanti Permanenti presso l’Ue) di domani, gli ambasciatori dei Paesi Ue dovrebbero discutere il concetto di ‘centri controllati’ sul territorio dell’Unione Europea e la “possibilità” di utilizzare “rapidamente” un quadro “temporaneo” per gli sbarchi di coloro che vengono salvati in mare. Seguirà, il 30 luglio a Ginevra, un incontro con Oim e Unhcr. Solo una volta che i Paesi dell’Ue avranno trovato un approccio comune, spiega la Commissione, si inizieranno i contatti in merito con i Paesi terzi interessati (che per ora non vengono nominati esplicitamente, per motivi di opportunità politica).
Sulla proposta Ue è intervenuto anche il ministro Moavero Milanesi. “Nel giro di qualche settimana si arriverà alla modifica delle regole operative della missione militare europea Sophia che dovrebbe porre fine allo sbarco delle persone salvate in un unico Paese”. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri italiano dopo aver incontrato a Berlino il collega tedesco Heiko Maas. Nel frattempo, ha aggiunto il ministro, “l’Italia garantirà l’approdo nei propri porti di tutte le persone salvate”. Per il Capo della Farnesina quindi la soluzione proposta dall’Ue è un buon inizio. “Non si tratta di una nuova missione – ha specificato Moavero – ma di nuove regole nelle quali l’operazione Sophia deve continuare”. La modifica di “Sophia” è stata tra le questioni principali poste dal premier Giuseppe Conte in una lettera inviata ai vertici di Bruxelles per uscire dall’isolamento nella gestione dei sbarchi dal Nord Africa. La missione, nata nel 2015 per contrastare le attività dei trafficanti di esseri umani, prevede che tutti i migranti soccorsi dalle navi europee vengano sbarcati in Italia. Per Roma questa situazione non è più sostenibile, ma nei giorni scorsi dall’Ue sono arrivati segnali d’apertura alla possibilità di una revisione strategica della missione entro poche settimane.
Ma tornando al Governo è ormai sempre più evidente sia lo scollamento tra le posizioni, sia lo scavalcamento di Salvini in ruoli e posizioni che non competono il Viminale. Moavero Milanesi ha rassicurato l’apertura dei porti ad agosto, ma già in passato ha sfidato la linea di Salvini: “Non ci sfiliamo dagli impegni internazionali, siamo pienamente dentro e non intendiamo muoverci al di fuori del quadro di diritto internazionale, quando anche europeo“.
Ma a sfidare Salvini è anche il Capo del dicastero di via XX Settembre. Dopo aver frenato le ‘iniziative’ ballerine e promesse su pace fiscale, flat tax e riforma pensioni, Giovanni Tria ha risposto alle richieste di Salvini di incontrare i candidati per le nomine Rai: “Dato che condividiamo tutti tutte le nostre decisioni se c’è necessità di qualcuno di incontrare chiunque per rafforzare le proprie convinzioni questo non significa che condizioni alla fine le scelte del ministro competente. Si usa condividere le cose e poi ognuno si prende le proprie responsabilità”.
Così mentre Di Maio continua a perdere colpi a favore della Lega e Conte prende posizioni contrarie a quelle di Salvini, gli unici che sembrano opporsi e mettersi di traverso sono politici di ‘vecchia data’ e con trascorsi nelle cariche istituzionali come Giovanni Tria e Enzo Moavero Milanesi.
Fonte: Avantionline



UE: M5S E FRONT NATIONAL EMENDAMENTO CONTRO PARITÀ DI GENERE

m5s-europa-matteoderricoAi 5 Stelle non piace che la parità di genere sia un principio di cui tener conto nella stesura del progetto di bilancio europeo per il 2017.

E non piace nemmeno la richiesta alla Commissione Ue di mettere in pratica lo stesso principio, traducendolo dalle parole ai fatti. E’ quanto emerge da un emendamento che gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle Marco Valli e Marco Zanni hanno presentato alle Linee guida per il bilancio dell’Unione Europea 2017.

Al paragrafo 17 delle Linee guida, infatti, viene ricordato che la strategia per promuovere la parità di genere (gender mainstreaming) “deve sostenere le politiche dell’Unione come principio orizzontale”. E non solo: viene chiesto “che la Commissione metta in pratica il principio del gender mainstreaming nella preparazione della bozza di bilancio per il 2017”.

Di questo paragrafo, il Movimento 5 Stelle ne chiede la cancellazione. Gli eurodeputati Zanni e Valli hanno presentato un emendamento dal testo inequivocabile: “Deleted” . Non sono i soli: anche un’altra europarlamentare ha presentato lo stesso emendamento per chiedere la cancellazione della mozione che vuole ribadire l’importanza della parità di genere quando si andrà a redigere il bilancio comunitario per l’anno prossimo.

Si tratta di Sophie Montel, parlamentare a Bruxelles per il Front National, il partito estremista della destra francese. Vicina a Marine Le Pen, ha guidato la lista del Fn alle scorse elezioni regionali in Borgogna vincendole al primo turno ma uscita sconfitta dal ballottaggio.

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Fonte: AdnKronos