IL VICE DI CHIARA APPENDINO SUL REFERENDUM: PREOCCUPATO ANCHE SE VINCE GRILLO

Il vicesindaco della giunta 5 Stelle di Torino, Guido Montanari interpellato, all’assemblea sul “No” al referendum tenuta alla Cavalerizza Reale, dal professor Gustavo Zagrebelsky sulle preoccupazioni della vittoria del “Sì “, si è lasciato andare senza pensarci troppo: “Se passa il sì al referendum, si rischia una svolta oligarchica, chiunque vinca. Renzi…”, ha detto Zagrebelsky; “Ma anche se vince Grillo sono molto preoccupato”, ha precisato, rivolgendosi al vice della Appendino e facendo segno verso di lui.

Montanari ha risposto: “Anche io”, poi ha sorriso. Gelo in sala. Mentre il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano del Pd, ha ribattuto sottovoce: “Se vince Grillo, noi di più”.

La platea ha smorzato i toni con una risata, non senza qualche imbarazzo per la frase pronunciata sottovoce da Montanari – lo scrive Letizia Tortello sul quotidiano La Stampa che pubblica anche il video.

mader
Fonte: La Stampa



LA CANTONATA DI ALESSANDRO DI BATTISTA SULLA COSTITUZIONE

di-battistaL’onorevole grillino Alessandro Di Battista è convinto che la Costituzione è stata approvata nel 1948 a suffragio universale, questo ha affermato ieri sera durante la trasmissione Piazza Pulita su La7.

Precisamente: “…Cioè mi state dicendo che mi dovrei vergognare a difendere la Costituzione del boom economico o la Costituzione approvata a suffragio universale nel 1948″.

Si, il deputato Di Battista si deve proprio vergognare, almeno un pò. Per il semplice fatto che la Costituzione è entrata in vigore il 1° gennaio del 1948, ma è stata approvata, come noto nel 1947 con non pochi problemi dall’Assemblea Costituente dopo un anno e mezzo di dibattito.

Altro che suffragio universale. Mai nessun cittadino è stato chiamato a votarla. Gli italiani votarono con libere elezioni, le prime dal 1924, l’Assemblea Costituente il 2 giugno del 1946.

mader



REFERENDUM: BOCCIATO RICORSO DEL COSTITUZIONALISTA ONIDA, VALIDO IL QUESITO

onidaIl giudice civile di Milano, Loretta Dorigo, ha respinto i due ricorsi presentati dall’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida e da un pool di legali sull’eccezione di legittimità costituzionale della legge del ’70 istitutiva del referendum laddove non prevede l’obbligo di ‘spacchettamento’ del quesito quando ci sono più temi, come nel caso di quello sulla riforma costituzionale oggetto della consultazione popolare del 4 dicembre prossimo. Secondo il giudice il quesito il quesito “non lede il diritto di voto”.

La decisione del giudice Dorigo, che fa parte della prima sezione civile del tribunale milanese, è stata resa nota dal presidente del tribunale Roberto Bichi. In una nota Bichi ha comunicato che “oggi 10 novembre 2016 la giudice dottoressa Loretta Dorigo ha depositato le ordinanze con cui sono stati decisi i ricorsi concernenti la richiesta di provvedimenti cautelari riguardanti lo Provvedimento tribunale Milano su referendumsvolgimento del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre 2016″. Con le “predette ordinanze la giudice Dorigo ha rigettato la richiesta cautelare“. I due ricorsi, quello di Onida e quello di un pool di avvocati, erano stati discussi nelle scorse settimane davanti al giudice che si era riservato e la cui decisione è arrivata oggi.

La motivazione centrale dell’azione riguardava il fatto che in un unico quesito vengono sottoposti all’elettore una pluralità di oggetti eterogenei. Nei ricorsi si chiedeva il rinvio della questione alla Corte Costituzionale. La legge sottoposta a referendum – secondo il ricorso – “ha oggetto e contenuti assai eterogenei, tra di loro non connessi o comunque collegati solo in via generica o indiretta, e che riflettono scelte altrettanto distinte, neppure tra loro sempre coerenti”. Ma “la sottoposizione al corpo elettorale dell’intero variegato complesso di modifiche mediante un unico quesito”, “viola in modo grave ed evidente la libertà del voto del singolo elettore“, “arrecando radicale pregiudizio allo stesso principio democratico proprio in occasione dell’esercizio diretto della sovranità popolare al suo livello più alto: cioè nella ridefinizione delle regole del patto costituzionale”.

“Non ritiene (…) il Tribunale di ravvisare una manifesta lesione del diritto alla libertà di voto degli elettori per difetto di omogeneità dell’oggetto del quesito referendario”. Lo scrive il giudice civile di Milano, Loretta Dorigo, nel respingere i ricorsi dell’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida e di un pool di legali sull’ipotesi di incostituzionalità del quesito referendario. La “natura oppositiva del referendum costituzionale” verrebbe “a mancare – dice Dorigo – e ad essere irrimediabilmente snaturata laddove si ammettesse la parcelizzazione dei quesiti”. Per il giudice “il referendum nazionale non potrà che riguardare la deliberazione parlamentare nella sua interezza”.

mader
Fonte: Ansa



CASSAZIONE RESPINGE RICORSO CODACONS SUL QUESITO DEL REFERENDUM

urna-referendum_largeLa Cassazione ha dichiarato inammissibile l’istanza presentata dal Codacons all’Ufficio centrale per il referendum, chiedendo la correzione del quesito referendario relativo alla riforme costituzionali.

La motivazione per cui la Cassazione non ha accolto l’istanza è il “difetto di legittimazione attiva”. Ha cioè riscontrato che l’associazione non è un soggetto titolare dei requisiti necessari per avanzare la richieste sottoposta all’Ufficio centrale.

La scorsa settimana era stato il Tar del Lazio a respingere un ricorso presentato da M5S e Sinistra italiana che avevano impugnato il decreto di indizione del referendum considerando fuorviante il quesito. Sul tema è in atto una battaglia legale. Il 27 ottobre sarà discusso al Tribunale civile di Milano un ricorso presentato dall’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida.

Il Codacons ha presentato anche un altro ricorso in Cassazione che sarà esaminato il 15 novembre.

mader
Fonte: Ansa



IL TAR BOCCIA RICORSO M5S SUL QUESITO REFERENDARIO

referendumIl Tar del Lazio considera inammissibile il ricorso presentato da M5s e Sinistra italiana contro il quesito del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Lo dice una nota stampa del tribunale amministrativo dichiarando l’inammissibilità “per difetto assoluto di giurisdizione”.

Secondo i giudici, dato che il quesito è stato già approvato dalla Corte di Cassazione e recepito dalla Presidenza della Repubblica, le garanzie di “tutela dell’ordinamento” sono state rispettate.

Per Sinistra Italiana e Movimento 5 stelle il quesito, che ha lo stesso titolo della legge di riforma costituzionale, è fuorviante perché favorirebbe il “sì”.

Il quesito recita: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione’, approvata dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?”.

Nella nota il Tar fa osservare che se c’è un problema, non riguarda tanto il quesito in sé, quanto la stessa legge del 1970 sul referendum, che stabilisce la predeterminazione e la formulazione del testo. Ma in questo caso, spiegano i giudici, dovrebbe essere l’Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione a rivolgersi alla Corte costituzionale.

mader
Fonte: Reuters