PAOLA TAVERNA IN SENATO A CHI CRITICA IL REDDITO DI CITTADINANZA: “PROVATE A VIVERE VOI CON 400 EURO AL MESE”

Palazzo Madama ha approvato il decretone su reddito di cittadinanza e quota 100 con 149 sì, 110 no e 4 astenuti, ma a fare rumore è stata la dichiarazione di voto della senatrice Paola Taverna che ha utilizzato toni accesi criticando le proteste delle opposizioni – in particolare del Partito Democratico – che l’hanno interrotta più volte.

Gli attacchi – racconta Enzo Boldi su Giornalettismo – non sono stati solo alla Sinistra, ma anche ai sindacati rei, secondo la parlamentare a Cinque Stelle, di contestare un provvedimento come il reddito.
«I sindacati sono scesi in piazza contro il reddito di cittadinanza, peraltro insieme a Confindustria – ha detto Paola Taverna durante la sua dichiarazione di voto a Palazzo Madama sul decretone -. È finita anche per voi, vi siete arroccati sulle vostre prerogative, dimenticando che dovevate rappresentare i più deboli e non i più forti». La senatrice M5S, famosa – tra le altre cose – anche per i suoi sfoghi in Aula, ha poi provocato ripetutamente le opposizioni, con la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati costretta più volte a richiamare all’ordine.
Se le parole sui sindacati fanno discutere – perché si nega la possibilità di democratica contestazione ai provvedimenti di un governo, giusti o ingiusti, legittimi o illegittimi – fanno sorridere due citazioni fatte da Paola Taverna in apertura e in chiusura del proprio intervento. La prima – probabilmente involontaria – è stata quando la senatrice ha citato Joseph Goebbels, ministro della Propaganda nazista del Terzo Reich: «Oggi è un nuovo inizio della storia».
La seconda, invece, ha delle vesti più sacre. Per scagliarsi contro le opposizioni, infatti, Paola Taverna ha deciso di tirare in ballo addirittura una Santa: «Mentre vi sentivo parlare pensavo: ‘ma questi che ne sanno della povertà’. Madre Teresa di Calcutta, invitata a un convegno sulla fame nel mondo disse: ‘ci vengo a patto che, chi vi parteciperà, rispetti almeno per tre giorni il digiuno. Per parlare di fame, bisogna avere fame’. Allora io ai colleghi senatori che vogliono parlare di povertà dico ‘imparate a vivere con 400 euro al mese, come hanno preteso che facessero i nostri pensionati’».

Video: Libero Pensiero



LE CARTE DEL REDDITO DI CITTADINANZA SONO LE SOCIAL CARD DI TREMONTI

E alla fine si scoprì che la super carta grillina che consentirà a migliaia di italiani di spendere i soldi del reddito di cittadinanza non è altro che la social card ideata dall’ ex ministro dell’ Economia Giulio Tremonti nel lontano 2008.

Nessuna rivoluzione copernicana dei pagamenti contro la povertà – dice Tobia De Stefano su Libero Quotidiano – come annunciato da Di Maio e compagni. Per lanciare il loro provvedimento simbolo, i Cinque Stelle hanno semplicemente riattivato il servizio creato una decina d’ anni fa e usato in primis da un governo di centrodestra.
Il decreto di Berlusconi e Tremonti, promulgato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e firmato oltre a Berlusconi e Tremonti da Scajola, Brunetta, Sacconi e Calderoli, verrà quindi utilizzato ora dal reddito di cittadinanza pentastellato, in totale continuità con i governi degli ultimi dieci anni.
L’ ammissione, candida, arriva dall’ amministratore delegato di Postepay Marco Siracusano che nella serata di mercoledì è stato incalzato dalle domande dei senatori nel corso di un’ audizione in Commissione lavoro. In particolare Stefano Bertacco (Fdi) gli ha chiesto lumi sulla stampa di 6 milioni di tessere annunciata a novembre dal ministro dello Sviluppo Economico. Risposta: in realtà «non è prevista nessuna stampa massiva…». E i tempi?
«L’ operazione di stampa – continua l’ad – è partita a valle del decreto (di metà gennaio 2019 ndr) con il quale veniva introdotto il reddito di cittadinanza…». Del resto, secondo le spiegazioni del manager, Poste non ha fatto altro che rimettere in moto un servizio che era stato creato nel 2008. E basta spulciare il dl che istituisce il sussidio M5S per verificarlo.
Poste italiane all’epoca intascò 1,898 euro su base annua per ciascuna carta emessa, come rivelò l’allora sottosegretario all’Economia Casero in Parlamento., oltre a 1.149.221 euro per la sola spedizione a casa della tessera. Se ne produssero 2 milioni, ma fu un flop. Meno di 600 mila ricariche, per i requisiti troppo stringenti.
«È clamoroso – spiega a Libero la leader di Fratelli d’ Italia Giorgia Meloni – Nell’ audizione al Senato, Poste italiane ha sbugiardato Di Maio sul reddito di cittadinanza. La storia dei sei milioni di tessere stampate è una menzogna, Poste ha dichiarato che nessuno del governo ha mai fatto quella richiesta. Ma questo è il minimo, la notizia incredibile è un’ altra: le tessere che consegnerà Poste non sono altro che le social card di Tremonti introdotte nel 2008 dal governo del centrodestra.
È scritto nero su bianco all’ articolo 5 del decreto sul reddito di cittadinanza. Poste dovrà semplicemente riattivare quello stesso identico servizio. Di Maio ha messo in una bacheca e presentato in pompa magna una tessera che esiste già da 10 anni. Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere con le lacrime agli occhi».

 




REDDITO DI CITTADINANZA E I CONTROLLI DELEGATI AI VICINI DI CASA SPIONI

(Vignetta di RiMa)

Dopo l’agente provocatore nella pubblica amministrazione e le spiate sulla piattaforma Rousseau,  ecco l’ ultima idea a 5 Stelle. Si apre in questo modo il capitolo “controlli” per la misura bandiera del Movimento.

I controlli per il reddito di cittadinanza saranno efficaci perchè tutti potrannno dare una mano anche il vicino di casa del ricevente. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Stefano Buffagni, a “L’Intervista” di Maria Latella su Sky TG24.
“Lei – ha detto – ha evidenziato un problema che esiste e crediamo che nell’interazione tra le varie realtà, quindi, l’ente locale e il Comune, l’Inps, l’Anpal e anche le segnalazioni che spesso arrivano dal vicino di casa che è invidioso, perché vede quello che sfrutta un prodotto, cioè uno strumento di aiuto, illegalmente, sono tutti strumenti che messi a sistema possono dare una mano”.
“Poi – ha concluso – è chiaro che servirà tempo per far funzionare al meglio le cose, quello che noi ci siamo premurati di avere era un percorso che partisse con un minimo di sufficienza, un 6 di partenza che garantisce il servizio, l’aiuto agli ultimi, e mettiamo in moto un sistema. Perché io non credo che i miracoli funzionino e non posso neanche annunciarli, però abbiamo fatto qualcosa che fino a sei mesi fa ci dicevano che era impossibile. Oggi tutti quelli che dicevano che era impossibile stanno cercando il cavillo per criticare, i rosiconi io li adoro perché ci tengono in vita”.
Fonte: Askanews



DITE AI GRILLINI CHE IL REDDITO DI CITTADINANZA FU SCOPERTO DA LEONARDO SCIASCIA

Il Reddito di Cittadinanza, cavallo di battaglia del M5S, approvato dal Consiglio dei Ministri, ha origini antiche, che ci portano a Caltanissetta. Leonardo Sciascia ne parla nel suo racconto Mezza paga, pubblicato nel 1977 dal Quotidiano La Stampa.

C’è una coincidenza col reddito di cittadinanza approvato dal Consiglio dei Ministri. Il cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle ha origini antiche che ci portano a Caltanissetta, la roccaforte in Sicilia del movimento pentastellato, patria di Giancarlo Cancellieri, numero uno dei Cinque Stelle nell’isola.
E’, infatti nella città di Cancelleri – racconta Salvatore Picone su Malgradotuttoweb.it – “ che un certo Carmelo Miccichè, nato nel 1898, dopo aver lavorato nelle miniere di zolfo e nelle ferrovie, dopo essersi arruolato nelle guardia di finanza, si dedicò anima e corpo allo studio, conseguendo la laurea in legge nel 1932. Rinnegando il fascismo, aveva fondato lui stesso un partito. E lo aveva chiamato “Pace e Progresso”. La teoria, punto cardine del partito, era quella della “mezza paga”.
Queste intuizioni dello zolfataro-avvocato – che pubblicò le sue teorie in due libretti, nel 1951 e nel ’59 – interessarono Leonardo Sciascia che visse diversi anni a Caltanissetta, da giovane e poi da sposato.
Il primo maggio 1977, lo scrittore di Racalmuto scrive per La Stampa un racconto intitolato, appunto, Mezza paga. Scrive Sciascia: “Tutti gli italiani, diceva Carmelino, dovevano avere una mezza paga: dalla culla alla tomba. Intera, quando fossero arrivati in età di lavoro e fossero riusciti a trovarlo; mezza, quando non ancora o non più in grado di lavorare o disoccupat”.
Questo racconto di Leonardo Sciascia appare oggi non solo di fortuita coincidenza con il dibattito politico sul tanto discusso reddito di cittadinanza, ma fa luce su un personaggio, Carmelino Miccichè, che anticipò i tempi e le attuali battaglie di Di Maio e del movimento più votato in Italia. Partendo da Caltanissetta per arrivare a Roma.
E possiamo rileggerlo oggi nelle prestigiose edizioni Henry Beyle: la casa editrice milanese che recentemente ha pubblicato il delizioso libretto, Mezza paga di Leonardo Sciascia, che racconta anche lo scetticismo di Miccichè negli ultimi anni della sua vita:
“…faceva ironia su se stesso e il partito che aveva fondato. Riceveva notizie di sezioni che dovunque si aprivano, di folle che accorrevano ad iscriversi. ‘Ma chissà se è vero’, diceva…”.




DI MAIO CONTINUA A SCENDERE NEI SONDAGGI, LA LEGA VOLA. REDDITO DI CITTADINANZA NON PORTA BENE

Dai sondaggi primo campanello d’allarme per Di Maio: secondo Euromedia il 61,5% degli italiani non ritiene che il sussidio di 780 euro farà bene alla crescita. E lo confermano anche le intenzioni di voto. L’atteso recupero sul Carroccio non c’è stato: se i 5 Stelle sono stabili la Lega continua a volare.

Primo campanello d’allarme dai sondaggi per il Movimento 5 Stelle.
Benché i consensi in termini di voti siano secondo gli istituti di ricerca grossomodo stabili, sulle misure contenute nel Def qualche scetticismo tra gli italiani traspare. E stando ad una rilevazione di Euromedia per Porta a Porta è proprio il reddito di cittadinanza il provvedimento che desta più preoccupazione tra gli italiani.
La domanda che i sondaggisti hanno posto agli interpellati è la seguente: “Lei crede che il reddito di cittadinanza potrà aumentare l’occupazione, i posti di lavoro e rilanciare i consumi?”. Le risposte non sono quelle che il M5s si aspettava: solo il 30,4% degli intervistati nutre infatti fiducia nella capacità del reddito minimo di far ripartire la crescita, mentre il 60% degli italiani la ritiene una misura poco o per nulla utile. Insomma, se non è una Caporetto poco ci manca.
Diverso il discorso per la Flat tax che un po’ a sorpresa viene ritenuta una misura tutto sommato positiva dalla maggior parte degli intervistati.
Più in generale gli italiani sembrano abbastanza preoccupati dalla legge di bilancio che il governo si appresta a varare. Se infatti il consenso di Lega e M5s veleggia attorno al 60%, per quanto riguarda la Manovra le percentuali sono molto diverse: il 44,1% degli intervistati si dice infatti preoccupato e ritiene che il governo avrebbe dovuto essere più prudente, mentre il 43,4% pensa che sia stato giusto sforare gli obiettivi di deficit. Secondo Tecné invece i giudizi positivi (42%) prevalgono su quelli negativi (36%).
Insomma, stando a queste rilevazioni Salvini batte ancora una volta Di Maio, se ci passate l’espressione. In termini di consensi, tuttavia, i due partiti di governo continuano ad andare forte. Secondo la media calcolata da YouTrend partendo dai dati di sette istituti di ricerca (EMG, Euromedia, Ixè, Noto, Piepoli, SWG, Tecnè), la Lega continua a crescere e guadagna addirittura lo 0,7% rispetto a due settimane fa. Il M5s perde invece lo 0,1% e si attesta al 28,5%, ormai distanziato di più di tre punti.
Per Di Maio non è certo una buona notizia: in molti infatti scommettevano che con le prime scadenze relative ai temi economici, i 5 Stelle avrebbero riconquistato visibilità e consensi a spese del Carroccio. Il pressing del Movimento per ottenere reddito di cittadinanza e pensioni di cittadinanza almeno per il momento non ha dato i frutti sperati. Quanto agli altri partiti non ci sono da registrare particolari variazioni: il Pd continua ad andare male e si attesta al 16,3% (-0,1 rispetto a due settimane fa), seguito da Fi all’8,9% e da Fratelli d’Italia al 3,4.
Fonte: Today