BERLUSCONI IN DIFFICOLTA’ – SFRATTATO DA PALAZZO GRAZIOLI, CHIUDE LA VILLA DI MACHERIO

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Silvio Berlusconi non può lasciare l’Italia, ma deve lasciare Palazzo Grazioli perché sfrattato.

La sesta sezione del Tribunale di Roma ha disposto lo sfratto, entro il 15 gennaio 2014, degli inquilini di Palazzo Grazioli in quanto non avrebbero pagato l’affitto da maggio 2013.

Palazzo Grazioli è di proprietà di Giorgio Emo Capodilista Maldura, figlio del conte Gabriele Emo Capodilista Maldura e i Caterina Grazioli. Berlusconi risulta moroso per 34.118 euro.

Berlusconi non lascia solo palazzo Grazioli, chiude pure la storica villa di famiglia di Macherio, villa Belvedere, che fu dei Visconti di Modrone.

I dipendenti avrebbero già ricevuto la lettera che comunica la fine del rapporto di lavoro.

Nel giro stretto del Cavaliere, non si esclude che possa essere messa in vendita anche villa Gernetto, il palazzo di Lesmo che era stato acquistato per la mai nata Università della libertà e poi divenuta sede di rappresentanza per gli eventi privati berlusconiani, è ormai deserta da molti mesi. Non dispone di personale, il riscaldamento è staccato.

2013 all’insegna del risparmio perfino per Silvio Berlusconi.

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SIAMO TUTTI SILVIO

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articolo originale: “We are all Silvio” su The New York Times

Silvio Berlusconi è un rinomato specialista dell’escapologia politica. Ma cosa succede quando l’illusionista è incatenato sott’acqua e capisce che, alla fine, non sarà più in grado di sgusciare via? Per il signor Berlusconi è giunto quel momento. A settantasette anni e alle prese con una condanna a quattro anni per frode fiscale, la scorsa settimana è stato espulso dal parlamento italiano dopo che il Senato lo ha privato del seggio nel corso di una votazione umiliante.

Il nostro vecchio Houdini non l’ha presa troppo bene. “Questo è un giorno di lutto per la democrazia”, ha protestato. Ha fatto le bizze e poi ha ritirato il sostegno del suo partito al governo, cercando l’aiuto di tutti, a partire dal presidente russo Vladimir Putin, che si trovava in Italia la scorsa settimana, fino a papa Francesco, con cui la compagna ventottenne di Berlusconi ora chiede udienza privata.

Ma soprattutto, Berlusconi ha fatto appello alla nazione. Si considera una vittima e vuole che i suoi compagni italiani manifestino in suo supporto. La scorsa settimana ha detto: “Sono uno statista e italiano fino al midollo!”. “Statista” è un’esagerazione. D’altro canto, è vero che ogni italiano è un po’ Silvio.

Dovremmo inventare un “Berluscometro” per misurare quanto Silvio ci sia in ognuno di noi. Se se ne ha più del 50%, si voterà per lui. Io sono al sicuro con, credo, un 12%. Non l’ho mai sostenuto, men che meno ho votato per lui, ma devo ancora stare all’erta. Berlusconi incarna alcuni dei migliori e molti dei peggiori tratti dell’italiano medio. Possiede solo qualcuna delle nostre virtù e tutti i nostri vizi in abbondanza. È intuitivo, alla mano e spesso molto divertente. Conosce il calcio, si gode il buon cibo e apprezza le canzoni romantiche dopo cena. Ama le case sfarzose, odia le regole, racconta barzellette e fa ricorso alle parolacce. Sa come far soldi e non si fa scrupoli nel prendere scorciatoie nel farli.

Si preoccupa per i suoi amici (fintanto che fanno come dice lui), parla con affetto della sua defunta mamma e adora i suoi figli. In effetti, le famiglie gli piacciono a tal punto che ne ha già messe su tre, senza contare sfilze di compagne annesse. Il signor Berlusconi non è solo un riflesso del tipo italiano, ma un monito alla nazione.
Lui è qui per ricordarci cosa succede al talento senza disciplina, all’entusiasmo senza etica e all’energia senza autocontrollo.

Ed è questo il nostro problema. Il nostro ex premier è stato agghiacciante, ma questo non sembra disturbare né lui, né molti italiani. Brama l’approvazione e dice solo ciò che vogliamo sentire, cercando di essere ciò che tutti vogliono. Negli ultimi mesi ha sostenuto la coalizione di governo guidata dal Premier Enrico Letta, ma nel frattempo criticava aspramente ogni singola decisione presa dal governo.

Invece di darci pacche sulle spalle per esserci liberati di lui, dovremmo chiederci perché ci sia voluto tanto per farlo. Una delle risposte possibili è che Berlusconi ha a lungo recitato il ruolo dell’assolutore supremo dell’Italia. Per vent’anni ci ha perdonato per i nostri peccati, compresi quelli che anche solo pensavamo di commettere. “Sono fedele? Spesso,” ha scherzato quando messo di fronte alle prove della sua infedeltà seriale. Qualche anno fa, quando i particolari relativi ai suoi festini bunga-bunga a base di sesso divennero di pubblico dominio, spiegò: “Faccio un lavoro stressante. Ho bisogno di rilassarmi.” Quanti uomini hanno sogghignato a quella battuta?

Poi c’è il modo in cui Berlusconi ci fa sentire relativamente al nostro posto nell’universo. La maggior parte degli italiani credono di essere soli contro il mondo; o, se non contro il mondo, contro i colleghi. Siamo orgogliosi di riuscire a sopravvivere professionalmente, socialmente ed economicamente. E così fa Berlusconi. Molto è stato scritto circa l’individualismo italiano, le sue conquiste, i suoi espedienti, i suoi limiti e le sue conseguenze. È così che cominciò Silvio Berlusconi, un figlio della classe media che ammassò le sue ricchezze in proprietà immobiliari, pubblicità e televisione, per poi affermarsi come uomo fatto da sé, prima di costruire sulla sfiducia degli italiani nei confronti di tutto ciò che è condiviso, la nostra avversione nazionale per le regole e la soddisfazione che proviamo nel trovare una soluzione privata ad un problema pubblico.

Silvio Berlusconi era preparato ad essere qualsiasi cosa pur di durare per sempre. Non ha funzionato. Ora è fuori dal parlamento. I suoi guai giudiziari si vanno accumulando, con accuse che vanno dalla corruzione di testimoni al sesso a pagamento con minorenni.

Ma sarebbe sbagliato da parte nostra dimenticare che in molti lo hanno votato sin dal 1994. I suoi avversari politici erano deboli e poco convincenti? Forse. Ma c’è ben altro oltre quello.
La scorsa settimana, fuori dalla sua casa di Roma – Palazzo Grazioli, accanto agli uffici locali del quotidiano Corriere della Sera, Berlusconi ha parlato ad una piccola folla di fan muniti di bandiere. Un uomo basso, corpulento, in abito nero e girocollo, pesantemente truccato e dal taglio di capelli al catrame, sembrava triste e leggermente inquietante. Un Tony Soprano che si traveste da capito Kirk. Ridicolo? Ma non facevamo tutti il tifo per Tony Soprano? “Gli italiani sono sognatori. La realtà non è abbastanza per loro,” dice un personaggio in un romanzo di Martin Amis. “Nemmeno questa realtà?” risponde il suo amico, incredulo.

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DUDU’ ALLA CONQUISTA DELLA RUSSIA

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Vladimir Vladimirovič Putin lancia la palla per far giocare il cagnolino Dudù, mentre Silvio Berlusconi ride divertito. La fotografia è stata scattata da Livio Articoli a Palazzo Grazioli, a Roma, dove il presidente russo è stato ospite del leader di Forza Italia. E’ pubblicata in esclusiva sulla copertina del settimanale “Chi” in edicola oggi.

Nell’immagine, ecco Putin e Berlusconi che si rilassano nei corridoi della residenza, insieme con il cagnolino di Francesca Pascale.

Dudù era stato anche la scorsa settimana al centro delle cronache nazionali. Secondo l’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa), da quanto riportato la settimana scorsa su Libero, il cane è troppo stressato, soffre di una sindrome depressiva ed è sottoposto a un’alimentazione scellerata a base di pasticcini.

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BERLUSCONI SFRATTATO DA PALAZZO GRAZIOLI

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Carlo Tecce scrive, sul Fatto Quotidiano, che il Pdl non avrebbe pagato l’affitto e così gli eredi della duchessa Grazioli hanno denunciato Silvio Berlusconi per morosità.

 Carlo Tecce per “il Fatto Quotidiano

Non è senatore neanche a casa sua. Il decaduto Silvio Berlusconi lo sfrattano pure dal “parlamentino” di palazzo Grazioli, un emiciclo di legno intagliato che ha ospitato memorabili conferenze stampa, riunioni plenarie e simulazioni di governo. Perché il conte Emo Capodilista, ereditario assieme a Saverio (detto Lallo) Caravita di Sirignano, ha denunciato il defunto Pdl per morosità: abusivi, non pagano l’affitto da sette mesi, occupano l’aula di un finto Montecitorio, l’ex redazione del Mattinale (Primo Piano) compreso l’ufficio di Paolo Bonaiuti e spergiurano di aver disdetto il contratto.

E poi il fatidico 27 novembre dopo le fatidiche 17:42 e 30 secondi, il sofferente Berlusconi ha radunato le truppe di Forza Italia proprio nel “parlamentino”. Il tribunale civile di Roma dovrà valutare il danno.

Tra scissioni e riesumazioni, il tesoriere ha bloccato i bonifici: “Quanto sono pignoli, sciocchezze!”, assicura Maurizio Bianconi, toscano, cassiere. E l’avvocato (e deputato) Ignazio Abrignani, costretto a negoziare spiccioli, non vuole passare per taccagno: “Vi posso anticipare che l’accordo è vicino. Non capiamo l’azione di Capodilista. Abbiamo sforato di pochi giorni…”. D’un colpo, l’impunità di Silvio da Arcore evapora.

Ora va scoperto il Cavaliere parsimonioso, che non vuole saldare arretrati di un partito gestito da un tale Angelino Alfano e che la fidanzata Francesca Pascale ha iniziato al risparmio casalingo: inaccettabili i fagiolini a 80 euro per un chilogrammo. E così Berlusconi ha spedito l’architetto Gianni Gamondi in missione per le residenze più blasonate di Roma: caccia alla nuova magione, riservata, immune ai fotografi e ai giornalisti.

La scarsa passione per il giardinaggio di Francesca e Mariarosaria Rossi, senatrice e badante, ha scosso il pigro Silvio. L’episodio viene ricordato come determinante. Le virtù di palazzo Grazioli impongono che i fiori siano cambiati quasi ogni settimana, sempre freschi, impettiti, in salute. Per limare un piccolo spreco, Francesca e Mariarosaria ordinano pacchi di gerani di plastica, talmente ben truccati che il botulino è roba da dilettanti, e i commessi li sistemano nel cortile: la furia dei vicini, fra principi senza regno e duchi senza ducati, non va scritta perché andrebbe ascoltata.

Evitato un trauma al barboncino Dudù, molto amico di un pari taglia di Saverio (detto Lallo) Caravita di Sirignano, Pascale era pronta al trasloco, a liberare anche il piano nobile con balcone su via del Plebiscito dove Berlusconi ha un paio di uffici e segretarie, tre sale da pranzo e dieci camere da letto. Addio Palazzo Grazioli, addio ricordi con Gianpi Tarantini e Patrizia D’Addario e con gli ex illustri coinquilini: il dalemiano Claudio Velardi e la tivù dalemiana, Red.

Calma, il cavaliere ha predicato calma. Perché il fidatissimo Gamondi, scultore di ville berlusconiane da Antigua a Lampedusa sino a Villa Certosa, non ha trovato il pezzo giusto più che il prezzo: adesso ha occhi solo per Palazzo Taverna. Per un po’ di pigrizia, raccontano gli amici di Fininvest, Silvio s’è fatto sfuggire il Pecci-Blunt, il palazzo con lo sguardo al Campidoglio.

Dove Denis Verdini, anni fa, riuniva avventurieri e Marcello Dell’Utri per cercare di condizionare la Consulta sul prezioso Lodo Alfano. Ma il Cavaliere, forse, avrà preferito ignorare quei mattoni pregiati e storici che sanno di sconfitta.

Le ispezioni di Gamondi vanno avanti, piano: il decaduto non vuole abbandonare la Capitale, anche se non vuole più confondere politica e Pascale: “Per gli incontri di Forza Italia – rivela soddisfatto Abrignani – il presidente ci ha più volte consigliato di vederci nella sede di San Lorenzo in Lucina. Io sono felice perché l’ho scelta io. Ha apprezzato molto: è comoda, elegante, ma non di lusso; grande, ma non enorme; organizzata, ma non dispersiva. E dunque non andremo più a Grazioli”.

Ovvio, non pagate da sette mesi… “Sì, mi sembra un’analisi corretta”, aggiunge Abrignani. Per i servizi sociali o i domiciliari, anche su suggerimento di Francesca, Berlusconi ha indicato Roma. Il prossimo palazzo dovrà avere un cancello molto imponente, numerose entrate, più verde (chissà se sintetico) e, soprattutto, tanta erba per Dudù. Dismesso da senatore e dismesso il “parlamentino”, il Cavaliere parsimonioso ricomincia da Roma 2.

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SILVIO: “IL MIO CANE È INTELLIGENTISSIMO”. BRUNETTA: “DUDÙ, LEVATI DAI PIEDI”

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di Dudù per il blogdidudu l’Espresso

La Stampa di oggi riporta una nota di colore, di Ugo Magri, su Dudù e il rapporto con i visitatori di Palazzo Grazioli. E con Brunetta.

Da quando il suo padrone va sostenendo che “è intelligentissimo” e “gli manca solo la parola“, tutti i visitatori fanno a gara per vezzeggiarlo con la sola eccezione di Brunetta (l’hanno udito che intimava al bòtolo: “Levati dai piedi“).

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