DI MAIO: “M5S UNICO ARGINE A ESTREMISMI IN EUROPA”. E L’ALLEANZA CON FARAGE?

Parte dalle start up il neo candidato premier del Movimento Cinque stelle. Luigi Di Maio a Milano, al “Tag – Talent Garden”, per incontrare una serie di giovani startupper, commentando l’esito delle elezioni tedesche, ha dichiarato:

“Il movimento cinque stelle è l’unico argine agli estremismi in Europa”.
Ed è proprio al Parlamento Europeo che il Movimento 5 Stelle è alleato, nell’Efdd, con il leader dell’estrema destra britannica Nigel Farage.
Pochi mesi dopo, l’Efdd perdeva l’eurodeputata lettone Iveta Grigule che si trasferiva nel Ppe e il gruppo veniva sciolto, passando da sette a sei le nazioni rappresentate. Grillo e Farage imbarcavano, allora, un nuovo componente, il polacco Robert Iwaszkiewicz, del partito Congresso della Nuova Destra. Iwaszkiewicz è uno che sostiene che dare un bel ceffone alla propria moglie la aiuta a “riportarla sulla terra”.
L’appartenenza al gruppo dell’Efdd è stato rifiuto perfino da Marine Le Pen perché ritenuto troppo estremista.
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L’ALLEATO DI GRILLO IN EUROPA SPARISCE DAL PARLAMENTO INGLESE

Le elezioni anticipate britanniche, insieme alla sconfitta di Theresa May, hanno segnato il tracollo e la scomparsa dell’Ukip, partito di estrema destra, euroscettico e grande protagonista della Brexit, fondato da Nigel Farage, alleato del Movimento 5 Stelle all’Europarlamento nell’EFDD. L’Ukip non è riuscito a conquistare neppure un seggio al parlamento di Westminster.

Tempo fa Grillo aveva così cercato di distaccarsi dal gruppo dall’EFDD, il gruppo che a Bruxelles ospita i 5 Stelle insieme ai partiti di destra e di estrema destra, per aderire all’ALDE gruppo di centro a vocazione fortemente europeista sostenuto in questi anni da figure come Romano Prodi e Mario Monti. Ma il capogruppo dell’Alde, Guy Verhofstadt, lo ha stoppato subito.

E il leader dei pentastellati, rimediando una figuraccia, era stato costretto a fare marcia indietro e tornare accanto all’Ukip.

Un altro bel “Vaffa” dopo la serie di batoste elettorali subìte dai populismi in Europa. Dopo l’Olanda, l’Austria e, poco tempo fa, la Francia – scrive il sito Affaritaliani.it – con la disfatta di Marine Le Pen e del FN, ecco che anche in Gran Bretagna i populisti (di estrema destra) subiscono una battuta di arresto.

Possibile che, almeno in Europa, non tiri più il voto di pancia e che si stia tornando a ragionare alle urne? E questo vento come influirà sulle sorti del partito l cui leader chiede proprio ai suoi elettori di votare “di pancia”? I sondaggi lo danno ancora molto in alto, ma le prossime amministrative potrebbero essere la cartina di tornasole di un’inversione di tendenza anche in Italia.

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GRILLO VUOLE SCARICARE FARAGE PER ALLEARSI CON CHI CONSIDERAVA “IMPRESENTABILE”

Il 30 luglio 2015 Beppe Grillo sul blog iscriveva tra gli impresentabili del Parlamento europeo Guy Verhofstadt il capogruppo dell’Alde Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa.

Oggi quella presentazione contraddice, ma non è la prima volta, con l’alleanza piovuta dal blog cogliendo di sorpresa molti tra gli eletti, a Roma come a Bruxelles sottopondo al voto la sua proposta (esplicita) di passare dall’Efdd all’Alde a Strasburgo. E mentre eletti a Roma e Bruxelles ricordano che il gruppo dei liberali è pro Ttip – e dunque su posizioni contrapposte al Movimento 5 Stelle – e “rappresenta il liberismo e l’eurismo più sfrenato”, sulla pagina dei pentastellati il capogruppo dell’Alde Guy Verhofstadt […]

Guy Verhofstadt è il politico che più dentro al Parlamento europeo – scriveva il blog di Beppe Grillo – incarna l’euroStatocentrismo. Eletto in Belgio, capogruppo dei liberali dell’Alde, il suo discorso in plenaria a Strasburgo sulla situazione in Grecia davanti ad Alexis Tsipras è diventato virale in rete. Ma chi è davvero quest’uomo? Risponde a questa domanda il dossier “Whose representatives?” commissionato dalle tre ONG europee Friends of the earth Europe, Corporate Europe Observatory e LobbyControl. Il Movimento 5 Stelle Europa sta pubblicando un estratto di questo rapporto. Ecco la quarta puntata.

“Verhofstadt ha dichiarato di far parte di sette fra Comitati e consigli di amministrazione, incarichi che gli portano in tasca un reddito complessivo non inferiore a 12.003 euro al mese, inclusi i compensi che provengono da due grandi società belghe, Exmar e Sofina (ndr. secondo il Codice di condotta del Parlamento europeo i deputati non sono obbligati a dichiarare il loro reddito esatto ma solo quello racchiuso in una ampia forbice).

Exmar è un gruppo armatoriale belga che opera nel trasporto internazionale di gas e petrolio e, in particolare, è specializzato nel trasporto di gas liquefatto. Il ruolo di Verfhofstadt è di direttore indipendente, una carica remunerata con un assegno inferiore ai 5 mila euro al mese. Sebbene Exmar non abbia ufficialmente dei lobbisti accreditati al Parlamento europeo, i suoi interessi economici sono certamente influenzati dalle leggi e dai regolamenti europei, in particolare nei settori del commercio e dell’accesso ai mercati. Lo dimostra il discorso che lo stesso Verfhofstadt ha tenuto a una cena di gala del settore del trasporto marittimo che si è tenuta a Bruxelles nel marzo del 2015.
(…)

E’ stato riportato che, durante questa cena di gala dal giro altolocato, Verhofstadt abbia esortato il settore del trasporto marittimo ad appoggiare il controverso Trattato di libero scambio fra Europa e Stati Uniti (il TTIP), dichiarando che l’accesso alle coste americane “sarebbe una enorme opportunità” per l’industria del settore e farebbe aumentare le compravendite, attualmente bloccate a causa della legge statunitense Jones. Verfhofstadt ha esortato gli armatori europei a “far sentire la loro voce a livello europeo verso tutte le Istituzioni coinvolte nella fase dei negoziati, in modo che il negoziato abbia successo. Ha inoltre dichiarato che il TTIP renderebbe “la vita più facile al commercio globale”.
(…)

Questo caso mette in luce i problemi che possono essere sollevati quando i deputati hanno posizioni nella catena di comando di società con interessi commerciali nei temi che i deputati stessi sono in grado di influenzare: può nascere la percezione pubblica di un possibile conflitto d’interessi.
Stesso discorso vale per quanto riguarda l’altra carica che Verhofstadt detiene, quella di direttore di Sofina (società finanziaria per i Trasporti e le Imprese industriali), una multi miliardaria holding belga. Il compenso di Verhofstadt per questo incarico supera i 10 mila euro al mese.
(…)

Sono clienti di Sofina il gigante energetico francese GDF-Suez, la multinazionale del cibo Danone e la catena di grande distribuzione belga Colruyt. Sofina ha, inoltre, una partecipazione nella società controllata da GDF-Suez, la Suez Environnement; l’anno scorso questa azienda aveva partecipato con una sua offerta alla gara sulla privatizzazione dell’acqua pubblica in Grecia.
(…)

I lauti compensi che Verhofstadt riceve da Sofina potrebbero sollevare dubbi circa un potenziale conflitto di interesse che lo coinvolge in numerosi settori politici in cui il Parlamento europeo legifera e su cui lui stesso, come deputato, deve votare”.

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LA FALSA EQUIDISTANZA DEL M5S DA TRAMP E CLINTON

toninelliPrima delle elezioni avevano detto che non si esprimevano, che erano equidistanti fra Trump e Clinton in ossequio al principio della “non interferenza” (sai quanto possiamo interferire, noi italianuzzi, nelle vicende del gigante americano!). Ma dopo il successo del neo-presidente, si capisce perfettamente da che parte stava il Movimento 5 stelle: da quella dell’alleato Nigel Farage e di Vladimir Putin che non si capisce bene se abbiano accolto con maggiore soddisfazione la vittoria di The Donald oppure la sconfitta della Clinton o le due cose insieme.

Dal pensiero politico secondo l’assicuratore Danilo Toninelli: “Come la Brexit, anche l’elezione di Trump a Presidente è la manifestazione di un cambiamento che non deve spaventare perché sono stati i cittadini a volerlo. Quegli stessi cittadini che tutti i media e i partiti tradizionali non sono stati in grado di ascoltare e comprendere. Adesso, però, tocca a noi! Anche noi cittadini italiani, il 4 dicembre, potremo esprimere il nostro desiderio di cambiamento: potremo salvare la nostra Costituzione, la nostra democrazia, e dare finalmente a Renzi un meritatissimo avviso di sfratto!”

E ancora: “I cittadini americani hanno scelto. La più antica democrazia al mondo ha voluto Trump. La sconfitta di Hillary Clinton è la rivolta di un popolo contro Wall Street, contro le banche, contro la politica dei palazzi, dei grandi giornali, dell’establishment, la vittoria di Donald Trump è l’espressione di un popolo che vuole un futuro diverso, che vuole scuotere le economie, a partire dalla sua, che vuole ripartire da più lavoro e meno tasse. E noi gli auguriamo di riuscirci! Staremo a vedere…”

Per carità, va tutto bene ma se dovete festeggiare, dopo aver buttato via la maschera (che, peraltro, non vi copriva nemmeno troppo bene il volto) in questa smodata maniera (anche a fini elettorali interni), allora avreste fatto meglio a non parlare alla vigilia di equidistanza. Per quanto riguarda la sovranità popolare, nessuno la mette in discussione: gli americani hanno scelto, lo fanno da alcuni secoli, a volte nel bene altre volte nel meno bene. Ma dato che la democrazia si sposa alla libertà di espressione (versante su cui alcuni degli alleati di Toninelli e un po’ anche il medesimo Toninelli come emerge dalla sua dichiarazione, sembrano un po’ difettare scambiando il web per il nuovo Vangelo e tutto il resto per spazzatura) vorremmo semplicemente sottolineare che tutti possono avere una propria opinione, persino diversa da quella dell’illuminato filosofo pentastellato. Senza che la cosa suoni come la messa in discussione del principio della sovranità o come un brivido carico di paura.

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Fonte: Fondazione Nenni



TRA M5S E L’UKIP DI FARAGE È CRISI SU RINNOVO CARICHE

farage-grilloScoppia un’altra grana nel M5S, stavolta legata al travagliato rapporto con l’Ukip, il partito di ultra destra nato da Nigel Farage e con cui i 5 Stelle hanno stretto alleanza in Europa. Rapporti tesissimi a Bruxelles, raccontano fonti 5 Stelle all’Adnkronos, sul futuro dell’Efdd, il gruppo formato prevalentemente da eurodeputati Ukip e M5S e arrivato a un nuovo giro di boa.

A fine dicembre, infatti, scadono le cariche e si torna a votare per il segretario del gruppo ma anche per i coordinatori delle commissioni. Ruoli non da poco, considerando, ad esempio, che i coordinatori hanno potere di parola nelle commissioni e partecipano alle riunioni in cui si assegnano i rapporti. Dopo il verdetto sulla Brexit e l’uscita di scena di Farage, i parlamentari euroscettici si sarebbero detti, così raccontano fonti 5 Stelle, pronti a mollare tutte le cariche ai colleghi grillini.

Ma subito dopo hanno capito che la strada, prima di lasciare Bruxelles, sarebbe stata ancora lunga, dunque sarebbero tornati ben presto sui loro passi. Ma non c’è solo questo aspetto ad indispettire il M5S. Molti nelle file grilline sostengono che nell’Ukip spira comunque un’aria di smobilitazione: a maggior ragione, in molti gradirebbero più di un passo di lato.

C’è aria di crisi, e da settimane ormai va avanti un vero e proprio braccio di ferro. L’ennesimo, considerando che l’alleanza tra l’Ukip e il M5S è nata da un matrimonio combinato che nei fatti non è mai decollato. Sul blog di Beppe Grillo il M5S Europa tende la mano all’Ukip, il partito che per primo e con più veemenza ha chiesto la Brexit, difendendo il responso del referendum che ha visto trionfare il Leave.

Ma in casa spirano venti di guerra, e c’è chi assicura che se si va avanti è solo perché un divorzio, ora, costerebbe carissimo: lo scioglimento dell’Efdd comporterebbe perdita di parola in Aula, impossibilità di presentare report e lavorare sulle direttive, stop ai finanziamenti pubblici previsti dal regolamento con possibile licenziamento del personale assunto in seno al gruppo. In altre parole, un disastro.

Nonché la ragione per cui finora si è andati avanti, nonostante tutto. I 5 Stelle appena eletti mandarono giù malvolentieri l’alleanza con Farage. E quanto l’Efdd si sciolse, nell’ottobre 2014 a causa dell’addio di un eurodeputata lettone che fece mancare i numeri, il gruppo europeo divise addirittura i due cofondatori del Movimento.

Da un lato Grillo, che voleva lasciar decidere i 17 parlamentari pronti a cogliere la palla al balzo per liberarsi dell’alleato scomodo, dall’altro Gianroberto Casaleggio, determinato a voler ricomporre il gruppo con Farage ‘raccattando’ qualche eurodeputato in extremis. Alla fine Casaleggio ebbe la meglio, e il gruppo fu ben presto ricomposto.

Ma le distanze, nonostante la convivenza e il trascorrere degli anni, sono rimaste. E in queste ultime settimane avrebbero gettato il seme di una nuova crisi. Pur nella consapevolezza che l’alleanza con l’Ukip è destinata a finire ‘perché gli inglesi prima o poi lasceranno Bruxelles’, sospira qualcuno tra le file grilline. Ma per i più insofferenti quel momento è lungi dall’arrivare ed è dura continuare a convivere.

Getta acqua sul fuoco Ignazio Corrao, europarlamentare M5S. Liti e tensioni sulle cariche da rinnovare? “Come accade in tutte le concertazioni politiche – dice all’Adnkronos – ci sono proposte e controproposte, l’importante è che vengano portate avanti con l’idea di trovare una soluzione. Le differenze di vedute con l’Ukip ci sono da sempre – ammette – ma è il funzionamento stesso del Parlamento europeo che comporta la composizione di gruppi eterogenei. L’importante per noi – prosegue Corrao – è riuscire a portare avanti le battaglie e l’indirizzo politico del M5S, con una proposta politica che sta funzionando è che può costituire una grande opportunità anche fuori dall’Italia”.

La delegazione del Movimento 5 Stelle sta continuando – insieme ai colleghi inglesi e alle altre sei delegazioni che compongono il gruppo – a lavorare in vista delle prossime scadenze come il normale e previsto rinnovo delle cariche del gruppo parlamentare”. E’ quanto riporta in una nota il gruppo M5S Europa, riguardo a tensioni con i parlamentari del gruppo Gb. All’Adnkronos, tuttavia, diverse fonti 5 Stelle confermano l’esistenza di frizioni con i parlamentari dell’Ukip e il braccio di ferro in corso.

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Fonte: AdnKronos