CARLO SIBILIA SOTTOSEGRETARIO GRILLINO ALL’INTERNO A PROCESSO PER VILIPENDIO AL CAPO DELLO STATO

Carlo Sibilia, parlamentare del Movimento 5 Stelle e sottosegretario al ministero dell’Interno, è stato rinviato a giudizio, dal gup del tribunale di Roma, per vilipendio nei confronti dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

La vicenda risale al 2014, quando l’allora Presidente della Repubblica Napolitano depose la sua testimonianza nel processo sulla cosiddetta “trattativa Stato-mafia”. All’epoca la Corte d’Assise di Palermo respinse la richiesta degli imputati Totò Riina, Leoluca Bagarella e Nicola Mancino di assistere alla deposizione in videoconferenza.
A questo proposito Sibilia scrisse su Twitter: “Perché secondo voi impediscono agli scagnozzi Riina e Bagarella di “vedere” il boss?”, riferendosi a Napolitano. Il processo nei confronti di Sibilia inizierà il 16 dicembre davanti al tribunale monocratico.

Fonte: Il Post



IL PARADOSSO DI BEPPE GRILLO SULLE DITTATURE CHE FUNZIONANO MEGLIO DELLE DEMOCRAZIE

Beppe Grillo, garante del M5S, in collegamento con la conferenza stampa al Senato sulla presentazione del decreto Mise, ha illustrato come a suo dire funzionerebbe il sistema democratico vigente in Italia, rapportandolo poi a quello di alcuni paesi esteri: “Oggi non è il problema di destra e sinistra, noi siamo un popolo di anziani, in Parlamento ci occupiamo di cose inutili, di nomine, queste cose qui non le concepisco. Ogni decisione di Singapore o di Taiwan viene presa chiedendo ai cittadini, ma al governo c’è il figlio del Re. Ma sono dittature, ed è paradossale che funzionino meglio delle democrazie.
Eccolo lì.
Come non ricordare i desaparecidos, i torturati e i massacrati in Cile da Pinochet. Come non ricordare gli ebrei dell’olocausto hitleriano. Come non ricordare le sparizioni di intere comunità di argentini buttate in mare dagli aerei del dittatore Videla. Come non ricordare i milioni di morti nei gulag staliniani. Come dimenticare la stagione del regime dei colonelli in Grecia. Come dimenticare l’abolizione del regime parlamentare, che aveva governato il regno d’Italia fin dalla sua costituzione il 17 marzo 1861, per volontà di Mussolini.
Grillo riesce a fare due esempi sbagliati di dittatura. Per dovere di cronaca è necessario ricordare che Singapore è una repubblica parlamentare ed è considerato un paese parzialmente libero secondo l’ultimo rapporto dell’Ong Freedom House, mentre Taiwan ha invece subito tra gli anni ’80 e ’90 una transizione politica che dall’essere una dittatura militare monopartitica l’ha portata a diventare una moderna repubblica semipresidenziale, classificata come paese libero sempre nell’ultimo rapporto di Freedom House del 2020.

Fonte: Notizie.it
Video: Corriere della Sera



IL SOTTOSEGRETARIO 5 STELLE CHE DICE: “PURTROPPO IN ITALIA C’È LIBERTÀ DI VOTO”

Alessio Villarosa, sottosegretario all’Economia del Movimento 5 Stelle, a chi gli fa notare che molti italiani potrebbero votare No al referendum sul taglio del parlamentari, risponde così: “Purtroppo c’è libertà di voto”.

Poi il commento viene cancellato e il sottosegretario grillino lo annuncia su Facebook:
“Ci tengo a precisare una cosa, ieri ho scritto un commento che ho già rimosso, che è stato frainteso per un “PURTROPPO” in eccesso. Nessuno ha mai voluto, nè mai vorrà, limitare il diritto di voto e soprattutto di pensiero nè sul Referendum nè su qualsiasi altro argomento. La libertà di parola o di scelta è uno dei diritti fondamentali del cittadino ed è grazie anche a questo diritto che il Movimento è riuscito a diventare il primo partito in Parlamento. Sono salito sui tetti del Parlamento per difenderla e cavalcare un “errore espressivo” per delle polemiche politiche credo sia mera propaganda politica, volete votare NO? fatelo per argomenti più importanti (che sicuramente avrete) di un banale commento sulla mia fanpage.”.

Sicuramente le scuse a tutti gli italiani sarebbero state doverose.



ANCHE PIERA AIELLO LASCIA IL M5S: “NON MI RAPPRESENTA PIÙ”

Piera Aiello, la prima donna testimone di giustizia italiana, eletta alla Camera dei Deputati, per il Movimento 5 Stelle nel Collegio uninominale di Marsala, ha lasciato il Movimento. Nel 2019 è stata inserita dalla BBC nella lista delle 100 donne più influenti al mondo.

Mi dimetto dal Movimento 5 Stelle, che non mi rappresenta più, continuando la mia attività di parlamentare”. Così Piera Aiello, eletta il 4 marzo 2018 nel collegio uninominale in provincia di Trapani-Marsala con quasi 80 mila voti, di cui 25mila nominali. “Ho deciso così di rimettere in discussione la mia vita, tenuta segreta dal lontano 30 luglio 1991, in quanto testimone di giustizia”, racconta in un lungo post su Facebook dove annuncia l’addio al M5S. “Quando mi è stata chiesta la disponibilità alla mia candidatura, ho intravisto la possibilità di portare la mia esperienza di testimone in un’aula parlamentare dove poter esporre le problematiche dei testimoni, dei collaboratori di giustizia e degli imprenditori vittima di racket e di usura”.
“Dopo la mia elezione – ricorda Aiello – sono entrata a far parte della Commissione Giustizia e della Commissione Parlamentare Antimafia, dove ho messo in chiaro di non volermi candidare per nessun posto apicale, ma di voler portare un sano contributo in difesa delle suddette categorie, spesso, per non dire sempre, abbandonate negli anni dai Governi di turno. Affermo ciò perché nella mia trentennale lotta alla mafia tante promesse sono state fatte, e non mantenute, il che ha peggiorato sempre più la condizione di testimoni, collaboratori e imprenditori, quindi dell’intero popolo italiano, cui è stata soffocata la voce per aver avuto voglia affermare la verità e la giustizia. Negli anni mi ero appassionata a Gianroberto Casaleggio, uno dei padri del Movimento 5 Stelle, per le sue idee innovative, in cui era palese la voglia di un cambiamento concreto nell’ambito politico”.
“Uno dei pensieri che ho fatto mio – aggiunge Aiello – è il seguente: ‘Per raggiungere un obiettivo bisogna crederci, talvolta in modo irrazionale. In questo modo la possibilità di successo aumenta poiché lo ritengo rappresentativo del mio percorso di lotta alla mafia e alla criminalità organizzata. Egli stesso si definiva un semplice cittadino che, con i pochi mezzi a sua disposizione, provava ad affermare quelle idee che a suo dire non sono né di destra né di sinistra poiché si tratta unicamente di idee buone o cattive. Tante sono le cose dette da Gianroberto Casaleggio – prosegue – che condivido appieno e che hanno contribuito alla mia decisione di entrare in questa grande famiglia. Ho ritenuto opportuno fare questa premessa perché chiunque avesse deciso di candidarsi in nome di questi ideali avrebbe dovuto essere un cittadino modello, giusto e osservante delle regole e delle leggi e con una fedina penale limpida. Solo in questo caso il Movimento mi avrebbe rappresentata, anche perché negli anni si era battuto in nome della verità, della giustizia e della legalità affiancando i testimoni di giustizia e addirittura accompagnandoli e ascoltandoli in commissione parlamentare antimafia”.
“Ma se ad oggi mi trovo a scrivere tutto ciò – fa notare – è perché, in due anni, di questi ideali non ho visto attuare neanche l’ombra. Per cominciare, in commissione giustizia i deputati sono incaricati di proporre emendamenti o modifiche su qualsiasi proposta di legge avallata o scritta dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e dal suo ufficio legislativo. Ma dopo mesi di sedicenti confronti, di tutto il lavoro parlamentare non rimane nulla. È sempre il ministro a decidere tutto e sicuramente non in autonomia, poiché il 90% degli emendamenti portati in commissione e poi in aula vengono bocciati e spesso senza alcuna motivazione valida. Sicuramente sono state fatte leggi importanti come lo ‘Spazza corrotti’’, il ‘416-ter’, la ‘riforma della prescrizione’, l’inserimento del ‘Troyan’’ come strumento per le intercettazioni, ma di fatto rese vane nel momento in cui vengono mandati agli arresti domiciliari ergastolani del 41bis tramite una semplice circolare concordata con gli organi del Dap e il ministro Bonafede”.
“Non nascondo l’amarezza per tutto il lavoro che ho fatto – dice ancora Aiello -, non solo in questi due anni da deputato ma anche negli anni quale semplice testimone di giustizia, lavoro vanificato da persone che non solo non si sono mai occupate di antimafia con la formazione adeguata, ma che non hanno ascoltato il mio urlo di dolore che non è altro che la voce di migliaia di persone che non hanno modo di farsi ascoltare e che io mi pregio di rappresentare. Sono stata additata come, e scusate il termine, ‘rompicoglioni’, solo perché difendo a spada tratta i diritti di chi come me è stato ‘spremuto come un limone’ da organi dello Stato e abbandonato. Sono fiera di essere così come vengo definita, specialmente da colui che per primo mi ha chiamata così, perché ho avuto la certezza che in questa specifica commissione, dove si decide della vita e della morte delle persone, vengono nominati personaggi che non avrebbero mai avuto il coraggio denunciare neanche un semplice furto di galline e nonostante ciò hanno l’arroganza di non ascoltare chi per anni ha vissuto in un sistema di protezione a dir poco surreale”.
“Negli anni, non solo io ma anche altri testimoni di giustizia abbiamo offerto la nostra collaborazione per migliorare il sistema, ma tutto ciò è rimasto inascoltato. Alla luce di tutto ciò non voglio essere considerata complice di quanto è accaduto nonché chiudere gli occhi su quanto sta accadendo: ribadisco che non ho mai chiesto poltrone o privilegi ma solo di essere ascoltata e di continuare a fare antimafia vera nelle istituzioni competenti. Se, come mi diceva ‘Zio Paolo’ (Borsellino): ‘Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo’, ebbene ho la netta sensazione che non è la guerra quella che il Movimento ha fatto in questi due anni. La mia lotta per la Legalità, la Giustizia e la Verità continua senza sosta, perché iniziò ben due decenni prima della nascita del Movimento e, se il Cielo mi aiuta, continuerà altri decenni a favore della mia gente, della Sicilia, dell’Italia tutta, in memoria di chi ha dato la propria vita per lo Stato senza scendere mai ad alcun compromesso”, conclude.
Fonte: Adnkronos



IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI NON C’È NEL PROGRAMMA DEI 5 STELLE. C’È IN QUELLO DI SALVINI

Ma il programma del Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche del 2018 prevedeva il taglio dei parlamentari?

Andando a leggere i “20 punti per la qualità della vita degli italiani” della riduzione del numero di deputati e senatori non si trova traccia.
Al punto 5 si legge un generico “Tagli agli sprechi e ai costi della politica – Stop a pensioni d’oro, vitalizi, privilegi, sprechi della politica e opere inutili. Riorganizzazione delle partecipate, spending review della spesa improduttiva.”
Sarebbe utile che i fanatici della riduzione del numero dei parlamentari, come racconta Fabrizio Pulvirenti – l’unico italiano ad avere contratto il virus ebola mentre prestava servizio medico volontario – ,vadano a leggere il programma (che trovate qui) firmato da Luigi Di Maio.

Sarebbe istruttivo se lo facessero prima delle elezioni del prossimo 20 e 21 settembre.
Se, invece, si prende il programma della Lega di Salvini (che trovate qui), a pagina 21è scritto chiaramente: “È bene che Camera e Senato vengano ridotti nel numero da 630 a 400 e da 315 a 200.”

I grillini, a questo punto dovrebbero chiedersi perché Luigi Di Maio si gioca tutto per sostenere una proposta di Matteo Salvini?
Ma anche il PD di Nicola Zingaretti dovrebbe chiedersi perché appoggia una proposta della Lega?
Perché votare Si a una proposta della Lega di Matteo Salvini?