LA GARA SU ILVA NON SI PUÒ ANNULLARE, IL “DELITTO PERFETTO” SECONDO DI MAIO

“Su Ilva è stato commesso il delitto perfetto”. Lo afferma il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, nel corso della conferenza stampa per illustrare il parere dell’Avvocatura sulla gara di aggiudicazione. “Secondo noi – spiega – c’è stato eccesso di potere e l’atto è illegittimo”. “La gara sicuramente – continua – è stata fatta male, ha dei vizi e per noi è illegittima”. La responsabilità non è di Mittal, che “è sempre stata in buona fede. Il delitto perfetto – dice Di Maio – è stato commesso dallo Stato, non dal soggetto privato”.

La gara per la cessione dell’Ilva “è illegittima ma non si può annullare”, spiega. “Non credo – aggiunge – ci siano ulteriori termini, previsti dal contratto, per esercitare la proroga oltre il 15 settembre”. “La rabbia più grande – afferma – è che potevamo non stare a parlare di esuberi, se si fosse concesso a più aziende di partecipare alla gara e di fare i rilanci”. “Il tema degli esuberi è il peccato originale”, sottolinea il ministro.
“Se oggi esistessero delle aziende che ci dicono: vogliamo partecipare alla gara, noi dovremmo revocare questa procedura per motivi di opportunità”, osserva Di Maio. In particolare, spiega il ministro, le imprese potenzialmente interessate a riaprire la gara, potrebbero sollevare delle osservazioni sullo slittamento della realizzazione del piano ambientale, che “è stato spostato durante la procedura al 2023, ma chi ha partecipato all’inizio alla gara sapeva che il termine era il 2016”. “Bisognava riaprire i termini anche della gara?”, chiede Di Maio. “Su questo l’avvocatura concorda con l’Anac: si può configurare una lesione del principio di concorrenza e, soprattutto, si dice anche che il principio della concorrenza è stato leso per responsabilità del legislatore”.
L’avvocatura, secondo Di Maio, ”conferma i dubbi dell’Anac e quindi per due punti passa una sola retta”. In particolare, nel parere dice che ”per quanto riguarda l’annullamento deve decidere l’amministrazione, cioè il ministero ma ci dà delle informazioni: per sussistere ci deve essere l’illegittimità dell’atto e ci deve essere la tutela dell’interesse pubblico concreto e attuale”. ”Per noi l’illegittimità dell’atto c’è e c’è un eccesso di potere, che si configura anche nel momento in cui non si accettano i rilanci”. Altro punto, invece, è quello dell’interesse pubblico che riguarda due questioni: il piano ambientale, e per questo il ministro ha un appuntamento con il titolare dell’Ambiente, Sergio Costa, ”e ci metteremo d’accordo sui termini intermedi che riguardano i termini ambientali”. Il secondo punto riguarda l’accordo con i sindacati, che ”può soddisfare l’interesse pubblico, concreto e attuale, qualora si abbia un’Ilva unita e che dà posti di lavoro veramente”.
”Sappiamo che il tempo stringe, quindi, se dobbiamo dire ai sindacati con chi devono parlare, devono parlare con Mittal”, dice il ministro. In tre mesi, cioè da quando il nuovo governo si è insediato, ”abbiamo trovato un delitto perfetto, una gara sicuramente fatta male”, che ”ha pochissimo di regolare”, ribadisce. Di Maio assicura, quindi, che ”non appena ci saranno i presupposti, noi riconvocheremo il tavolo”. Tuttavia, sottolinea, ”non è un caso che ci ritroviamo in una situazione in cui il tavolo sindacale non va avanti con la proprietà; perché parte da presupposti che potevano essere molto migliori”. ”Deve essere anche chiaro che siamo a disposizione di tutti, stiamo parlando con tutti” e, aggiunge, ”non vogliamo accusare nessuno degli attori di questo tavolo”. ”Ma deve essere chiaro anche che questa procedura non è fatta bene e, quando parliamo di una procedura che non è fatta bene, stiamo giocando con la salute dei cittadini di Taranto e con il lavoro degli operai dell’Ilva”.

Insomma una posizione molto contraddittoria, che da una parte riflette probabilmente la difficoltà del Movimento 5 Stelle nel trovare una soluzione in linea con le promesse fatte sull’ILVA, dall’altra potrebbe spiegarsi con la necessità di ottenere da ArcelorMittal delle condizioni migliori nelle trattative ancora in corso. In sostanza: Di Maio potrebbe usare la minaccia dell’annullamento della gara per costringere ArcelorMittal a investire di più o a modificare in qualche modo i suoi piani per ILVA.
“Nessun commento” da ArcelorMittal alle dichiarazioni di Di Maio. “Non lo abbiamo ricevuto, non abbiamo nessun commento”, spiega all’Adnkronos una fonte del gruppo siderurgico.
La risposta dell’ex ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, non si è però fatta attendere. ”Caro Luigi Di Maio il ‘delitto (im)perfetto’ è il tuo verso la nostra intelligenza. Se la gara è viziata annullala”. ”Le fesserie che ci stai propinando da mesi dimostrano solo confusione e dilettantismo” ha scritto l’esponente Pd su Twitter.

Fonte: AdnKronos



TRIVELLE IN MARE: IL BLUFF DEL DECRETO ZANONATO

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Il decreto ministeriale del 9 agosto 2013 un bluff che lascia i mari italiani ostaggio dei petrolieri.

Le dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato sul decreto di riordino delle zone marine da poco firmato, a guardare bene i fatti, non sono altro che parole.

Nel comunicato del 4 settembre, il ministro annunciava che con il nuovo decreto del 9 agosto si determina unquasi dimezzamento delle aree complessivamente aperte alle attività offshore, che passano da 255 a 139mila chilometri quadrati, spostando le nuove attività verso aree lontane dalle coste e comunque già interessate da ricerche di Paesi confinanti, nel rispetto dei vincoli ambientali e di sicurezza italiani ed europei”. In particolare, il decreto, spiegano dal MiSE, determina la chiusura a nuove attività delle aree tirreniche e di quelle entro le 12 miglia da tutte le coste e dalle aree marine protette, con la contestuale residua apertura di un’area marina nel mare delle Baleari, contigua ad aree di ricerca spagnole e francesi, lasciando quasi intatte le attività di trivellazione in Adriatico e Jonio.

Il decreto se da una parte ha confermato il limite delle 12 miglia, esteso a tutte le coste, dall’altra ha condonato di fatto le richieste già in atto, specificando che dalle restrizioni sono fatti salvi i procedimenti concessori che erano in corso alla data di entrata in vigore del cosiddetto ‘correttivo ambientale’ del 2010.

Un condono che non viene minimamente scalfito dal nuovo decreto emanato da Zanonato il 9 agosto. Unica restrizione che il nuovo provvedimento aggiunge è la chiusura a nuove attività delle aree tirreniche.

Nulla cambia con il dimezzamento delle aree complessivamente aperte alle attività offshore e la conferma del limite delle 12 miglia sbandierate da Zanonato.

I nostri mari, in special modo Adriatico e Jonio, continuano ad essere assediati da chi li vorrebbe trivellare e qui sarà possibile.

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