PIPPO BAUDO CONTRO BEPPE GRILLO

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Pippo Baudo afferma di voler tornare in Rai e ricorda quello che è stato il suo rapporto con Beppe Grillo, costatogli l’allontanamento dalla tv di Stato: “Sono andato via dalla Rai a causa di Grillo per una sua battuta pepata che riguardava i socialisti al tempo di Craxi. Con Mediaset non è andata bene, così come con la Rai: ho dovuto pagare una penale salatissima per sciogliere il contratto”.

 “Beppe Grillo – continua Baudo – è tra i talenti che ho scoperto, ricordo di avergli fatto fare un provino in televisione e di averlo fatto debuttare una settimana dopo. Adesso ha intrapreso questa strada politica, ma secondo me non ha le idee del tutto chiare. Nel dicembre di due anni fa sul palco, in occasione di uno spettacolo per l’alluvione di Genova, ho preferito chiedergli di non parlare di politica. Il suo problema è che deve condividere tutto con Casaleggio, da parte mia spero ritorni semplicemente a fare il comico”.

Alla domanda su un ritorno in Rai, Baudo svela: “Sto studiando per tornare a febbraio con un rotocalco, ma a cachet ridotto, non sono uno dei pluri-compensati di cui tanto si parla. Di sicuro non riesco a stare senza pubblico, mi sento perso senza telecamera, la televisione è una materia che mi porta vita, curiosità, che mi fa studiare e sapere”. E su Sanremo: “Il problema del festival non sono i presentatori: è che i nostri autori non fanno più belle canzoni”.

Baudo parla anche di cinema, e del fenomeno Checco Zalone: “E’ una persona furbissima, oltre che un ottimo pianista, sa inventare anche senza una sceneggiatura, lo apprezzo nel suo non essere assolutamente divo: lui stesso si meraviglia per primo del suo successo. E’ un comico di massa, come ai tempi fu Totò”. Baudo collaborò per Luchino Visconti, chiamato come consulente e correttore di bozze per i dialoghi e i termini siciliani de Il Gattopardo, e ha ricordato anche di aver lavorato molti giorni al doppiaggio: “Con i soldi guadagnati per Il Gattopardo ho potuto comprare la mia prima automobile, una Fiat 500″.

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BERLUSCONI DECADE PER ALZATA DI MANO

plesetto(vignetta di Marco Gaucho Filippi)

Silvio Berlusconi non sarà più senatore per alzata di mano. La Giunta per il regolamento a maggioranza ha deciso sul voto palese.

Decisivo il voto di Linda Lanzillotta, di Scelta Civica: “Quello sulla decadenza di Berlusconi non sarà un voto sulla persona, ma sul suo status di parlamentare. Pertanto non sarà necessario il voto segreto” ha detto la senatrice. A chi sostiene che la prassi ha sempre previsto il voto segreto nelle decisione riguardanti le persone, risponde: “Non reinterpretiamo il regolamento perché è la prima volta che si applica legge Severino”.

La decisione della Giunta del Senato arriva proprio nel giorno in cui la Corte di Appello di Milano deposita le motivazioni sulla rideterminazione dell’interdizione per cui Silvio Berlusconi: “è stato ritenuto ideatore, organizzatore del sistema e fruitore dei vantaggi relativi, in relazione alla frode fiscale nella compravendita dei diritti tv da parte del gruppo Mediaset“. “Il ruolo pubblicamente assunto dall’imputato, soprattutto come uomo politico, aggrava la valutazione della sua condotta“. “La condotta ascritta all’imputato consiste in una complessa attività finalizzata a realizzare un’imponente evasione fiscale“, si legge ancora. “Alla luce di tali considerazioni – continuano i giudici – si ritiene che anche la durata della pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici debba essere commisurata alla oggettiva gravità dei fatti contestati e quindi non possa attestarsi sul minimo della pena“.

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FINANCIAL TIMES, DURO EDITORIALE CONTRO BERLUSCONI: “CALA IL SIPARIO SUL BUFFONE DI ROMA”

ft_edito_030813_280xFreeDuro editoriale del Financial Times all’indomani della sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna a quattro anni per la sentenza Mediaset nel confronti dell’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

berlusCala il sipario sul buffone di Roma“, scrive il quotidiano finanziario della City, per il quale “dopo il verdetto il Senato dovrebbe cacciare Berlusconi” che “ha accusato i magistrati di parzialità politica” nei suoi confronti “ma non è riuscito a produrre alcuna prova a sostegno delle sue affermazioni“.

Alcuni ritengono che il reato per il quale Berlusconi è stato condannato è poca cosa rispetto all’enorme quantità di tasse che paga – si legge nell’editoriale – ma non è mai corretto ingannare il fisco. I politici hanno una particolare responsabilità nel dare l’esempio, specialmente in Italia, dove la diffusa evasione fiscale è una delle principali ragioni del terribile stato delle finanze pubbliche“. Per il Financial Times, “i giudici di Roma dovrebbero essere lodati per la loro indipendenza” e “il verdetto dimostra che nessuno è al di sopra della legge“.

Se Berlusconi avesse un briciolo d’onore, ora darebbe le dimissioni. Risparmierebbe ai suoi colleghi senatori l’imbarazzo di dover espellere un ex primo ministro“. Infine, per il FT, che ricorda come l’ex premier abbia già promesso battaglia e che molti membri del suo partito potrebbero seguirlo, in Italia i tempi sono maturi per l’emergere di un partito di destra che sia pronto a liberarsi del frenetico populismo di Berlusconi per abbracciare il liberismo economico.

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