M5S: QUELL’ESPULSIONE CHE SI TINGE DI FUCKSIA

serenella-fucksiaLa votazione via web per l’espulsione della senatrice Serenella Fucksia dal Movimento 5 Stelle sarebbe stato solo un pretesto, era già tutto preparato.

Prima della votazione online, il 15 dicembre scorso il Presidente del gruppo M5S al Senato, Mario Michele Giarrusso con una comunicazione all’Ufficio del sindacato ispettivo del Servizio di Assemblea spostava la Fucksia dalla sua postazione a quella di Cioffi e viceversa.

Giarrusso1-matteoderricoSempre il 15 dicembre, con altra comunicazione all’Ufficio tecnico e immobiliare del Senato la stanza della senatrice Fucksia veniva spostata dal terzo piano del Palazzo dei Beni Spagnoli al terzo piano di Palazzo Toniolo.

Giarrusso2-matteoderricoAncora prima delle due comunicazioni ufficiali agli Uffici del Senato la responsabile d’Aula del Gruppo M5S aveva comunicato verbalmente lo spostamento dalla Commissione Sanità del Senato alla Finanze e Tesoro della Fucksia.

Se non sa di sanzionatorio tutto questo? Altro che rendicontazione, che peraltro risulta essere perfettamente in regola, alla data odierna.

Fucksia.fb.matteoderricoAl contrario dei numerosi onorevoli grillini, indietro con i conti  e non espulsi: Baroni, Benedetti, Bonafede, Busto, Cecconi, Chimienti, Ciprini, Corda, Crippa, Dall’Osso, Del grosso, Di Benedetto, Dieni, Fraccaro, Frusone, Giordano, Grande Grillo, Mantero, Parentela, Presco, Petraroli, Pisano, Romano, Sarti, Sorial, Spadoni, Spessotto, Toninelli, Tripiedi, Valente, Valascas, Vignaroli. E dei senatori: Airola, Bulgarelli, Cappelletti, Catalfo, Crimi, Donno, Endrizzi, Fattori, Montevecchi, Nugnes, Puglia.

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IL SEN. M5S MICHELE GIARRUSSO: LA COSTITUZIONE È DEL 1946

Il senatore grillino Mario Michele Giarrusso ha collezionato l’ennesima gaffe. Dopo la gaffe di tre giorni fa, in Senato, posizionando geograficamente la diga di Mosul in Siria e la replica ironica del Presidente del Consiglio, “Mosul, però, è in Iraq”.

Intervistato, da Maurizio Mannoni, al Tg3 sull’accordo con il Pd per l’elezione dei giudici della Consulta ha affermato: l’intesa viene da un patto che deriva dalla Costituzione del 1946.

Al senatore Giarrusso è bene ricordare che la Costituzione della Repubblica Italiana è entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

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MA I 5 STELLE VOGLIONO DAVVERO SFIDUCIARE LA BOSCHI?

boschi-matteoderricoIl Movimento 5 Stelle ha presentato alla Camera la mozione di sfiducia nei confronti del ministro Maria Elena Boschi “per il coinvolgimento personale e familiare nelle vicende della Banca Popolare Etruria e Lazio nonché in relazione ai recenti provvedimenti che hanno interessato l’istituto di credito”.

La mozione è stata presentata alla Camera, nel corso di una conferenza stampa, dal capogruppo M5s Davide Crippa, insieme ad Alessandro Di Battista, Alessio Villarosa e Mario Michele Giarrusso.

Ma perché, la pattuglia pentastellata, ha scelto di presentare alla Camera la mozione di sfiducia alla ministra renziana, dove la maggioranza blindatissima è al riparo da qualsiasi rischio, con la certezza della salvezza per la Boschi?

Al Senato i numeri per la maggioranza di Governo non sono certi e la sfiducia alla Boschi poteva avere qualche possibilità.

Sarebbe davvero istruttivo sapere per quale motivo i 5 Stelle hanno optato per questa scelta sbagliata, dando alla Ministra Boschi e al Governo la certezza di rinviare al mittente la richiesta di sfiducia, che regolamento alla mano non può essere ripresentata in Senato.

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ATTIVISTI M5S DI VITTORIA (RG) ESPULSI PER UN COMMENTO

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M5S nell´occhio del ciclone da Ragusa a Vittoria. Se nel capoluogo tiene banco il caso Campo a Vittoria è frattura completa per i dieci esponenti che sono stati messi fuori d´autorità dal movimento.

Un commento di uno di loro su un blog ha indotto i vertici nazionali a dare il benservito ai componenti del Meet up che ora chiedono conto e ragione e dicono :”Vogliamo sapere chi e perchè ha deciso di metterci fuori dal Movimento 5 stelle. Da giorni chiediamo chiarimenti, abbiamo scritto ai vertici nazionali attraverso il blog. Non abbiamo ricevuto nessuna risposta”.

Ma di cosa sono ritenuti responsabili? Dieci giorni fa, sono finiti nell´occhio del ciclone a causa di un post su Facebook, scritto da uno di loro, che adombrava dubbi e sospetti sull´operato del senatore Mario Giarrusso (componente della commissione antimafia) parlando di presunte “falsificazioni”.

La reazione di Giarrusso non si è fatta attendere: ha denunciato l´accaduto alla Procura della Repubblica, segnalando quattro presunti responsabili. Poi sono stati segnalati al «blog nazionale» i nomi di dieci persone, proponendone l´allontanamento.

I motivi: i sospetti su Giarrusso e una lettera di critica a Beppe Grillo, 13 mesi fa, in occasione dello «Sfiducia Day». Giarrusso ha anche fatto cenno a presunte vicinanze di alcuni dei componenti ad ambienti malavitosi dai quali non avrebbero preso le dovute e opportune distanze. Dice Mario Giarrusso: “Quello che è accaduto è gravissimo. Chi non ha preso le distanze da frasi con significati mafiosi è fuori dal movimento. Questo gruppo teneva tutti sotto scacco e criticava il movimento prima dall´interno, ora dall´esterno”.

I dieci pensano ora ad un gruppo indipendente magari per candidarsi con una lista civica alle prossime amministrative. In città è intanto nato un nuovo gruppo pentastellato “ufficiale” con tanto di sede. La frattura si è di fatto consumata.

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Fonte: Corriere di Ragusa



VITTORIA (RG) ESPULSI 10 ATTIVISTI IN VISTA DELLE COMUNALI

vittoria-m5s-matteoderricoLa saracinesca della sede, con le selle cancellate, adesso è temporaneamente chiusa. Nei giorni precedenti, a Vittoria, all’interno del Movimento 5 stelle è stata guerra intestina. Le elezioni amministrative si terranno tra sette mesi, e per il Movimento si tratta di una ghiotta occasione. Vittoria è una città da sempre amministrata dalla sinistra, ma soprattutto è prossima a Gela – conquistata all’ultima tornata elettorale – e a Ragusa, amministrata dal 2013. Le tre città più grandi nell’arco di cento chilometri, insieme, costituirebbero un primo distretto a cinque stelle d’Italia.

All’interno del meet-up vittoriese hanno convissuto sino ad ora due anime, spesso in contrasto tra loro. Tra poche settimane in assemblea si sarebbe dovuto decidere il candidato sindaco e due donne, rappresentative delle due fazioni, avevano già avanzato la propria disponibilità. Nel frattempo, però, è scoppiato il caos. Il casus belli è stato una vicenda che ha avuto tra i protagonisti due influenti personaggi legati a doppio filo alla vicenda ipparina: Mario Michele Giarrusso, catanese e capogruppo in Senato dei pentastellati oltre che membro della commissione antimafia, e Paolo Borrometi, giornalista modicano de Laspia.it, già minacciato dalla mafia e sotto protezione dello Stato. Il cronista sottolinea di non fare parte del Movimento e di essere estraneo alla diatriba.

Un attivista vittoriese, Nicola Marchese, ha parlato, all’interno del gruppo privato su Facebook del M5s cittadino, di un ipotetico gruppo giornalistico pronto a indagare sulla «questione Borrometi-Giarrusso […] e la presunta falsificazione dei documenti per affidare una scorta a Borrometi», avanzando una richiesta di chiarimento ai portavoce. Richiesta alla quale si sono uniti anche altri due attivisti. Pochi giorni addietro il giornalista era stato minacciato sullo stesso social da Venerando Lauretta, vittoriese condannato in primo e secondo grado per mafia.

Lauretta aveva ritrattato l’aggressione, sostenendo che sarebbe stato lo stesso Borrometi ad auto-minacciarsi dal suo account. Solo dopo la perquisizione degli uomini della polizia postale, Lauretta veniva denunciato.

La presunta richiesta di chiarimenti, però, è stata giudicata contenente «gravissime calunnie». Così, la risposta del senatore Giarrusso è stata la querela per diffamazione, congiunta con Borrometi, nei confronti dei tre attivisti. La vicenda, poi, è stata resa nota sul sito dello stesso giornalista. Uno degli attivisti denunciati, in passato già vittima di mafia, ha dichiarato la propria incomprensione in una lettera pubblica. «Il sottoscritto ha scoperto il vero volto del Movimento 5 Stelle a Vittoria», scrive l’attivista, assicurando chiarezza sulla vicenda e ammonendo: «La carriera e l’immagine da eroe antimafia di qualcuno non sarà accresciuta sulla mia pelle».

Ma non è finita qui. Pochi giorni dopo la pubblicazione del post incriminato, gli attivisti appartenenti alla fazione avversa dei querelati, hanno contattato privatamente diversi membri del Movimento ipparino, proponendo loro la sottoscrizione di un documento di espulsione per comportamento «lesivo e in aperto contrasto con gli indirizzi e l’etica del Movimento 5 stelle». La proposta non riguardava però solo i tre querelati. Venivano, infatti, coinvolti dieci attivisti dello stesso gruppo, tra cui spicca il nome di Irene Nicosia, una delle due donne disponibili alla candidatura.

L’imputazione non consiste solo nelle «gravi allusioni nei confronti di Paolo Borrometi e Mario Michele Giarrusso», ma anche in un’accusa di eresia. I dieci erano i firmatari di un documento interno, elaborato un anno prima, in seguito allo Sfiduciaday del 26 ottobre 2014. A Palermo, in quell’occasione, Beppe Grillo aveva arringato la piazza sostenendo la tesi di una «mafia corrotta dalla finanza […] che aveva una sua morale». Nello specifico, gli attivisti nel documento ritenevano «alla luce di quanto dichiarato da Grillo, (…) opportuno aprire un confronto costruttivo», ritenendo riprovevole «che si possa pensare ad una condotta morale della mafia». Una posizione polemica, in aperta contestazione del leader maximo del Movimento, ampiamente discussa lo scorso febbraio in un incontro a Comiso con i portavoce e gli altri meet-up iblei, e poi archiviata senza conseguenze.

La bomba a orologeria non era però stata disinnescata. Ciro Torre, uno dei tre querelati, in seguito alla sua espulsione decretata attraverso le firme raccolte durante la notte, sui social ha scritto: «Il mio disprezzo per voi che in un garage avete intentato un processo alle idee e alla libertà. Avete ricreato scene da dittatura argentina, (…) quali ferite avete riaperto nel mio cuore di uomo libero», riferendosi ad una drammatica vicenda personale, la scomparsa di un parente prossimo, desaparecido, durante il regime di Videla. Accuse rispedite prontamente al mittente. In una nota, i membri del meet-up che avevano promosso l’epurazione si difendono, commentando l’operazione come «un chiarimento delle posizioni di ognuno necessario e doveroso, seguito da un allontanamento dal M5s, che si fonda sulla trasparenza interna, ancor prima di quella esterna».

Ma le schermaglie tra gli epurati e gli ortodossi non finiscono ancora. Uno degli espulsi, protetto dall’anonimato considerato il clima inquisitorio, punta il dito contro le ingerenze esterne al meet-up ipparino. Sostiene la tesi di una volontà superiore, quella dei portavoce, nell’imposizione del candidato sindaco. E di una macchinazione volta a eliminare uno dei due gruppi, che esprimeva una possibile candidatura poco gradita ai progetti del senatore Giarrusso. Accusa pesante nel partito del «uno vale uno».

A sostegno della tesi sarebbe anche la registrazione dell’ultima infuocata riunione, a cui hanno presenziato anche i deputati Vanessa Ferreri e Giancarlo Cancelleri. Il secondo, in apertura della riunione, annuncia ai grillini di essere «gli unici artefici del vostro destino» e aggiunge che «travisare un consiglio in un’imposizione è fuori luogo», salvo poi annunciare che, se il candidato sindaco a cinque stelle dovesse essere uno degli epurati, «io la campagna elettorale a Vittoria non la faccio». Posizione simile a quella espressa dalla Ferreri: «Se qua ci sono candidati che a me non piacciono, io la mia faccia non la metto».

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Fonte: MeridioNews