STADIO ROMA, INDAGATO ANCHE DONNARUMMA AD DI ACEA

Si allarga l’inchiesta della procura di Roma sullo stadio della Roma.L’amministratore delegato di Acea, Stefano Donnarumma, è stato perquisito e iscritto nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta che ha portato nei giorni scorsi all’arresto di Marcello De Vito, ex presidente dell’Assemblea capitolina.

L’ipotesi di accusa nei confronti di Donnarumma è di corruzione in relazione a due sponsorizzazioni, da 25 mila euro ciascuno, che Acea fece per i concerti di Natale 2017 e 2018 che si tennero presso l’Auditorium di via della Conciliazione.
Gli inquirenti sospettano che dietro questa dazione di denaro ci sia il frutto della corruzione in virtù di un accertato rapporto di conoscenza tra il manager e De Vito ma in realtà Donnarumma – secondo ambienti della difesa – si sarebbe limitato a dare l’ok a una spesa, peraltro irrisoria, che era stata decisa dal presidente dell’Azienda.
Fonte: Agi



IL PAPA IN VISITA AL CAMPIDOGLIO EVITERÀ LO SCRANNO DEL PRESIDENTE

Martedì quando Papa Francesco farà visita in Campidoglio per rinnovare il suo affetto per la città non siederà sugli scranni della presidenza nell’Aula Giulio Cesare.

Parlerà sotto i banconi della giunta capitolina, “tra la gente” spiega chi sta curando l’evento nei minimi particolari.
Sarà lontano, quindi, dalla poltrona più alta, quella da cui Marcello De Vito, che avrebbe dovuto ricevere il pontefice, per quasi tre anni ha governato il consiglio comunale di Roma.
Questo – racconta il quotidiano romano Il Messaggero – si è concordato mercoledì scorso, quando si sono definiti gli ultimi dettagli della prima visita in Campidoglio di Papa Francesco, poche ore dopo l’arresto per tangenti di De Vito, diventato ormai ex grillino e ex presidente del consiglio capitolino.



IL GRILLINO MARCELLO DE VITO ARRESTATO CON L’ACCUSA DI CORRUZIONE, È PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI ROMA

Il presidente dell’assemblea comunale capitolina, Marcello De Vito (M5s), e altre tre persone sono state arrestate all’alba di questa mattina dai carabinieri del comando provinciale nell’ambito dell’inchiesta sulla realizzazione del nuovo stadio della Roma.

De Vito, che è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere anche se al momento si trova nella sua abitazione dove è in corso una perquisizione, è accusato di corruzione per aver preso utilità dell’imprenditore Luca Parnasi promettendo in cambio di favorire il progetto per la costruzione dell’impianto sportivo nell’area di Tor di Valle.
Oltre ai provvedimenti restrittivi (due in carcere e due ai domiciliari), i carabinieri stanno eseguendo anche una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale nei confronti di due imprenditori. Tra i reati ipotizzati dalla procura c’è anche quello di traffico di influenze illecite nell’ambito delle procedure connesse alla costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e alla riqualificazione dell’area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense.
L’indagine ha fatto luce su una serie di operazioni corruttive realizzate da imprenditori attraverso l’intermediazione di un avvocato ed un uomo d’affari, che fungono da raccordo con il Presidente dell’Assemblea comunale capitolina al fine di ottenere provvedimenti favorevoli alla realizzazione di importanti progetti immobiliari.
Quarantacinque anni, avvocato, Marcello De Vito è stato il primo candidato sindaco del M5s in Campidoglio. Nel 2013 sfidò Ignazio Marino, Gianni Alemanno e Alfio Marchini piazzandosi terzo con il 12,4% dei voti. Dopo due anni e mezzo alla guida dell’opposizione contro la giunta di centrosinistra, alla caduta di Marino si è ricandidato alle primarie del Movimento venendo però sconfitto da Virginia Raggi, poi divenuta sindaca.
Alle elezioni comunali del 2016 De Vito fu soprannominato “Mr. preferenze” del Movimento, con oltre 6.500 voti a suo favore, successo personale che lo ha spinto alla presidenza dell’Assemblea Capitolina.
Da sempre vicino all’ala più ortodossa dei 5 Stelle, quella che nel Lazio vede tra i suoi riferimenti la capogruppo in Consiglio regionale Roberta Lombardi, De Vito non ha mancato di esprimere le sue perplessità su alcune scelte della sindaca in questi quasi tre anni di governo pentasellato in Campidoglio. Sui social rivendica da anni come primo post fisso del suo profilo il “taglio agli sprechi” delle spese dell’Aula.
Fonte: Agi



ROMA A 5 STELLE: NIENTE AUTO BLU, MA TASSAMETRO A VOLONTÀ E SONO I GRILLINI A SPENDERE DI PIÙ

“Bisogna porre un tetto ai rimborsi taxi. Mi farò direttamente estensore della proposta”. Così prometteva  il presidente dell’aula Giulio Cesare Marcello De Vito appena nominato. Era luglio 2016, e con la promessa – tra le tante – di drastici tagli a sprechi e privilegi nella pubblica amministrazione, i pentastellati conquistavano palazzo Senatorio.

Due anni dopo però quel tetto non è ancora arrivato, come ammette lo stesso Campidoglio interpellato a riguardo. I consiglieri tutti continuano a utilizzare le auto bianche quando serve, per legittime ragioni di lavoro, rendicontando all’Ufficio di presidenza i tragitti fatti. E i grillini non fanno eccezione.
Dai dati disponibili più recenti, che RomaToday ha potuto visionare, risulta una spesa totale per i 48 consiglieri dell’Aula di 8mila 312 euro nel secondo semestre del 2017. Di questi la cifra più alta – come ovvio essendo i consiglieri in numero maggiore – è quella del M5s: 2mila 767 euro. Un rimborso inferiore, a onor del vero, a quello richiesto dal Partito Democratico nel I semestre del 2015 (l’ultimo intero del governo Marino) che ammontava a 5mila. Ma a saltare all’occhio è la ripartizione della spesa tra i consiglieri: la quasi totalità è da attribuire al tassametro del capogruppo Paolo Ferrara.
A lui va il primato assoluto con 2mila 438 euro di rimborsi spese, 400 euro al mese, più del totale degli altri gruppi consiliari messi insieme (686 euro al Pd, 591 a Forza Italia, 365 alla civica Roma torna Roma, 529 a Sinistra per Roma), esclusi i consiglieri della lista con Giorgia (Fratelli d’Italia) che hanno chiesto 1681 euro di rimborsi e quelli della lista Marchini che hanno speso, in due, 1690 euro.
Decisamente inferiori invece le cifre rendicontate dagli altri consiglieri pentastellati. Segue a Ferrara, Alisia Mariani (che nel frattempo ha lasciato l’aula) con 179 euro, Cristiana Paciocco con 109 euro, Andrea Coia e Simona Donati con 16 euro e ultima Simona Ficcardi che si è fatta rimborsare 7 euro e 89 centesimi. Insomma, Ferrara spende la quasi totalità della somma del gruppo capitolino. A dimostrazione che no, un tetto ai rimborsi non è proprio arrivato.
Eppure la riduzione al minimo indispensabile delle spese dei consiglieri è stata, ed è oggi, tra le bandiere del grillismo più ortodosso, a tutti i livelli. Tanto che il presidente della Camera si è affrettato a far sapere che a Montecitorio ci andava in autobus e al Quirinale a piedi (ma con un manipolo di 20 agenti di scorta). D’altra parte l’ufficio di presidenza guidato da Marcello De Vito rivendica e ha sempre rivendicato l’eliminazione delle auto blu riservate ai consiglieri. Per la precisione le cinque dell’Ufficio di presidenza, e quelle per i capigruppo (quelle ai consiglieri le aveva già eliminate il sindaco Rutelli). “Non è stato messo un tetto ma sono state eliminate le auto blu riservate ai consiglieri” torna infatti a replicare a RomaToday, sottolineando anche “i tagli sulle spese dell’Assemblea, dai 7 milioni dell’era Alemanno a poco più di un milione”.
Niente più auto blu dunque, ma tessere dei bus e della metro per incentivare l’utilizzo del mezzo e dare anche il buon esempio, come promise lo stesso De Vito a inizio consiliatura. Ma il tutto per andare dove? I consiglieri sono chiamati a spostamenti quotidiani tra le varie sedi istituzionali. Principalmente da palazzo Senatorio agli spazi dislocati dei gruppi consiliari, dove si svolgono anche le commissioni capitoline. Via del Tritone, via Petroselli, via Capitan Bavastro, circonvallazione Ostiense, si trovano tutte nel raggio delle mura Aureliane. E gli eletti M5s (come dimostrano le cifre esigue spese per il taxi da tutti tranne uno) evidentemente riescono ad arrangiarsi. Tanto più che, sempre De Vito, ci informa: “Si muovono in navetta dalla sede dei gruppi in Campidoglio”.
Ferrara però, dati alla mano, preferisce il taxi: “Per spostarmi dalle Commissioni a palazzo Senatorio a volte non c’è il tempo sufficiente per prendere il bus”. Ma assicura: “Da Ostia prendo tutte le mattine il trenino. E comunque l’autobus l’ho preso”. Poi attacca le precedenti consiliature: “Siamo virtuosi. Di 160mila euro a disposizione nel 2018 per spese extra ne abbiamo utilizzati per adesso solo 15mila. Ho gli atti che lo dimostrano, come ho quelli di cene e spese pazze che sono state fatte in passato. Mi auguro pubblicherete anche quelle”. Aspettiamo dal consigliere Ferrara, come da accordi intercorsi, le carte menzionate, che verranno pubblicate non appena disponibili.
Fonte: Romatoday



L’ASSESSORE AL LAVORO DELLA RAGGI NEI GUAI PER UNA CAUSA DI LAVORO

Una condanna in primo grado, in sede civile, per l’assessore al Turismo, allo Sviluppo e al Lavoro, Adriano Meloni, tra i più autorevoli membri del M5S della giunta Raggi. Una condanna per una causa di lavoro. Quanto sarebbe bastato, fino a qualche tempo fa, per far scattare la ghigliottina dei 5 Stelle e la richiesta di dimissioni. Ma da un po’ di tempo la linea di Grillo è cambiata: vediamo, capiamo….

La vicenda – raccontata in un articolo di la Repubblica –  inizia nel 2010, quando una ragazza comincia a lavorare per la Sunrise Travel, la società di Meloni. Il suo contratto è di collaborazione a progetto e viene rinnovato per quattro volte. Lei può lavorare quasi sempre da casa (pur con determinati orari da seguire) e le viene affidato un pacchetto clienti piuttosto corposo. Ma quando la ragazza va in maternità e chiede l’indennità alla gestione separata dell’Inps scopre che ne riceverà una molto ridotta: «Ho scoperto che accadeva perché mi venivano versati meno contributi del dovuto», racconta. La storia si ripete con la seconda maternità e solo allora la vicenda finisce in tribunale. Il giudice Fabrizio Scarzella condanna la società di Meloni, il quale, nel frattempo, è diventato grillino e poi diventerà assessore.

Dalla Giunta nessun commento. “Vedremo i contenuti della sentenza, le motivazioni e poi capiremo il da farsi” le parole del presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito interpellato a margine della seduta del consiglio comunale. “Mi sembra che si continui a cercare il pelo nell’uovo e non si guardi al grande lavoro che il M5s sta portando avanti sul territorio di Roma” ha detto invece Paolo Ferrara.

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Fonte: Il Secolo d’Italia