IL CONSIGLIERE GRILLINO DEL LAZIO CHE ANNUNCIA LA SUA ESPULSIONE DAL MOVIMENTO

Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio per i 5 Stelle verrà espulso dal Movimento. Lo ha annunciato lui stesso sui social. La decisione verrà comunicata in video conferenza domani, 25 marzo 2020.
“OGGI E’ IL MIO ULTIMO GIORNO NEL MOVIMENTO 5 STELLE.
Domani verrò espulso, in videoconferenza.
Care Colleghe, Cari Colleghi,
Il Capogruppo e Presidente dell’Associazione Gruppo Movimento 5 Stelle Lazio XI Legislatura, Roberta Lombardi,
con la seguente convoca tutti i Consiglieri per il giorno 25 marzo pv alle ore 21.00 in modalità teleconferenza, come previsto dallo Statuto, per trattare i seguenti punti all’ordine del giorno :
Espulsione dal Gruppo Consiliare e dall’Associazione del Consigliere Davide Barillari;
Varie ed eventuali.
In fede, Consigliere Roberta Lombardi
Io invece ho chiesto che all’ordine del giorno come primo punto ci sia la mozione di sfiducia a Roberta Lombardi.
https://drive.google.com/…/1Zsj8rMOaoIC_oyNsXllLIbkB-…/view…
La motivazione ufficiale è aver creato un sito internet che “confonde” i cittadini, ma che in realta’ contiene solo atti presentati in regione e informazioni sull’emergenza coronavirus (guardate voi stessi> www.saluteregionelazio.it).
Un pretesto.
La vera motivazione è che dò fastidio al Partito Democratico e non mi sono mai allineato a Zingaretti, svolgendo il mio ruolo di opposizione senza mai abbassare la testa.
10 anni di battaglie nel MoVimento 5 Stelle. Ci ho messo sempre anima e cuore. Ho lavorato con migliaia di attivisti, denunciando sempre impicci, ingiustizie e corruzione.
Sono stato il primo candidato Presidente che ha sfidato Zingaretti. Ma il M5S ormai e’ cambiato, e abbiamo perso oltre a milioni di voti anche la coerenza e l’onestà che ci caratterizzava.
Oggi è il mio ultimo giorno nel M5S e dedico a tutti voi, che credete in me, ogni attimo di lavoro di oggi.
Vi assicuro che non smetterò mai di combattere.”



IL MINISTRO CHE VUOLE AIUTARE ANCHE CHI LAVORA IN NERO

“Inutile nasconderselo, l’economia meridionale ha una vasta zona grigia di sommerso che ha riflessi anche sull’economia legale. E le misure che il governo ha messo in campo fin qui hanno privilegiato l’emerso, com’era inevitabile. Ma se la crisi si prolunga dobbiamo prendere misure universalistiche per raggiungere anche le fasce sociali più vulnerabili: le famiglie numerose, oltre a chi lavorava in nero. Non basta la cassa integrazione in deroga per gli artigiani”. Lo ha affermato ail ministro 5 Stelle per il Sud e per la Coesione sociale Peppe Provenzano in una intervista a Federico Fubini per il Corriere della Sera.

A Rainews24 ha spiegato: “Al Sud dopo questa crisi, se sarà prolungata, rischiamo il collasso sociale”. E ancora: “La quota di sommerso che esiste ha riflessi nell’economia reale, per questo abbiamo la necessità di avere misure più universalistiche. Nel Dl abbiamo sostenuto i lavoratori, ma tutto questo non copre quella quota che esiste, non possiamo mettere la testa sotto la sabbia”.
 Il ministro  ha anche sottolineato: “Abbiamo il dovere di offrire alternative, con investimenti, creando lavoro buono e con sostegni. Se non lo facciamo noi l’alternativa la offrono altri, la criminalità organizzata, a chi lavora in nero. Anche il sommerso sarà colpito dalla crisi, per evitare che ce lo troviamo dopo dobbiamo offrire una alternativa”.



LA PANZANA SUL CORONAVIRUS DEL CONSULENTE DEL GOVERNO CONTE

Gunter Pauli è nato ad Anversa, in Belgio. Classe ’56, si è laureato in Licencié en Sciences Economiques all’Università di Loyola, per poi ottenere un master in economia aziendale a Fontainebleau, in Francia. Ha fondato diverse organizzazioni, tra le quali la “Zero Emissions Research and Initiatives (Zeri), diventata poi una fondazione che punta – si legge sul suo sito – a “ridisegnando la produzione e il consumo” con il contributo di imprese e distretti “ispirati ai sistemi naturali”.
Pauli, scrive l’Agenzia Agi, è stato arruolato da Conte nei primi giorni di marzo, annunciando l’incarico su Twitter (senza chiamarlo incarico). Il post è accompagnato da una foto di Roma: “L’economia mondiale è ferita. La psicosi del virus ha colpito la comunità un modo molto forte”.
Ha offerto così la “disponibilità” a dare il proprio contributo “dove il dolore è maggiore, per definire strategie che utilizzino ciò che è disponibile a livello locale”. È uno dei suoi mantra: Pauli è infatti il padre della “Blue economy”. Nelle intenzioni, è una versione potenziata dell’economia circolare, basata su riciclo e riuso a livello locale.
Gunter Pauli è stato presentato alla platea di quello che sarebbe diventato il Movimento 5 Stelle con un post dal titolo che, oggi, suona profetico: “E merda fu….”. Era il 3 luglio 2005. Sul suo blog, non ancora di partito, Beppe Grillo raccomandava un libro dell’economista e scrittore belga, citandolo: “Lo scarto di una azienda è la materia prima di un’altra”. L’infatuazione è quindi antica. Da Grillo è stata prima trasferita al movimento e poi al governo.

All’inizio di marzo è diventato consigliere economico del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Qualche ora fa ha ipotizzato in un tweet una relazione tra 5G e diffusione del coronavirus.
Mentre l’Italia è chiusa in casa ed entra in vigore un nuovo decreto, Gunter Pauli scrive: “La scienza deve dimostrare e spiegare causa ed effetto. Tuttavia la scienza osserva innanzitutto le correlazioni: fenomeni apparentemente associati. Applichiamo la logica scientifica. Qual è stata la prima città al mondo coperta dal 5G? Wuhan! Qual è la prima regione europea del 5G? Nord Italia”.
In soli 280 caratteri, Pauli riesce ad annientare logica, metodo scientifico e buonsenso. Baserebbe dire che ci sono aree italiane dove il 5G è stato testato e dove i casi sono molto meno (Prato, Torino, l’Aquila, Matera, Bari). Basterebbe dire che nelle zone della Lombardia più colpite (Bergamo e Brescia), non ci sono progetti attivi. Basterebbe dire che in Cina il 5G è presente in decine di città. E che è discutibile anche il fatto che Wuhan si stata la prima ad accendere le nuove reti. Basterebbe, ma sarebbe un livello di discussione altro. Il punto è che Pauli spaccia per “logica scientifica” l’accostamento di due cose a caso.

Seguendo questo approccio, se due persone nel mondo stanno mangiando pasta al sugo mentre inizia a piovere, è possibile che il soffritto causi perturbazioni. In coda al tweet di Pauli, il sociologo dell’università di Bologna Marco Albertini ha applicato la stessa “logica scientifica”. E ha individuato una “correlazione” tra il consumo pro-capite di formaggio e il numero di persone che muoiono rimanendo impigliate nelle lenzuola.
E ci sarebbe anche un legame tra le vittime di annegamento in piscina e in film con Nicolas Cage in uscita. Il problema è che Albertini scherza ma Pauli dice sul serio. Ci sarebbe da ridere, se non fosse che è un consigliere economico del governo. E che nel tweet su 5G e coronavirus, oltre ad alcune testate, Pauli cita Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (oltre a un profilo a caso, non ufficiale, di Beppe Grillo e all’art director del suo blog).
“Abbiamo letto con enorme stupore l’affermazione formulata da Gunter Pauli di un nesso tra la realizzazione delle reti 5G in Cina e il propagarsi della pandemia. Non possiamo non esprimere grande rammarico e dissenso per una tesi fantascientifica priva di alcun fondamento”, afferma Asstel, l’associazione di Confindustria che rappresenta la filiera delle telecomunicazioni. “Tutte le tecnologie delle telecomunicazioni, incluso il 5G, sono soggette a scrupoloso scrutinio da parte della comunità scientifica internazionale a tutela della salute delle persone e in nessun caso è stato neanche in ipotesi azzardato un nesso così grave con la pandemia”.
Il tweet di Pauli non è solo un’uscita infelice. Da fine febbraio spara cinguettii che denotano il suo approccio naif alla scienza. “Le persone hanno bisogno di una visione. Non sono guidate da numeri dettagliati né fatti verificati, audit e trasparenza”. Forse non aiutano a guidare le persone, ma i numeri servono, soprattutto a un consigliere economico.
Il 9 marzo, con il Covid-19 già diventato emergenza nazionale, scrive: “È meglio imparare a conviverci piuttosto che cercare di ucciderlo”. Vaccini? Ricerca? Macché.
Tweet del 14 febbraio: “Basterebbe così poco per mettere a posto il gran casino che abbiamo fatto. Siamo così deboli che un virus ci mette al tappeto. La soluzione non è più la disinfezione: la soluzione è rafforzare il nostro sistema immunitario con aria, acqua e cibo sani”.
Il 20 marzo i rimedi virano al surreale: “Quando siamo bloccati in casa, allora dobbiamo chiederci: come sopravvivere e in che modo l’economia tornerà in moto? Ecco un’intervista che spiega come cuocere il pane”. E via di link a un articolo del 2017 in cui spiega perché il pane con troppo zucchero fa male.
Roberto Burioni ha commentato duramente la teoria di Gunter Pauli: “Non è possibile che una persona che diffonde irresponsabilmente bugie pericolose e senza alcuna base scientifica sia un consulente del governo”.



QUANDO IL CANDIDATO PD-M5S IN UMBRIA ELOGIAVA IL LEGHISTA CENTINAIO: “GRANDE MINISTRO”

Un ‘endorsement’ per l’allora responsabile del Turismo e dell’Agricoltura, il leghista Gian Marco Centinaio: “grande ministro”. È tra gli ultimi ‘cinguettii’ che figurano sul profilo Twitter del candidato M5S-Pd, Vincenzo Bianconi, risalente al luglio scorso, quando a Palazzo Chigi coabitava ancora l’asse M5S-Lega.

Un tweet risalente a oltre due mesi fa, ma che – dopo la candidatura targata Pd-M5S a governatore – genera qualche confusione in Rete visto che qualcuno, sotto le parole di Bianconi postate a un intervento di Centinaio, scrive oggi: ‘Ma non ho capito sei il candidato della Lega? Che confusione’. L’ultimo post di Bianconi, sempre risalente a luglio scorso, è un ritweet del messaggio in cui Luigi Di Maio annunciava la decisione della Cassazione di bocciare il ricorso di ex parlamentari contro il taglio dei vitalizi.

 Alle comunali Bianconi votò un civico di centrodestra, come racconta oggi in un’intervista sulle pagine di Repubblica, ma anche alle europee il candidato governatore votò per la stessa area politica, scegliendo Arianna Verucci, imprenditrice della sua terra candidata nelle file di Fi. ‘Traccia’ della sua scelta elettorale resta sulla pagina Facebook del presidente di Federalberghi Umbria, in cui tuttavia è lo stesso Bianconi a premettere: “Nella mia famiglia non siamo schierati politicamente, non ci diciamo nemmeno per chi votiamo”.
Segue un lungo post con un caldo endorsement per la candidata azzurra, che incarna, per Bianconi che ne racconta la storia, il coraggio di un’imprenditrice messa a dura prova dal terremoto che ha messo in ginocchio l’Umbria. “Quando mi va tutto male penso a lei, al suo coraggio ed alla sua voglia di andare avanti con dignità e con il sorriso – scrive dunque Bianconi – lei è una persona alla quale mi ispiro. Siamo noi gli artefici del nostro destino. Grazie Arianna per il tuo coraggio e per la tua determinazione, un esempio”.
Fonte: AdnKronos



ALLUVIONE LIVORNO, EX SINDACO NOGARIN (M5S) A PROCESSO PER OMICIDIO COLPOSO E LA LETTERA APERTA DI RiMa

La procura di Livorno ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex sindaco 5 Stelle Filippo Nogarin e per l’ex responsabile della protezione civile comunale ed ex comandante della polizia municipale della città toscana Riccardo Pucciarelli per l’inchiesta sul’alluvione che colpì Livorno nella notte tra il 9 e il 10 settembre 2017, causando otto morti. Concorso in omicidio colposo plurimo l’ipotesi di reato contestata. L’udienza preliminare è stata fissata per gennaio 2020.

L’inchiesta venne aperta il giorno dopo l’improvvisa ondata di maltempo che scaricò una quantità d’acqua incredibile su Livorno, all’epoca guidata da Nogarin. Morte e devastazione arrivarono da tre torrenti ‘tombati’: acqua, fango e detriti invasero le case che si trovavano lungo i loro corsi e portarono via 8 persone tra le quali Filippo, un bimbo di 4 anni, i suoi genitori e il nonno. Le indagini, inizialmente contro ignoti, portarono poi, nel gennaio 2018, al coinvolgimento di Nogarin, all’epoca sindaco della città toscana: a rivelarlo era stato lo stesso ex primo cittadino su Fb, spiegando di essere stato interrogato dai pm della procura livornese guidata dal procuratore Ettore Squillace Greco. Nel dicembre dell’anno scorso poi l’avviso di chiusura delle indagini a cui sono seguiti altri accertamenti richiesti dai due indagati.
“Mi dicono i giornalisti – scrive Nogarin su Facebook – che oggi la procura di Livorno avrebbe chiesto al gip di rinviarmi a giudizio per quanto successo il 10 settembre di due anni fa, quando un’alluvione senza precedenti ha messo in ginocchio mezza città e soprattutto ha provocato la morte di 8 miei concittadini. C’è voluto un po’ di tempo evidentemente per arrivare a questa decisione, visto che le indagini si sono chiuse esattamente 9 mesi fa. In ogni caso, per certi versi sono sollevato: finalmente sarà un giudice terzo e dunque indipendente a valutare i fatti e i documenti e ad esprimersi sul mio operato. Perché tutti i cittadini di Livorno, a cominciare da chi in quelle ore ha perso un conoscente, un amico, un familiare, hanno il diritto di avere giustizia. E io continuo a credere profondamente nella giustizia”.
A Nogarin posta una lettera aperta, sempre su Facebook, Marco Ristori in arte RiMa querelato dall’ex sindaco di Livorno per una vignetta satirica sui rimborsi chilometrici riconosciuti al sindaco e gli assessori residenti fuori dal comune di Livorno:
“Nel 2014 la tua querela, per una mia vignetta, cambiò i nostri rapporti fino ad allora cordiali. Voglio ricordare che di questa fu chiesta l’archiviazione dal PM e non il ritiro da parte della giunta come venne scritto superficialmente da alcuni giornali. Ma ora poco importa! È di oggi la notizia che è stato chiesto il tuo rinvio a giudizio per l’alluvione. Le vittime di quella tragica notte e tutti i Livornesi, te compreso, meritano che un giudice terzo valuti i fatti nella maniera più precisa e veloce. A tua discolpa va detto che in entrambe le situazioni molte persone non preparate a ricoprire certi ruoli, trovandosi in questo contesto non sono mature a gestirne il potere e le responsabilità. Potrai non riconoscere a te stesso questa critica, io non pretendo che tu lo faccia, ma probabilmente ripercorrendo gli errori fatti nei tuoi 5 anni di mandato, dovrai ammettere che più di una volta hai riposto la tua fiducia nelle persone e nei consigli sbagliati. Se da tutto questo si può trarre una lezione è che qualche vignetta e articolo ironico o meno che sia, non minano la credibilità di un leader. Al contrario le reazioni sbagliate di un politico alla libertà di stampa e di satira, possono comprometterne profondamente il consenso. C’è una sorta di cerchio della vita, credo che in questo il destino sia ironico, finisci da dove hai cominciato, in questo caso in un un’aula di tribunale, ma io questo cerchi lo voglio spezzare. Mi auguro sinceramente che tu faccia valere le tue ragioni e che in quella sede si faccia chiarezza sotto ogni punto di vista. Se hai commesso degli errori non sei stato il solo”.

Fonte: RaiNews24