L’ABRUZZESE ANTONIO RAZZI RESTITUISCE UN’AMBULANZA A BEPPE GRILLO

Beppe Grillo in polemica con gli abruzzesi dopo il deludente risultato alle elezioni regionali dell’Abruzzo il 10 febbraio scorso ha chiesto indietro “i 700mila euro che gli abbiamo dato l’anno scorso, le 4 ambulanze e gli spazzaneve a turbina…”.

Antonio Razzi, pescarese ex senatore di Forza Italia, lo ha preso in parola e con il supporto delle Iene ha riportato a Grillo un’ambulanza.
Lo ha rivelarlo è proprio l’ex senatore abruzzese intervenuto a Un Giorno da Pecora, il programma di Rai Radio1 condotto da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro.
“Sono andato a vedere lo spettacolo di Beppe Grillo a Roma, mi sono divertito. Lui però, qualche tempo fa, aveva detto di rivolere indietro 700mila euro che avevano dato agli abruzzesi per comprare ambulanze, spazzaneve ed altre cose. E allora io ieri, a Roma, gli ho riportato indietro un’ambulanza per difendere il mio Abruzzo”.
Ha portato al Teatro Brancaccio di Roma un’ambulanza? “Si, certo. A fine spettacolo”. E cosa ha fatto? “Con educazione, davanti al pubblico, sono andato da lui. Prima la sicurezza mi ha bloccato, poi però è arrivato Beppe”. E cosa le ha detto? “Ha detto ‘c’è Salvini’, poi mi ha riconosciuto e mi ha fatto passare. Ci siamo abbracciati e gli ho detto: ‘hai fatto proprio una cazzata a dire che gli abruzzesi ti devono ridare questi soldi”. Lui come ha risposto? “In modo diplomatico – ha detto Razzi a Rai Radio1 – e con una certa educazione”.

Fonte: Cityrumors



ATAC SOSPENDE SINDACALISTA SIMPATIZZANTE GRILLINA DOPO LE IENE

“Sono stata sospesa dal servizio a tempo indeterminato per essere intervenuta al programma le Iene”. Lo annuncia su Fb Micaela Quintavalle, l’autista Atac grillina che alle elezioni comunali di Roma aveva invitato a votare De Vito Micaela, leader del sindacato CambiaMenti, che posta le immagini del provvedimento disciplinare.

Un “provvedimento meticoloso – descrive la sindacalista – con tanti punti. Sono stata sospesa come le persone che fanno uso di sostanze stupefacenti. Il Pd non si era mai permesso, si è permesso il M5S”. Sconcertata nel video Quintavalle spiega che “non sono venuta a lavorare ubriaca o drogata, non ho mancato di rispetto alla cittadinanza o a un superiore, non ho scoperto un turno per fare i cavoli miei”, accusa l’autista, rivendicando di non essere colpevole di “disservizio, non mi sono comportata male sul lavoro”.

https://www.youtube.com/watch?v=OoNtQJEl51I

L’Atac contesta alla Quintavalle “di aver utilizzato impropriamente la divisa e la vettura aziendale e la documentazione messa a disposizione dall’azienda per scopi non attinenti alla sua prestazione lavorativa”, durante un servizio andato in onda su Le Iene.

Sempre secondo l’azienda, come si legge nel provvedimento rilanciato dalla stessa autista Atac, la Quintavalle “con i comportamenti e le dichiarazioni rilasciate violava i principi di buona fede e correttezza, diligenza e riservatezza, recava danno all’immagine aziendale, generando inoltre la convinzione negli ascoltatori che l’azienda faccia circolare su strada vetture che non sono idonee a garantire le basilari norme in materia di sicurezza di esercizio e sulle quali l’azienda non esegue le più basilari attività manutentive”.
Per l’Atac inoltre Quintavalle, violando il codice aziendale in materia di rapporti con i media, non avrebbe chiesto l’autorizzazione preventiva per il rilascio dell’intervista. Inoltre, nella parte finale del provvedimento viene sottolineata la recidiva, essendo stata la stessa pasionaria destinaria in passato di un provvedimento simile per gli stessi motivi. 
“Nemmeno il Pd si era permesso”, la reazione in lacrime della stessa Quintavalle, attraverso una diretta su Facebook per svelare appunto il “regalo” ricevuto ieri mattina. Nel 2016 la stessa autista aveva invitato i suoi colleghi a votare per il Movimento 5 Stelle, ed è probabilmente a questo che la dipendente Atac si riferisce tirando in ballo il Partito Democratico. Micaela non percepirà più lo stipendio, e c’è il serio rischio di un licenziamento, quindi la palla passerà nelle mani degli avvocati. “Ora ci penserà il mio avvocato, ma mi sento di aver fatto la cosa giusta”, afferma la ragazza, che sembra quindi intenzionata a proseguire la sua lotta contro lo stato di degrado dei mezzi pubblici romani.

Fonte: Romatoday



M5S, CRESCE IL BUCO DI RIMBORSOPOLI

Si allarga il caso rimborso poli del M5S, dopo il servizio delle Iene che ha denunciato alcuni bonifici, mai effettuati, del deputato Andrea Cecconi e del senatore Claudio Martelli, ormai a un passo dall’espulsione del Movimento. Mentre vanno avanti a pancia bassa le verifiche dei vertici dei 5 Stelle, si allunga l’ombra di un buco ben più cospicuo: secondo l’Adnkronos, infatti, mancherebbero all’appello oltre 500mila euro.

Se infatti i parlamentari 5 Stelle rivendicano di aver versato al fondo per le Pmi 23.418.354 euro e il documento del ministero dello Sviluppo economico certifica una somma di 23.192.331 – con un ammanco, calcolatrice alla mano, di 226mila euro – c’è da tenere in considerazione che alcune regioni hanno versato i soldi ‘sforbiciati’ a stipendi e rimborsi dei consiglieri in quello stesso conto, contribuendo al ‘tesoretto’ del Fondo per le Pmi.
Nello specifico, stando alle carte, i 5 Stelle dell’Emilia Romagna avrebbero versato al conto corrente numero 00000219222 ben 329.297 euro, la Liguria 145.704 euro, il Veneto 41.360 euro. Considerando gli importi versati dalle tre Regioni, si arriva a un totale di 516.361, che dunque non sarebbero stati elargiti da deputati e senatori. Dal M5S confermano all’Adnkronos che l’ammanco sarebbe in realtà più alto di quello riportato su alcune testate nei giorni scorsi e spiegano che è in corso l’accesso agli atti del Mef.
M5S: “Abbiamo sbagliato i calcoli” – Il M5S in queste ore sta effettuando l’accesso agli atti del Mef per verificare lo stato dei versamenti al Fondo per le Pmi. “Abbiamo verificato – confermano all’Adnkronos dai vertici M5S – che sul fondo arrivavano bonifici non solo di deputati e senatori, ma anche di parlamentari uscenti e dei gruppi M5S di alcune Regioni. Pubblicheremo in chiaro tutti i dati e chi non ha versato verrà espulso”.
Ma alla base del caso ci sarebbe anche un errore nei calcoli. A quanto filtra dai vertici del Movimento all’Adnkronos, infatti, il dato visibile sul sito ‘tirendiconto.it’ – ovvero i 23.418mila euro che deputati e senatori avrebbero versato al fondo per le Pmi – sarebbe più alto di quanto effettivamente erogato negli anni dai parlamentari 5 stelle, il che farebbe scendere la forbice tra i numeri consultabili dalle tabelle del Ministero dello Sviluppo Economico (23.192mila) e il ‘tesoretto’ rivendicato dal Movimento.
Secondo i vertici pentastellati, non ci sarebbe tuttavia del dolo in questo, ma la differenza tra la cifra sul sito ‘ti rendi conto’ e i soldi effettivamente versati sarebbe riconducibile a un errore nell’inserimento dati, fatti salvi i casi in cui sarà accertata l’intenzionalità da parte degli eletti. Come nel caso di Cecconi e Martelli, i due parlamentari ‘pizzicati’ dalle Iene.
A occuparsi delle rendicontazioni, centinaia e centinaia negli anni, sottolineano ancora dai vertici 5 stelle, ci sarebbe stato un unico tecnico che avrebbe commesso degli errori. Anche su questo il M5S sta cercando di far luce in queste ore. Nelle prossime 48 ore tutti i dati verranno messi online per far chiarezza.

Fonte: AdnKronos



M5S, IL BUCO DA 226MILA EURO SUI VERSAMENTI DEI PARLAMENTARI AL FONDO PER IL MICROCREDITO

Un buco da 226mila euro. Circa 130mila in più rispetto ai soldi non versati da Andrea Cecconi e Carlo Martelli, parlamentari uscenti e ora capilista M5s, che dopo le anticipazioni di un servizio delle Iene sulle mancate restituzioni hanno firmato un “atto di rinuncia all’elezione”. E’ quello che emerge confrontando la tabella del ministero dello Sviluppo economico sui versamenti del Movimento 5 Stelle al fondo per il microcredito alle piccole e medie imprese e la cifra dichiarata sul sito tirendiconto.it. Lo scrive Il Fatto Quotidiano.

Secondo un post pubblicato sul blog delle Stelle, la discrepanza “molto probabilmente è dovuta a una questione di contabilizzazione: i versamenti effettuati negli ultimi 15-20 giorni che risultano nel nostro sito potrebbero ancora non essere stati contabilizzati nel conto del Ministero”. Luigi Di Maio promette comunque che ci saranno verifiche “fino all’ultimo centesimo”. Intanto è polemica sull’ipotesi che Le Iene non trasmetta domenica sera l’inchiesta sui mancati rimborsi per motivi legati alla par condicio.
Torniamo ai numeri. Come riportano Repubblica e La Stampa, e come attesta il prospetto del Mise ottenuto da ilfattoquotidiano.it, i bonifici effettuati al gennaio 2018 a valere sugli stipendi dei parlamentari grillini ammontano infatti a 23,19 milioni. Dato aggiornato al 9 febbraio 2018, quando dunque – in teoria – anche i versamenti “riparatori” di Cecconi e Martelli avrebbero dovuto essere arrivati a destinazioni. Ma sul portale che informa i cittadini su rimborsi e indennità restituiti dagli eletti del Movimento si legge che al fondo sono stati destinati “23.418.354,52 €”. Ballano quindi più di 226mila euro. Sono quindi in corso controlli per capire se ci siano altri casi di ammanchi tra annunci e versamenti effettivi. Secondo un post pubblicato sul blog del Movimento, “una parte di questi soldi, come abbiamo detto, derivano dalle mancate restituzioni di Martelli e Cecconi (…) Un’altra parte dei soldi mancanti molto probabilmente invece è dovuto a una questione di contabilizzazione: i versamenti effettuati negli ultimi 15-20 giorni che risultano nel nostro sito potrebbero ancora non essere stati contabilizzati nel conto del Ministero e da ciò risulta la discrepanza”, spiega il M5S.

“Abbiamo restituito 23 milioni di euro di nostri stipendi che hanno fatto nascere settemila imprese in Italia che danno lavoro a 14mila italiani: c’è chi dice che sono 23,4 e chi dice che sono 23,2: fino all’ultimo centesimo sarà verificato”, ha commentato il candidato premier Di Maio a margine di un’iniziativa elettorale a Potenza. Poi ha aggiunto che “è ridicolo che si parli di caso quando il vero caso è che c’è un’unica forza politica in Italia che taglia gli stipendi ai propri parlamentari e li investe in forme di lavoro per chi non ha lavoro”.
A svelare le irregolarità nei versamenti dei due parlamentari M5s è stata appunto la trasmissione di Italia1 Le Iene. Ma secondo indiscrezioni il servizio, che doveva andare in onda domenica, verrà solo anticipato sul sito per evitare di violare la par condicio. Il Pd, con Michele Anzaldi, propone che la Rai chieda a Mediaset l’acquisto di 3 minuti dell’inchiesta come “diritto di cronaca”: “E’opportuno – sostiene – che il servizio pubblico dia un’informazione completa ai cittadini in campagna elettorale”. Peraltro, sostiene il segretario della commissione di Vigilanza Rai, “a maggior ragione dopo che gli stessi M5s hanno ammesso la fondatezza dell’inchiesta, sarebbe incomprensibile se il servizio non andasse in onda. Non c’è nessuna presunta norma di par condicio che lo vieta”.
Di Maio nei giorni scorsi si è detto “molto deluso” da Cecconi e Martelli. “Stiamo parlando di diverse decine di migliaia di euro ed è una cosa grave”, ha ammesso. E ha anticipato quello che potrebbe essere l’esito del “processo” attivato dal collegio dei probiviri a cui sono stati deferiti: “Io sono dell’idea che chi fa queste cose debba andare fuori dal Movimento. Abbiamo chiesto loro non solo di fare un passo indietro ma, attraverso i probiviri, una sospensione o una espulsione“.
Secondo l’avvocato Lorenzo Borrè, il legale che sta combattendo la battaglia degli espulsi dal Movimento: eventuali sanzioni comminate dai probiviri potrebbero essere impugnate davanti a un giudice e annullate. Cecconi e Martelli hanno aderito a fine dicembre 2017 alla nuova associazione M5s e “i fatti di cui sono accusati riguardano avvenimenti accaduti prima”.



M5S, FIRME “COPIATE”: LE IENE TORNANO A PALERMO

m5sLe Iene tornano ad occuparsi delle presunte “irregolarità” alle elezioni amministrative di Palermo nel 2012, da parte del M5S, stasera su Italia 1. Hanno raccolto testimonianze esclusive che metterebbero in luce “nuove incongruenze riguardanti le firme raccolte e depositate a sostegno della lista dei grillini alle comunali”.

Questa volta le Iene si sono imbattute nella deputata Loredana Lupo ed in suo marito Riccardo Ricciardi, l’attivista che per i 5 Stelle ha presentato la lista e depositato le firme al Comune di Palermo nel 2012. Sia Ricciardi che la moglie, quando sono stati raggiunti dalle Iene, avevano negato qualsiasi coinvolgimento.

Così l’inviato Filippo Roma ha deciso di verificare, inizialmente, se i due coniugi avessero firmato i moduli a sostegno della lista all’epoca dei fatti, per poi appurare l’autenticità delle loro firme.

Invece, Paolo Di Blasi, il portiere del loro condominio, anche lui tra i firmatari insieme ad altre due donne, ha disconosciuto la firma raccolta all’epoca. Il portiere, nel servizio che andrà in onda stasera, afferma che la firma sul modulo depositata in Comune, che dovrebbe essere sua, in realtà non lo è e lo dimostra confrontandola con la sua firma originale. Dubbi anche su un’altra firma, quella della figlia.

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Fonte: Italpress