LO SVARIONE DELLA VICEMINISTRA 5 STELLE LAURA CASTELLI SULL’IRES

La viceministra all’Economia e alle Finanze, l’onorevole pentastellata Laura Castelli, laureata in laureata in Economia Aziendale, durante una diretta Facebook per illustrare i dettagli del decreto Crescita ha voluto spiegare la mini-mini-Ires.

La Castelli per non sbagliare ha scritto degli appunti su un foglio. Infatti dice: “mi sono appuntata un po’ di cose perché è un testo molto corposo che ha quasi cinquanta articoli”. “Noi avevamo messo la mini-Ires dentro la legge di bilancio che siamo riusciti ancora a ridurre come tassazione addirittura di nove punti percentuali, quindi una mini-Ires ancora più mini per quei redditi che arrivano fino a 65mila, quelli dei professionisti”.

Ancora  una volta la viceministra è inciampata in una gaffe. L’Ires, infatti, è l’imposta sul reddito delle società e non riguarda i singoli professionisti che vivono nel regime fiscale della partita Iva, a meno che non decidano di creare e fondare una società. Ma questa è un’ovvietà dato che c’è una bella differenza tra professionista e azienda.
E poi la reclamizzata riduzione del 9% è, in realtà, solo del 3,5%.
Fonte: Giornalettismo



LAURA CASTELLI M5S PROMOSSA VICEMISTRO

Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, ha promosso la grillina Laura Castelli dal ruolo di sottosegretaria a viceministro del ministero dell’Economia.

Insieme alla deputata del Movimento 5 Stelle è stato promosso allo stesso ruolo il leghista Massimo Garavaglia.
“Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha approvato – rende noto un comunicato di Palazzo Chigi – la delega di funzioni conferita dal Ministro dell’economia e delle finanze, Giovanni Tria, ai Sottosegretari Laura Castelli e Massimo Garavaglia, deliberando contestualmente la proposta della loro nomina alla carica di Viceministro, che verrà quindi sottoposta al Presidente della Repubblica”.
Fonte: Agi



LAURA CASTELLI CHE CHIEDE AL PD DI RIFERIRE SULLA RECE CESSIONE, QUANDO SI CONFONDE GOVERNO E OPPOSIZIONE

Laura Castelli, sottosegretaria all’Economia in quota Movimento 5 Stelle, ha avanzato una richiesta davvero molto particolare, nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Secondo l’esponente del governo penta-leghista, infatti, il Partito Democratico – una forza politica che si trova all’opposizione – dovrebbe «riferire in aula» sulla legge di bilancio adottata dai governi precedenti. «I problemi economici dell`Italia vengono da lontano” e “paghiamo le scelte sbagliate del Pd», ha aggiunto.

La rappresentante del Movimento 5 Stelle, alla domanda della giornalista Monica Guerzoni che metteva in evidenza la richiesta del Partito Democratico di sentire Giovanni Tria, per riferire in aula sul calo del Pil registrato ieri dai dati dell’Istat e anticipato il giorno prima dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha risposto senza possibilità di equivoci: «Non abbiamo la paura di riferire in Parlamento sulle nostre azioni. Piuttosto il Pd riferisca in aula sugli effetti negativi delle sue misure».
Laura Castelli, in quanto sottosegretario al ministero dell’Economia, è un rappresentante del potere esecutivo. Il Parlamento esercita una funzione di controllo sull’esecutivo, attraverso gli strumenti delle interrogazioni, delle interpellanze e delle commissioni d’inchiesta (che, tuttavia, vengono aperte soltanto in casi particolari, relativi a materie di pubblico interesse). Le interrogazioni e le interpellanze sono presentate dai parlamentari che invitano il governo a riferire in Aula, attraverso una risposta scritta o orale, su determinate questioni.
Insomma, non è previsto che una forza di opposizione riferisca in Aula su richiesta del governo. Anche perché, in quanto forza di opposizione, non può esercitare il potere esecutivo. Una delle funzioni più importanti del Parlamento, secondo la Costituzione, oltre a quella legislativa, è quella di controllo nei confronti del potere esecutivo. Se si sovvertono questi principi si arriva al paradosso proposto dalla Castelli. Il M5S non si trova più all’opposizione, ma è parte del governo. E non può chiedere a una forza di minoranza di «riferire in Aula» come se quella stessa forza di minoranza fosse ancora a Palazzo Chigi.
Fonte: Giornalettismo



QUANDO AI GRILLINI ALL’OPPOSIZIONE PIACEVANO LE BOCCIATURE AL DEF

Esattamente due anni fa, ottobre 2016, per la prima volta l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha bocciato le stime programmatiche sulla crescita del Pil del 2017 che l’allora Governo Renzi aveva presentato.

Barbara Lezzi, Elisa Bulgarelli, Laura Castelli e Francesco Cariello delle commissioni Bilancio di Senato e Camera nel corso di una conferenza stampa sul Def, tenuta alle ore 11 del 12 ottobre 2016, nella sala Nassirya a Palazzo Madama non mancarono di dichiarare “irrealistiche” le stime di crescita e che “il Governo giocava con i numeri dell’economia”.
“Ogni anno – spiegavano – ci troviamo davanti ad un quadro di finanza pubblica più grigio, con il rapporto debito/Pil sempre a livelli altissimi, sia perche’ il Pil non cresce sia perche’ il Governo adotta misure ridicole per abbattere il debito pregresso”.
Due anni fa, dall’opposizione, i 5 Stelle magnificavano il lavoro fatto dall’Ufficio parlamentare di bilancio che aveva bocciato le previsioni di crescita stimate dall’allora maggioranza per il 2017.
Ora che sono maggioranza di governo rimproverano allo stesso Ufficio (Upb) di voler ostacolare il Governo lega-stellato.
Fonte: Agi



M5S BOCCIA EMENDAMENTO DI FI SUL REDDITO DI CITTADINANZA

Il deputato azzurro, Antonino Germanà, propone un emendamento che inseriva il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle nel decreto Dignità voluto dal viceministro Luigi Di Maio.

“Siamo alle comiche finali. La maggioranza e il Governo hanno bocciato il nostro emendamento che provocatoriamente introduceva il reddito di cittadinanza, ovvero lo storico cavallo di battaglia del M5S. Con non poco imbarazzo del Governo e della maggioranza, hanno implicitamente ammesso che il loro reddito di cittadinanza appartiene al libro dei sogni”. dichiarano, i deputati di Forza Italia, Nino Germanà e Stefania Prestigiacomo.
“Il Presidente Fico prima ha sostenuto l’inammissibilità perché l’emendamento non è stato presentato in Commissione, regola che vale solo per i provvedimenti collegati alla manovra di bilancio; poi ha aggiunto che l’incompatibilità deriva dall’estraneità di materia, dimenticando che sono soprattutto le politiche attive del lavoro quelle che garantiscono la dignità dei lavoratori; infine, si è accennata a una presunta mancanza di copertura, che non è necessaria per i provvedimenti non collegati alla legge di Bilancio. Il fatto grave è che la copertura, comunque presentata, è identica a quella indicata da M5S. Se dicono ciò ammettono che il provvedimento è irrealizzabile. Infine si è parlato di assenza di relazione tecnica, indicata come causa di inammissibilità, come se fosse un disegno di legge e non un emendamento”, spiegano.
“Insomma, pur di non doversi confrontare con la Lega al momento del voto il Movimento degli onesti ha chiesto al presidente Fico di tutelare il suo partito coprendo le frottole raccontate agli elettori in campagna elettorale. Per riuscirci non ha garantito imparzialità di giudizio. C’era da aspettarselo, per il M5S la campagna elettorale è finita. Come disse Giolitti “Il miglior sedativo per le smanie rivoluzionarie consiste in una poltrona ministeriale, che trasforma un insorto in un burocrate”, concludono.
Nell’argomento interviene anche la deputata Maria Elena Boschi che dalla sua pagina Facebook lancia un nuovo affondo contro l’esecutivo Legastellato e in particolar modo contro il Movimento 5 stelle guidato da Luigi Di Maio.
“La Commissione bilancio della Camera ha discusso oggi, 31 luglio 2018, gli emendamenti sul Decreto Dignità proposto dal governo Conte e fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle, scrive la deputata del Pd”.
“Durante la discussione in Aula, però, la sottosegretaria Castelli dei 5 Stelle – continua Boschi – ha bocciato un emendamento presentato da Forza Italia. A colpire in questa vicenda è il testo dell’emendamento stesso, che ricalcava provocatoriamente la proposta del Movimento in tema di reddito di cittadinanza. Il motivo alla base della bocciatura da parte della Castelli è ancora più sorprendente: secondo la sottosegretaria, infatti, non ci sarebbero le coperture”.