QUANDO IL CANDIDATO PD-M5S IN UMBRIA ELOGIAVA IL LEGHISTA CENTINAIO: “GRANDE MINISTRO”

Un ‘endorsement’ per l’allora responsabile del Turismo e dell’Agricoltura, il leghista Gian Marco Centinaio: “grande ministro”. È tra gli ultimi ‘cinguettii’ che figurano sul profilo Twitter del candidato M5S-Pd, Vincenzo Bianconi, risalente al luglio scorso, quando a Palazzo Chigi coabitava ancora l’asse M5S-Lega.

Un tweet risalente a oltre due mesi fa, ma che – dopo la candidatura targata Pd-M5S a governatore – genera qualche confusione in Rete visto che qualcuno, sotto le parole di Bianconi postate a un intervento di Centinaio, scrive oggi: ‘Ma non ho capito sei il candidato della Lega? Che confusione’. L’ultimo post di Bianconi, sempre risalente a luglio scorso, è un ritweet del messaggio in cui Luigi Di Maio annunciava la decisione della Cassazione di bocciare il ricorso di ex parlamentari contro il taglio dei vitalizi.

 Alle comunali Bianconi votò un civico di centrodestra, come racconta oggi in un’intervista sulle pagine di Repubblica, ma anche alle europee il candidato governatore votò per la stessa area politica, scegliendo Arianna Verucci, imprenditrice della sua terra candidata nelle file di Fi. ‘Traccia’ della sua scelta elettorale resta sulla pagina Facebook del presidente di Federalberghi Umbria, in cui tuttavia è lo stesso Bianconi a premettere: “Nella mia famiglia non siamo schierati politicamente, non ci diciamo nemmeno per chi votiamo”.
Segue un lungo post con un caldo endorsement per la candidata azzurra, che incarna, per Bianconi che ne racconta la storia, il coraggio di un’imprenditrice messa a dura prova dal terremoto che ha messo in ginocchio l’Umbria. “Quando mi va tutto male penso a lei, al suo coraggio ed alla sua voglia di andare avanti con dignità e con il sorriso – scrive dunque Bianconi – lei è una persona alla quale mi ispiro. Siamo noi gli artefici del nostro destino. Grazie Arianna per il tuo coraggio e per la tua determinazione, un esempio”.
Fonte: AdnKronos



PASTORI SARDI DENUNCIATI PER BLOCCO STRADALE, REATO PREVISTO DAL DECRETO SICUREZZA DI SALVINI

Matteo Salvini, leader della Lega, vicepremier e ministro degli Interni, a proposito della protesta dei pastori sardi per l’irrisorio prezzo del latte, nei giorni scorsi aveva dichiarato:

“Io sto con i pastori sto seguendo con attenzione e rispetto la protesta dei lavoratori della Sardegna, è urgente dare vita ad una commissione unica nazionale con pastori, produttori e industriali per il latte ovino, con lo Stato, considerata l’assenza della Regione che torna a fare lo Stato e stabilisce un prezzo minimo di contrattazione, anche con una eventuale parte di sovvenzione. Spero che il voto di domenica 24 febbraio riavvicini la Regione ai cittadini, il popolo merita più attenzione e rispetto”.
E con Salvini il ministro leghista delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio:
“I pastori sardi hanno ragione, hanno perfettamente ragione…”. “Non posso pensare che ci siano operatori che vengono pagati così poco e poi il prezzo del latte nei negozi è se non il triplo poco ci manca”.
Sulla stessa linea il vicepremier e ministro 5 Stelle Luigi Di Maio:
“Lo dico da ministro. Anche io sto con i pastori, ma non dico che si trova una soluzione e un’intesa in 48 ore”. “Si parla del ‘decreto latte’, ma lo dobbiamo scrivere insieme a loro. E’ una legge di sostanza che risolve i problemi. Stiamo con i pastori, ma senza prenderli in giro”.
In questi giorni il governo lega-stellato tutto schierato a fianco delle legittime richieste dei pastori sardi, salvo apprendere – racconta L’Unione Sarda – nelle ultime ore che una decina di pastori sardi sono indagati dalla Procura di Nuoro per i blocchi stradali dei giorni scorsi durante le manifestazioni di protesta per il prezzo del latte.
Il reato di blocco stradale era stato degradato a illecito amministrativo e depenalizzato nel 1999, ma il decreto sicurezza di Matteo Salvini l’ha reintrodotto come reato se commesso da più persone, con pene dai due ai dodici anni.
Oggi si vota per il rinnovo del Coniglio regionale in Sardegna.



IL SENATO SALVA AZZOLINI. L’EFFETTO CONTRARIO DEL GRILLINO GIARRUSSO: FINCHÈ C’È LUI NESSUNO SARÀ ARRESTATO

giarrussoLa giunta delle immunità si era detta favorevole ai domiciliari per il senatore coinvolto nell’inchiesta sulla Divina Provvidenza: l’aula ha respinto a scrutinio segreto la proposta con 189 no, 96 sì e 17 astenuti.

Il Senato ha detto ‘no’ agli arresti domiciliari per il senatore Antonio Azzollini del Nuovo centrodestra. I no sono stati 189, i sì 96 e gli astenuti 17. L’arresto del senatore era stato chiesto dalla magistratura tranese per il crac da 500 milioni di euro della casa della Divina Provvidenza a Bisceglie.

Mario Michele Giarrusso, grillino catanese. Si sgola in Aula, si scaglia contro la casta. È doping per i garantisti. Certo non incoraggia gli indecisi a bocciare Azzolini.

Una ventina di senatori ha chiesto il voto segreto e nell’anonimato ognuno ha agito di testa propria.

Azzollini, commenta il capogruppo della Lega Gian Marco Centinaio, ha “avuto la carta vincente nell’intervento demenziale di Giarrusso del Movimento Cinque Stelle” che “ha chiarito le idee agli indecisi”.

“Aho, finchè c’è Giarrusso nessuno sarà arrestato…”, se la ride Gasparri.

“Non fatemene parlare” – s’infuria Mineo – “Anzi, parlo ma come diavolo gli viene in mente di fare così? È ovvio che poi votano contro l’arresto”.

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RIFORME, CENTINAIO (LEGA): “NON CI MISCHIAMO CON M5S”


“Non ci mischiamo ai 5 Stelle, noi abbiamo fatto proposte concrete. 10 proposte concrete”,

Gian Marco Centinaio, capogruppo della Lega Nord al Senato.

 

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