TAV, IL 70% DEGLI ELETTORI 5 STELLE SAREBBE FAVOREVOLE ALLA REALIZZAZIONE

La maggioranza degli elettori e degli attivisti del Movimento 5 Stelle sarebbe favorevole all’alta velocità Torino-Lione. Lo rivela un retroscena di Francesco Verderami sul Corriere della Sera che cita un dossier segreto in mano a Luigi Di Maio e ai dirigenti del Movimento. I numeri dello studio commissionato dallo stesso Di Maio per sondare l’umore del popolo Cinquestelle  non lasciano spazio a interpretazioni: il 70% è favorevole alla Tav.

L’esito del sondaggio peraltro lo conforta, nel senso che rafforza la sua idea di imprimere una «svolta» all’azione politica e di governo del Movimento. In fondo il cambiamento non è che un ritorno al passato, alla linea adottata l’anno scorso in campagna elettorale: è un profilo che era stato accantonato dopo il voto con la scomposta richiesta di impeachment per Mattarella, è una strada che era stata abbandonata rincorrendo Di Battista e i gilet gialli. Finito in un vicolo cieco, Di Maio si è convinto a tornare indietro per reimpostare il rapporto con il mondo delle imprese, per riallacciare il filo delle relazioni con il Vaticano, per ricalibrare le scelte di natura internazionale.
«E stavolta — assicura — non si torna indietro». Perciò sulla Tav imporrà la scelta politica che spetta al capo del Movimento, avendo cura di farla metabolizzare a chi è contrario, chiedendo opportune modifiche al progetto. E senza più nascondersi — com’è accaduto per l’autorizzazione a procedere su Salvini — dietro la piattaforma Rousseau: a suo giudizio sarebbe «troppo rischioso» lasciare l’ultima parola ai soli iscritti, che non rappresentano la massa degli elettori cinquestelle. È così che il vicepremier si prepara all’ultima mediazione con l’altro vicepremier, che è pronto ad accettare un compromesso ma niente più: «Non sono disponibile a bloccare l’opera», gli ha detto Salvini l’altra sera a cena. Con loro c’era anche Conte, il cui ruolo di «mediatore» serve ai due come paravento quando bisogna prendere decisioni controverse.
La Tav rappresenta la metafora del nuovo percorso politico del Movimento, e potrebbe ridisegnare il tracciato del governo e della stessa legislatura. Si vedrà se la nuova (vecchia) linea basterà a Di Maio per invertire la tendenza descritta dai risultati alle Regionali e dai sondaggi per le Europee. Ma la sua mossa in prospettiva potrebbe incastrare Salvini. Perché il problema — come ha scritto Carlo Fusi sul Dubbio — resta sempre lo stesso: «Chi scriverà la prossima Finanziaria?». Una cosa è certa: o lo farà questo governo o nessun’altra forza sarà disposta a rimediare ai buchi di bilancio provocati dall’ultima legge di Stabilità e dalla recessione. «Se si aprisse la crisi — dice non a caso il dem Zingaretti — noi chiederemmo al capo dello Stato di tornare a votare».
Il M5S smentisce quanto riportato dal Corriere: «Quanto riportato oggi da alcuni organi di stampa non solo è destituito di ogni fondamento, ma corrisponde a un clamoroso falso, visto che il Movimento 5 Stelle non è in possesso di alcun sondaggio interno sul Tav con quei dati». «I sondaggi che abbiamo visionato noi a febbraio danno i due terzi degli elettori del M5s contrari al Tav. Dati confermati, fra l’altro, da un sondaggio di Demopolis per Otto e Mezzo (La7) in cui gli elettori del Movimento favorevoli sono appena il 18%”. Per il M5s si tratta di dati “in linea con altri sondaggi meno recenti di altri istituti (fra cui Swg) che confermano l’assoluta contrarietà alla Tav dell’elettorato 5 Stelle. Cioè l’opposto di quello che si sta diffondendo sui media. A che gioco sporco si sta giocando?».



ASSE BERLUSCONI-CINQUE STELLE?

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Marco Fattorini per linkiesta.it

Nelle ore in cui la Corte d’Appello di Milano conferma i due anni di interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi, arriva l’indiscrezione che non t’aspetti. Un retroscena del Corriere a firma di Francesco Verderami svela che durante il pranzo di giovedì Berlusconi avrebbe descritto ai commensali «la pazza idea di aprire un rapporto con i Cinque Stelle, rivelando l’apertura di un canale di collegamento con Grillo dopo un colloquio con il professor Paolo Becchi».

Lui è ordinario di filosofia del diritto all’Università di Genova, ha presidiato studi tv e pagine dei giornali con l’etichetta di ideologo del Movimento (benché si professi semplice attivista) ed è voce molto presente sul blog di Grillo. Nel corso della telefonata con il Cav sarebbe emerso uno studio di Becchi «dal quale risulta che l’80% del programma di Grillo coincide con il nostro». E il pensiero corre alle politiche per l’immigrazione, le stesse che nelle ultime settimane hanno agitato le acque in casa pentastellata.

Oggi è difficile immaginare convergenze tra le due formazioni, che Berlusconi insiste ad assimilare per la loro caratura di “movimenti”. La lotta dei Cinque Stelle e gli anatemi di Beppe Grillo contro lo «psiconano» non lasciano presagire aperture che troverebbero le critiche della base e quelle di una fetta di deputati e senatori stellati, individuati da molti osservatori «più a sinistra dei due cofondatori». Eppure tanto Grillo quanto i suoi parlamentari più fedeli urlano che «Il Pd è peggio del Pdl», prefigurando uno scontro finale proprio tra il movimento dell’ex comico e il partito dell’ex premier.

L’apertura di un canale diplomatico tra Arcore e Sant’Ilario potrebbe porre le basi per un ragionamento in chiave anti-Pd o ipotizzare un acceleramento verso il ritorno alle urne. Interpellato da Linkiesta, il solitamente loquace professor Becchi mette le mani avanti: «Mi scusi ma in questo momento sono molto impegnato». Sul colloquio telefonico con Berlusconi non conferma nè smentisce: «Oggi non rilascio dichiarazioni». Chissà che non arrivi un comunicato sul blog di Grillo.

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