LA SINISTRA IMPOSSIBILE DI CIVATI CON GLI EX M5S

civati-matteoderricoPresso la Limonaia di Villa Strozzi a Firenze si svolgerà, da venerdì 17 a domenica 19 luglio, il Politicamp di Pippo Civati.

Un nuovo mondo, il titolo della tre giorni del soggetto politico della sinistra alternativa che va da Civati a Vendola, che si tiene dopo il viaggio greco e le ricette, lacrime e sangue, post referendum di Alexis Tsipras.

È probabile che il nuovo soggetto politico nascerà a ottobre, perché le rivoluzioni si fanno in autunno. Adesso fa troppo caldo, meglio andare al mare e parlare sotto l’ombrellone: “Abbiamo fatto tanti errori, non possiamo più presentarci alle elezioni con un improvvisato cartello elettorale, fatto di tanti simboli. Basta con l’accrocchio di ceti politici per la sopravvivenza elettorale. Dobbiamo fare bene e fare presto. Sta maturando una domanda sociale, e noi dobbiamo collocare un’offerta credibile”, ha detto Nichi Vendola.

Intanto il progetto attrae gli ex M5S. Secondo l’agenzia di stampa Adnkronos , alla Camera si parla già di imminente trasloco. Di certo, per ora, c’è la partecipazione di 5 ex grillini alla tre giorni di Civati, 4 deputati più un senatore.

Da Montecitorio sono in partenza per il capoluogo toscano Tancredi Turco, Eleonora Bechis, Marco Baldassare e Massimo Artini, celebre per il duro scontro con i vertici 5 Stelle sul sistema informatico grillino ma anche per aver frequentato le scuole medie con il premier Matteo Renzi. Tutti e quattro fanno parte di Alternativa Libera (Al), la componente nata in seno al gruppo misto da undici 5 Stelle delusi, rimasti in 10 dopo l’addio di Jessica Rostellato, passata al Pd. Ora Al rischia di assottigliarsi ulteriormente, tant’è che al suo interno ci sarebbero parecchie tensioni.

Dal Senato, invece, Fabrizio Bocchino, espulso dal M5S assieme ad altri quattro colleghi. Per ora, a Palazzo Madama, il suo è l’unico nome dato per certo all’iniziativa di Civati.

Lontani i tempi in cui Civati partecipava alla Leopolda di Matteo Renzi.

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NON AIUTANO LE IMPRESE IN DIFFICOLTÀ I SOLDI RESTITUITI DAI GRILLINI

Dopo le accuse di Favia a Luigi Di Maio per i 6000 euro netti al mese e a Paola Taverna e altri, per le spese pazze, si scoprono altri nuovi (presunti) altarini nel movimento di Beppe Grillo.

“Questo fondo non aiuta le imprese in difficoltà, ma aiuta le imprese che non sono in difficoltà, perchè c’è una commissione che decide e valuta il grado di affidabilità delle imprese. In questa commissione ci sono le imprese vicine a Casaleggio, peraltro si apre la possibilità di un conflitto di interesse“. E’ quanto ha dichiarato ad Agorà Rai Fabrizio Bocchino, uno dei parlamentari espulsi da Beppe Grillo nella recente crisi apertasi nel Movimento 5 Stelle.

La rivelazione di Bocchino getta ombre sulla effettiva funzione del Fondo che è l’ultima componente deel meccanismo di “restituzione” di parte dello stipendio da parlamentare, di cui i grillini facevano uno dei loro principali cavalli di battaglia. Infatti lo scorso 5 agosto, fu approvato un emendamento al Decreto del Fare per permettere ai parlamentari pentastellati di versare al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese la somma di 2.563.016,76 euro ricavata dal taglio degli stipendi e delle diarie da giugno ad ottobre 2013.

Alla luce di questa notizia che ha dell’inverosimile è comunque singolare la coincidenza della nascita di “Imprese a 5 stelle”, una costola del movimento di Grillo e Casaleggio, la cui pagina Facebook è stata inaugurata a Gennaio 2014, proprio nel periodo in cui il Ministro dell’Economia rendeva operativo l’emendamento che costituisce il fondo (l’avesse fatto Forza Italia su una sua iniziativa, chissà in quanti avrebbero accusato Berlusconi di voto di scambio). Ci auguriamo comunque che Grillo faccia chiarezza al più presto su quanto denunciato da Bocchino.

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Gerd Dani per Free Italia




SENATORI M5S ESPULSI RESTITUISCONO 106MILA EURO: “RISPETTATO PATTO”

senatori m5s matteoderrico“Se ne vanno per tenersi il malloppo”. Almeno per i primi mesi, salta l’accusa per i dissidenti espulsi dal Movimento 5 Stelle. I nove fuoriusciti (quattro espulsi e cinque dimissionari poi cacciati) hanno infatti annunciato che per i mesi di novembre, dicembre, gennaio e febbraio hanno reso la parte non rendicontata della diaria. “Prosegue l’impegno con gli elettori e il Paese: restituiti 106.244,39 euro a favore di Onlus e Associazioni Benefiche”.

Lo rendono noto in una nota congiunta i senatori Lorenzo Battista, Alessandra Bencini, Laura Bignami, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella, Monica Casaletto, Maria Mussini, Luis Orellana e Maurizio Romani. “Coerentemente con l’impegno sottoscritto con gli elettori – affermano – abbiamo destinato in relazione al periodo Novembre 2013-Febbraio 2014, un totale di Euro 106.244,39. Le ricevute dei bonifici verranno pubblicate online, nelle pagine personali dei senatori”. La cifra – prosegue la nota – è stata destinata alle seguenti associazioni/finalità: Comunità San Martino al Campo (TS), AISLA FVG, AIAS Trieste, Fondo Assistenza Personale Carabinieri, Fondo di Garanzia PMI, Angeli della Notte ONLUS Palermo, Emergency, Associazione Pianeta Down ONLUS Pescara, Associazione Habibi Orfanotrofio Betlemme, Lega del Filo d’Oro ONLUS, Agenzia n. 1 per Ayamè ONG Pavia, Ristrutturazione Scuola di Palermo.

La decisione è in linea con i loro ex colleghi del Movimento 5 Stelle che ogni mese restituiscono (e destinano al fondo del Ministero dell’economia per la piccola media impresa) metà dello stipendio e la diaria non rendicontata. Due finora i restitution day organizzati dai 5 Stelle. Il primo a luglio, il secondo a dicembre per un totale di oltre 3 milioni e 500mila euro. Ma non tutti i fuoriusciti nel corso dei mesi si comportano allo stesso modo. Nessuna notizia ad esempio sui due ex alla Camera Ivan Catalano e Alessio Tacconi. Stessa situazione per Vincenza Labriola e Alessandro Furnari: se ne andarono tra le accuse “di volersi tenere i soldi” e non si hanno più avuto notizie sulle loro restituzioni. Così anche Adriano Zaccagnini e Marino Mastrangeli. La senatrice Adele Gambaro invece restituisce periodicamente parte del suo stipendio e della diaria e lo destina una onlus di Bologna.

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Il Fatto Quotidiano




MOVIMENTO 5 STELLE, FIRME FALSE: ORELLANA ERA GIÀ STATO ESPULSO

luis-alberto-orellana-matteoderricoDopo Fabrizio Bocchino, anche Luis Alberto Orellana valuta se sporgere denuncia o meno contro il capogruppo del Movimento 5 stelle al Senato, Vincenzo Santangelo, per aver falsificato le firme dei colleghi sulle mozioni di sfiducia ai ministri Giuliano Poletti e Federica Guidi.

ESPULSO E FALSIFICATO. Ma l’ex cittadino-portavoce originario di Caracas rivela a Lettera43.it un particolare della vicenda che aggrava la situazione. «Ho scoperto solo la sera di sabato 22 marzo che c’era anche la mia firma su quei documenti. Ma io ero stato espulso dal gruppo il giorno prima».
Le mozioni, infatti, sono datate 26 febbraio, mentre la riunione di deputati e cittadini in cui fu decisa la cacciata di Orellana, Battista, Campanella e Bocchino si svolse fino oltre la mezzanotte del 25. «Ricordo che alcuni miei ex compagni, vista l’ora tarda, volevano fermare quell’assemblea e rimandarla al giorno dopo», aggiunge il senatore ex pentastellato, «ma la maggioranza disse che era importante portare a termine le espulsioni senza perdere tempo». Quindi, spiega Orellana, «la mattina del 26 febbraio, al netto dei tecnicismi, ero già passato al gruppo misto, perché il regolamento ci impone di far parte di un gruppo».
Alla luce di queste parole, dunque, la situazione di Santangelo si complica ulteriormente. Almeno a livello politico, perché sul piano giudiziario il capogruppo può fare affidamento su una delle prerogative che tanto contestano proprio i pentastellati alla Casta, l’autodichia delle Camere, cioè «il potere conferito ad alcuni organi supremi dello Stato, di giudicare presso di sé i ricorsi presentati avverso gli atti d’amministrazione da essi medesimi post in essere, in deroga alle norme che disciplinano in via generale le competenze degli organi giurisdizionali».

INCOGNITA SUL GIUDICE. È questo, infatti, il motivo che finora ha frenato molti dei senatori messi alla porta da Grillo (e non solo). Prima di ingaggiare un braccio di ferro a carte bollate con Santangelo, vogliono sapere dai propri legali se a occuparsene sarà un giudice ordinario o una commissione parlamentare.
Resta però il fatto che il presidente dei senatori M5s ha fatto carte false per affossare il governo Renzi. Anzi, firme false. Anche di colleghi che solo poche ore prima aveva contribuito a cacciare dal gruppo.

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Dario Boriello per Lettera 43




NUOVO MOVIMENTO DEGRILINIZZATO

Blog Grillo, impeachment a Napolitano per farlo dimettere

I delusi del M5s non si contano solo tra le fila dei senatori e dei deputati eletti. Mentre l’emorragia grillina soprattutto al Senato sembra ormai inarrestabile, dopo le espulsioni di Orellana, Campanella, Battista e Bocchino e la cacciata via blog dei cinque dimissionari Mussini, Bencini, Bignami, Romani e Casaletto, è per lo più sul territorio che la disillusione nei confronti della linea politica pentastellata comincia a montare. Ma soprattutto a prendere corpo in movimenti autonomi.

E così, se i Cinquestelle sono alle prese con il nuovo caso del senatore Bartolomeo Pepe, appena sfiduciato dal meetup di Napoli, e con quello analogo della collega Serenella Fucksia, finita nel mirino della base di Fabriano, dalle Isole all’Emilia si lavora a un nuovo soggetto federale «degrillizzato». Che, chissà, potrebbe cominciare a prendere forma già a maggio, quando è in programma il primo tavolo tecnico unico per discutere le strategie future.

Ma chi sono i promotori di questo nuovo fermento politico? In prima fila c’è il neo gruppo Libertà di movimento, nato in Sardegna, soprattutto dopo il mancato ok di Beppe Grillo alla presentazione delle liste M5s per le regionali, ma di respiro nazionale. Un movimento che, come si legge sul sito ufficiale, «è composto da persone che a vario titolo sono state attiviste del M5s e da nuovi attivisti i quali, partendo proprio da quegli ideali, hanno deciso di  non voler più dipendere dalle scelte (o dalle assenze) di uno staff dominante, spesso illogico e incomprensibile».
Allo stato attuale conta «su circa 200 attivisti e un paio di migliaia di iscritti», come ha raccontato a Lettera43.it il presidente Giuseppe Chironi. «Non sono tutti sardi, il nostro ‘partito’, infatti, ha registrato adesioni anche in Veneto, Puglia, Emilia Romagna e Lazio».

Accanto a Libertà di movimento c’è anche Democrazia in movimento (Dim), il soggetto che annovera tra i suoi capofila Valentino Tavolazzi, il primo consigliere espulso dal comico ligure nel marzo 2012.
«Siamo nati ufficialmente il 3 febbraio 2013, con la Carta dei principi», ha detto a Lettera43.it Fabio D’Anna di Dim, «e viaggiamo sui 200 iscritti, mentre gli attivisti sono circa un migliaio». Se la sede logistica è Palermo, la base non è circoscritta solo alla Sicilia: «Il nostro è un contenitore. Non a caso, anche Ferrara, per esempio, con il gruppo ‘Progetto per Ferrara’ di Tavolazzi, è un altro importante bacino».

Pure a Roma, i delusi dal M5s si stanno organizzando. Sei mesi fa, infatti, si è costituito il movimento Nuovitalia che ha all’attivo, per ora, 32 iscritti: «La delusione», ha spiegato a Lettera43.it il vicepresidente Antonio Maria Nave, «non riguarda gli ideali Cinquestelle che sono anche i nostri. Ma riguarda le strategie messe in campo dal duo Grillo-Casaleggio. Una linea intesa a fare solo opposizione che non può essere sposata da chi davvero si è messo in gioco per cambiare questo Paese».
Per ora, manca all’appello solo il movimento Revolution, capitanato da Gaetano Vilnò, messo alla porta da Grillo nel 2009 e che dopo una fase di forte vitalità nel 2012 (il gruppo si diceva pronto a sfidare il M5s alle politiche) sembra finito nell’ombra: «Non ci ha contattato per ora», fanno sapere sia da Libertà di movimento sia da Dim.

Al di là dei numeri, ancora esigui, ciò che conta come ribadiscono le tre forze in campo è la mission: «Adesso il nostro obiettivo non sono gli imminenti appuntamenti elettorali, a cominciare dalle europee», ha spiegato Nave. «Non siamo nati col solo scopo di candidarci. Ma di aggregare e unificare tutti i movimenti che condividono gli stessi valori».
Ed è proprio su questo fronte che Dim, Libertà di movimento e Nuovitalia stanno lavorando: «Il dialogo è continuo», ha evidenziato Chironi, «e non è circoscritto solo ai nostri gruppi. Ci sono state già numerose riunioni. E molti parlamentari M5s sono stati coinvolti».
Chironi non si sbilancia, ma una cosa la dice: «Non si tratta solo degli espulsi. Anche se tra i parlamentari nessuno per ora se la sente di fare un passo, sono almeno una trentina i senatori che, in questa fase, avvertono come noi l’esigenza di un confronto reale». E i deputati grillini, invece? «Ce ne sono due o tre che sono ancora più critici dei loro colleghi al Senato perché si sentono manipolati. Ma per il momento hanno deciso di non esporsi».

Sebbene la parola d’ordine, a sentire i movimenti, per ora sia la prudenza, qualche proposta è già sul tavolo di discussione. A cominciare da quella avanzata da Libertà di movimento: «Pensiamo a un soggetto federale che, però, rispetti le singole realtà. Stiamo ragionando seguendo lo schema di una piramide rovesciata», ha precisato, «e quindi sull’idea di un consiglio nazionale con un rappresentante per ogni regione che possa portare avanti le istanze del proprio territorio».
Un’idea di federazione che vede d’accordo pure Nuovitalia («Anche se il nostro movimento è ancora in una fase embrionale», ha detto Nava, «è chiaro che, una volta condivisi gli stessi valori e intenti, l’unione fa la forza») e Dim («L’auspicio è trovare un comune denominatore, con regole chiare e garanzie di democrazia diretta», ha spiegato D’Anna. «Insomma, l’obiettivo è superare il M5s in modo da renderlo obsoleto»).

I tre soggetti, inoltre, non sembrano affatto spaventati da un percorso politico senza il traino di Grillo: «L’abbiamo messo nel conto», ha sottolineato Chironi, «ma sono le idee e i messaggi che devono andare avanti. Qualcuno deve pur denunciare le manovre create ad hoc per finalità politico-commerciali e deve invece preoccuparsi di lavorare per un vero cambiamento».
Non rimane a questo punto che attenderli alla prova dei fatti. Che, a quanto pare, si avvicina: «Ci sarà un tavolo tecnico unico, molto probabilmente il 9 maggio», ha anticipato D’Anna, «per discutere tutti insieme. Lo scopo è trovare il modo di fare fronte unico e, quindi, mettere in campo una proposta unitaria».

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Paola Alagia per Lettera 43