BEPPE GRILLO DEMOCRISTIANO

beppe-grillo-matteoderricoBeppe Grillo, politicamente parlando, è come ibernato e in (perenne) attesa di sbrinarsi al momento giusto, che non arriva.

Perché non c’è giorno che passa che il Movimento 5 Stelle non perda voti e soprattutto che il suo lìder màximo non perda consenso. Ed ecco che, lasciando da parte la consueta schifiltosità nei confronti dei quotidiani nostrani, ha concesso ieri mattina una lunga intervista al Corriere della Sera su Rai e reddito di cittadinanza. Intervista in cui ha dimostrato come i 5 Stelle non intendono più restare confinati a movimento anti-Kasta ma aprirsi fino a diventare forza di “lotta e di governo”. Certo almeno non subito ma la strada pare essere quella.

Di certo, per ora, Grillo sembra molto simile a Berlusconi. Una stella (politica) cadente che cerca in ogni modo di salvare il salvabile, diventando un po’ più democristiano. Mettendo da parte le rivalità personali verso gli eterni nemici del «Pdmenoelle» e collaborare con loro per risolvere i problemi dell’umanità: «Io auspico tutte le convergenze del mondo (sul reddito di cittadinanza). Bisogna capire che la povertà va affrontata come una malattia, non come un reato». Proprio lui che qualche tempo fa insieme a Don Ciotti voleva «rendere illegale la povertà» ma questa è più che altro una notazione ironica e di colore.

Il punto vero è che ormai anche Grillo ragiona secondo i codici della politica. Qualche giorno fa si è recato al Quirinale a trovare il presidente della Repubblica e ne è uscito pieno di parole di elogio. Ora l’apertura al Pd accolta con interesse dal capogruppo alla Camera Roberto Speranza che si è detto pronto a collaborare sul reddito di cittadinanza. Come Berlusconi tra un po’ ci dirà che Renzi non è poi così tanto male…

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Enrico Reardo per L’Intraprendente



MATTEO SALVINI: IL LEGHISTA COMUNISTA

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Quando lo diciamo noi veniamo subito tacciati di essere avversari beceri ed ideologici della Lega Nord. Ora a dire di essere comunista è lui in persona, il segretario nonché sommo leader del Carroccio, il Capitano Matteo Salvini. Che (pronome, non soprannome di Ernesto) a Che Tempo che fa di Fazio, non senza ironia, ha solennemente dichiarato: «Sono comunista alla vecchia maniera, conosco più fabbriche di chi frequenta i banchieri».

Quella di Matteo Salvini con la falce e il martello è una storia particolarmente travagliata: lo vedi spesso con la maglietta «in famiglia non abbiamo comunisti», ma potresti ricordargli che nel 1997 si fondò all’allora autoproclamato Parlamento della Padania con una sedicente lista dei “Comunisti padani“. Oppure potresti ricordare che non è la prima volta che afferma di essere «alla sinistra di Renzi».

Oppure gli potresti ricordare la recente trionfale visita in Corea del Nord, ultimo baluardo del leninismo reale interpretato nella spietata ideologia Juche. Viaggio in cui Salvini ha fatto un esplicito paragone fra il paradiso socialista e l’America. «Lì lo Stato dà tutto: scuola, casa, lavoro. Insomma, al mondo non c’è solo lo stile di vita americano»; «la pena di morte c’è anche negli Stati Uniti»; «Sono contento di esserci andato, ho visto un senso di comunità splendido. Tantissimi bambini che giocano in strada e non con la playstation, un grande rispetto per gli anziani, cose che ormai in Italia non ci sono più», solo per citare alcuni commenti.

Quindi Salvini è comunista oppure no? Difficile dirlo anche analizzando le sue proposte economiche. Da una parte il leader del Carroccio propone ammirevoli flat tax e tagli di tasse. Ergo Salvini comunista non è di sicuro. D’altro canto non ha intenzione di fare alcun taglio alla spesa e non gli dispiacerebbe avviare grosse imprese di Stato anche inutili e in perdita, a patto di creare posti di lavoro; oppure il carcere per gli evasori. Ergo Salvini è comunista.

Insomma non potremo mai stabilire, con certezza, se Salvini è comunista o meno. Qualche crudele potrebbe citare una vecchia frase del comunista per eccellenza, Karl Marx: «La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa». Noi preferiamo pensare che Salvini sappia decidersi una buona volta..

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Enrico Reardo per L’Intraprendente