CINQUE DEPUTATI HANNO AVUTO IL BONUS COVID DA 600 EURO: FUORI I NOMI

 

Giovanna Vitale su la Repubblica di oggi riferisce che 5 deputati eletti alla Camera, hanno chiesto e ottenuto il bonus da 600 euro, diventato poi di 1000 euro, messo a disposizione in piena emergenza Covid per sostenere le partite Iva e i lavoratori autonomi. Ne ha beneficiato anche un conduttore tv.
Non gli bastavano i 12.439 euro di stipendio netto guadagnati ogni mese. Né i privilegi e i benefit di cui storicamente godono i parlamentari della Repubblica: dalle agevolazioni bancarie alla possibilità di viaggiare gratis, qualsiasi mezzo scelgano — treno, aereo o nave che sia — a spese del contribuente. Troppo poco o comunque non abbastanza per i “furbetti” di Montecitorio.
Cinque deputati che in piena emergenza Covid, a cavallo del lockdown che ha bloccato il Paese e messo in ginocchio l’economia, hanno chiesto all’Inps il bonus da 600 euro mensili, poi elevato a 1.000, previsto dai decreti Cura Italia e Rilancio per sostenere il reddito di autonomi e partite Iva. E lo hanno incassato pure.
Non si sono fatti nessuno scrupolo di sottrarre risorse alle famiglie in lotta per la sopravvivenza. Né si son posti il problema se fosse eticamente corretto assestare un simile schiaffo alla miseria.
A norma di legge, tutti i possessori di partita Iva, liberi professionisti e co.co.co, oltre ad alcune categorie di autonomi, avevano diritto di accedere all’indennità: erogata a pioggia, sull’onda dell’urgenza, per i mesi di marzo e aprile (che poi a maggio è stato almeno introdotto il limite della perdita di fatturato). Per ottenerla era sufficiente inviare una domanda telematica: dimostrare cioè d’essere in possesso del numeretto da 11 cifre utile a identificare il contribuente, società o persona fisica che fosse, oppure la cessazione del rapporto di lavoro a una certa data. Un semplice automatismo. Di cui i cinque deputati hanno approfittato. Anche se di aiuto, loro, non ne avevano affatto bisogno.
Preda di una sorta di sdoppiamento della personalità, con una mano hanno votato alla Camera lo scostamento di bilancio necessario a finanziarie le misure di protezione, con l’altra ne hanno intascato quota parte i proventi. Di cui, a giudicare dal 730, potevano fare a meno. Come poteva farne a meno il noto conduttore televisivo, scoperto a esercitarsi nella medesima pratica.
Ad accorgersene è stata la Direzione centrale Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza dell’Inps. Una struttura creata ad hoc dal presidente Pasquale Tridico con l’obiettivo di individuare, e in prospettiva scoraggiare, truffe e magheggi. Dal reddito di cittadinanza alle pensioni di invalidità non passa giorno senza che gli 007 previdenziali non scovino (e denuncino) decine di “percettori” privi di qualsiasi titolo. Anche se, va detto, nel caso dei cinque deputati non c’è alcuna illegalità: in virtù del lavoro dichiarato, a prescindere dall’incarico parlamentare, avevano tutti i requisiti per richiedere il bonus. E, in barba a ogni decenza, li hanno fatti valere. Tanto paga Pantalone. Cioè lo Stato. Che pure dovrebbero rappresentare, in ossequio all’articolo 54 della Costituzione, con disciplina e onore. Lo sosteneva già Erasmo da Rotterdam nella Educazione del principe cristiano . Non vi può essere nessun contrasto fra morale e politica perché le virtù del buon principe (che incarna e governa il popolo) sono le virtù morali classiche: magnanimità, temperanza, onestà. Rivolto a Carlo V, appena diventato re di Spagna e dei Paesi Bassi, il filosofo e umanista olandese scriveva: «Se vorrai entrare in gara con altri prìncipi (…) li vincerai veramente se sarai meno corrotto di loro, meno avaro, arrogante, iracondo, precipitoso ». L’opposto, almeno in parte, dei nostri cinque “legislatori”.
La presidenza della Camera dei Deputati e l’Inps facciano subito i nomi di questi “rappresentanti” del popolo italiano.



FRANCESCA, LA LICEALE CHE EMOZIONA LA CAMERA: “AL GOVERNO UN CLIMA DI ODIO”. E DI MAIO APPLAUDE

Tre minuti di intervento, tre applausi scroscianti, uno dei quali condiviso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dai presidenti di Senato e Camera. Francesca Moneta, studentessa della IV C del liceo statale Virgilio di Milano, non dimenticherà facilmente il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi e il suo intervento davanti agli scranni e alle tribune dell’aula di Montecitorio, dove sedevano i parenti dei morti nelle piazze, sui treni o alle stazioni per mano del terrorismo.

Francesca, come molti suoi coetanei liceali o più giovani provenienti dalle medie, ha partecipato con la sua classe al concorso nazionale “Tracce di memoria”, indetto per non cancellare dal ricordo collettivo la stagione della Strategia della tensione, che sfociò poi negli anni di piombo. La sua classe, insieme a altri istituti, è stata premiata ed è stata lei a ritirare il riconoscimento dalle mani di Mattarella. “Abbiamo approfondito le tragiche vicende degli anni ’70 nel quartiere Città Studi a Milano – ha esordito Francesca – dove si è consumata la morte dei tre studenti di opposte fazioni: Fausto Tinelli, Lorenzo Iannucci e Sergio Ramelli e dell’agente della Ps, Antonio Marino”.
“La nostra ricerca – ha spiegato – ci ha permesso di avvicinare un periodo della nostra storia che non conoscevamo, ci ha appassionato e, allo stesso tempo, ci ha sconvolto scoprire che nelle strade, nelle piazze o nei giardini dove oggi ci troviamo a camminare, qualche decennio fa giovani come noi si uccidevano per contrasti ideologici che noi fatichiamo a comprendere”.
“Ma anche noi stiamo vivendo un periodo particolarmente difficile della nostra storia. I valori democratici fondanti la convivenza civile paiono a volte essere messi in discussione, perfino da chi riveste alte responsabilità di governo. Parole e gesti violenti – ha proseguito la studentessa del liceo Virgilio tra gli applausi levati in Aula, anche da parte del vicepremier grillino Luigi Di Maio – amplificati a dismisura dai social media, diffondono un clima di diffidenza e di odio nella società civile, screditando le istituzioni democratiche, nazionali ed europee, che sono nostre e che dovremmo tutelare e difendere strenuamente”.
“Sentiamo nominare spesso la sentenza latina ‘Historia magistra vitae’. Ma questa affermazione è ben più ricca e articolata e comprende anche l’espressione ‘Historia vitae memoriae’. Ovvero, secondo Cicerone, ‘la storia è vita della memoria’. Difendiamo la memoria del passato, studiamola – è stata l’esortazione di Francesca Moneta – custodiamola come qualcosa di prezioso che dà senso e valore al presente e apre a noi giovani la speranza di un futuro da costruire con intelligenza e rinnovato impegno civile”.

Fonte: AdnKronos



IL TEST CHE INQUIETA I DIPENDENTI DEL M5S

Malumori alla Camera per l’ultima richiesta arrivata ai dipendenti Cinque Stelle, in vista della fine di legislatura. A far scoppiare il caso, il questionario che i circa 50 dipendenti del gruppo si sono visti recapitare, con la richiesta ‘sollecita’ di dare risposta, alle numerosissime domande, entro le 12 di oggi.

Dove le domande poste vanno dall’ambito privato (sei sposato, figli, etc.) a quello psicologico (“Se la stanza è piena, stai vicino ai muri, evitando il centro?”). Un ‘questionario tecnico-attitudinale’, che non è piaciuto a nessuno, ma che sembra abbiano sottoscritto tutti, ‘obtorto collo’, non nascondendo però contrarietà e preoccupazione.
Il testo, di otto pagine, con decine di domande, di cui l’AdnKronos è in possesso, era arrivato 24 ore prima e annunciato, informalmente, martedì scorso alla riunione pentastellata in cui è stato reso noto il cambio dei presidenti dei gruppi Cinque Stelle. In quella sede, era stato genericamente fatto riferimento a un questionario e a colloqui personali per i dipendenti, che sarebbero stati gestiti da una società di Modena, che si occupa di personale. Niente di più, ma è bastato per mettere in allarme i lavoratori, visti i rapporti con i vertici parlamentari del Movimento, definiti dagli stessi dipendenti, nel migliore dei casi “burocratici, freddi e esclusivamente tecnici”.
Poi, ieri alle 12, sul personal computer dei dipendenti Cinque Stelle si sono materializzate le tantissime domande, ritenute “troppo personali”, “inutili” e “del tutto irrilevanti” per l’ambito lavorativo. A creare ulteriore malumore il fatto che la società che tratterà i dati e gestirà i colloqui si occupa di ‘Organizzazione aziendale, Servizi mirati alle Imprese, Ricerca, Selezione e Gestione del Personale’ e di cui nessuno dei dipendenti ha mai sentito parlare.
Una situazione che non lascia tranquilli i dipendenti e che richiama la vicenda del ‘Disciplinare tecnico’ già sottoscritto, la scorsa primavera, a marzo 2017, dove oltre ai divieti posti ai collaboratori (dal non poter utilizzare in ufficio la mail privata, chiavette Usb e altre norme restrittive) si prevedeva un controllo diretto da parte del Movimento sui personal computer dei dipendenti. In sostanza i vertici grillini chiedevano alla Camera dei deputati di ‘condividere’ il controllo dei personal computer di lavoro dei dipendenti, arrivando alla possibilità di gestione del pc da remoto.
Al “servizio Informatica della Camera dei Deputati, a cui, viste le peculiarità di cui dispone in termini di autonomia organizzativa e funzionale, è stato richiesto di operare in qualità di contitolare del trattamento dei dati personali, valutazione tutt’ora al vaglio dell’Ufficio del Consigliere Capo del Servizio Informatica”, si legge nel testo.
mader
Fonte: AdnKronos



42 DEPUTATI 5 STELLE SOSPESI PER IRRUZIONE CONTRO I VITALIZI

Stangata dell’Ufficio di Presidenza della Camera a 42 deputati del Movimento 5 Stelle che lo scorso 22 marzo avevano bloccato i lavori dell’organismo e impedito lo svolgimento regolare del Question time. Le sanzioni comminate vanno da una sospensione minima di 5 giorni a un massimo di 15 per chi ha tentato il blitz dove si approvava la delibera Pd sul contributo progressivo applicato ai vitalizi esistenti. Questo provvedimento fu la miccia che innescò quello che l’ufficio di Presidenza oggi ha definito “un fatto senza precedenti e di gravità assoluta, costituendo un serio attentato per il libero dispiegarsi del confronto e per la funzionalità delle istituzioni”.

Entrando nel dettaglio, chi ha protestato in aula è stato punito con 10 giorni di assenza dagli scranni di Montecitorio, 12 invece per quei deputati che hanno esposto i cartelli con la scritta “#sitengonoilprivilegio” e quelli che hanno tentato di arrivare ai banchi della Presidenza della Camera. Sanzioni differenziate anche per i 17 pentastellati che hanno portato la protesta solo nei corridoi che costeggiano la porta dell’Ufficio di Presidenza (5 giorni), mentre i 19 che hanno fatto irruzione dovranno restare a casa per 19 giorni, e tra questi figurano anche Alessandro Di Battista e Danilo Toninelli.

Alcuni deputati sono stati sanzionati per più condotte non corrette, accumulando le sanzioni fino a 27 giorni. Le “pene” sono da scontare in tre scaglioni composti da gruppi di 14 parlamentari per volta, il primo da giovedì 6 aprile, il secondo dal 17 maggio e il terzo e ultimo dal 22 giugno.

“Sono stato espulso per 15 giorni dalla Camera dei deputati per aver protestato contro i vitalizi e contro le pensioni d’oro dei parlamentari – scrive su Facebook il deputato del M5S Alessandro Di Battista -. Le nostre azioni, forti ma assolutamente nonviolente, ci permettono di far capire al Paese il livello di oscenità che si consuma all’interno del Parlamento. Per me è un onore essere sanzionato dagli stessi che salvano i condannati come Minzolini “.

mader
Fonte: Italpress



I DEPUTATI GRILLINI ASSENTI AL VOTO SULLA LEGGE DI STABILITÀ

legge-stabilità“La legge di stabilità è stata approvata alle 2.58 di stanotte e i 5 Stelle non erano in Aula perché purtroppo fanno un’opposizione che regge fino a che sono accese le telecamere. Forse è la famosa febbre del sabato sera, si sono ammalati tutti insieme”, dichiarava ieri il Presidente del Consiglio.

Manlio Di Stefano contrattacca pubblicando foto e video che li mostravano al lavoro.

Però i numeri sono numeri. Se si è presenti si partecipa alla votazione, al contrario non hai votato.

Ma più di tutti ad aiutarci a capire come sono andate davvero le cose sono i numeri. Sul sito della Camera sono disponibili i risultati del voto finale sul Ddl 3444-A: PRESENTI 394, VOTANTI 390, ASTENUTI 4, MAGGIORANZA 196 , FAVOREVOLI 297, CONTRARI 93, e del voto Ddl 3445-A 3445-A: PRESENTI 362, VOTANTI 359, ASTENUTI 3, MAGGIORANZA 180 , FAVOREVOLI 291, CONTRARI 68. E i gruppi come hanno votato?

Alla prima votazione il Movimento 5 Stelle aveva 50 presenti, due uomini in missione e 39 assenti, per una percentuale di assenti pari al 42,9%.

Le maggiori assenze nel gruppo di Forza Italia, seguita proprio dai 5 Stelle.

Nella seconda votazione, i deputati del Movimento 5 Stelle presenti erano 47, sempre due in missione e 42 gli assenti pari al 46,2%. Forza Italia sempre prima nelle assenze assolute. In percentuale gli assenti della Lega Nord al 93,8%, Forza Italia e FdI intorno all’87%, SI-SEL al 66,7%.

grillini-assenti-5mader
Foto: Next Quotidiano