L’EURODEPUTATO 5 STELLE CHE CHIEDE A DRAGHI DI AZZERARE LO SPREAD

Piernicola Pedicini eurodeputato del Movimento 5 Stelle vuole che il presidente della Bce Mario Draghi azzeri lo spread. Lo ha fatto durante il suo intervento al Parlamento di Strasburgo per il ventennale dell’euro.

La #BCE deve contribuire a combattere la disoccupazione e promuovere una crescita economica equilibrata: la settimana scorsa – scrive sui social l’europarlamentare pentastellato – ho chiesto a Mario Draghi (purtroppo senza ricevere risposta) se abbia intenzione di azzerare il meccanismo dello #spread che danneggia le economie di Stati Membri come l’Italia e indebolisce anche lo stesso progetto europeo.

“Purtroppo senza ricevere risposta”, si lamenta Pedicini. Invece, racconta Il Foglio, nel suo intervento di replica, Draghi ha risposto eccome: “Alcune domande – si legge nello stenografico della seduta – si sono concentrate sul ruolo della Bce”. Ebbene, “la Bce ha il suo ruolo ma non può svolgere i compiti che qualcun altro dovrebbe svolgere. La Bce – ha aggiunto Draghi – ha un ruolo che è limitato alla politica monetaria, che è circoscritto dal suo mandato. Non può fare il lavoro di tutti gli altri”. E dunque non può, nella fattispecie, “azzerare il meccanismo dello spread”, perché ciò implicherebbe, per assurdo, un acquisto selettivo dei titoli di stato dei soli paesi che soffrono per un differenziale più alto. E questo, appunto, non è consentito alla Bce dal suo statuto. Ma Pedicini era probabilmente distratto. O forse, non essendosi sentito chiamare per nome, non ha capito che Draghi aveva replicato anche a lui.
Il portale d’informazione giornalistica specializzato in economia e finanza Money.it, ha realizzato una pratica infografica fruibile a tutti per chiarire, una volta per tutte, cosa è lo spread Btp-Bund, come si calcola, cosa significa quando sale (o scende) lo spread tra i rendimenti dei titoli italiani e quelli tedeschi, e perché fa paura e manda in fibrillazione le banche. Tutti questi concetti sono ben riassunti in questa guida che prova a dare una risposta semplice e allo stesso tempo esaustiva a tutte quelle domande che ognuno di noi si sarà posto in questi giorni di tanto parlare sullo spread.




PER DRAGHI NON VALE IL REFERENDUM DI TSIPRAS

DRAGHI-TSIPRAS-matteoderricoLa Banca centrale europea di Mario Draghi ha deciso di non nascondersi dietro ai governi che oggi si riuniranno a Bruxelles, scrive Danilo Taino sul Corriere della Sera. Ieri, ha mandato un messaggio chiarissimo al governo e al sistema finanziario greco: o la situazione si sblocca per qualche magia, e Atene avanza proposte serie per affrontare la sua drammatica crisi, oppure non ci saranno più spazi per tenere in piedi le sue banche: evento che farebbe scattare l’inizio della sostituzione dell’euro con qualcosa di diverso in Grecia.

Il Consiglio dei governatori della Bce ha deciso di mantenere immutato il tetto dell’Ela, cioè della liquidità d’emergenza che finora ha fornito agli istituti di credito ellenici: a 88,6 miliardi. Cioè non ha dato loro altri fondi nonostante nelle casse delle banche ci sia denaro sufficiente solo per qualche giorno, forse meno, per fare fronte ai prelievi individuali quotidiani di 60 euro consentiti dal governo. Prima di questo annuncio, l’esecutivo greco aveva fatto sapere che, a differenza di quanto aveva assicurato Syriza venerdì scorso in campagna referendaria, oggi le banche non riapriranno e resteranno chiuse almeno fino a giovedì.

La Bce, però, non si è limitata a tenere fermo il tetto dell’Ela. Ha anche fatto una mossa a sorpresa e ha deciso di applicare il cosiddetto haircut sulle garanzie dei titoli di Stato che le banche greche le danno in cambio della liquidità d’emergenza. Significa che oggi quei titoli valgono ancora meno di prima, essendo in stato di default o semidefault. Dunque, le garanzie che le banche hanno in portafoglio sono oggi inferiori a quelle di ieri. La Bce non ha fatto sapere di quanto sia stato il taglio.

Forse non è lo stesso per tutti i titoli: si è saputo che per alcuni di questi è del 10%. Si capisce che non è tale da costringere le banche a restituire parte degli 88,6 miliardi che hanno incassato nei mesi scorsi, altrimenti crollerebbero stamattina.

Ma è chiaro che ormai siamo vicinissimi al limite di quanto potrebbero ricevere. La Bce ha cioè segnalato agli istituti di credito greci — e al premier Alexis Tsipras — che sono a un passo dal precipizio. Se non si aprirà la prospettiva di un nuovo programma di aiuti alla Grecia in cambio di riforme, le banche non potranno più ricevere un euro dalla Bce, dovranno ricapitalizzarsi perché il loro capitale è crollato a causa del default del Paese e potranno farlo solo con una valuta parallela.

Il tutto si può leggere anche in questo modo: la Grecia ha pochi giorni, forse poche ore, per non uscire dalla moneta unica e la Bce non ha la possibilità legale di evitarlo.
Il segnale mandato dai governatori è forte. In sostanza, è la continuazione di quanto disse Draghi nel 2012, all’apice della crisi precedente (di mercato): «La Bce farà tutto quanto è necessario» per salvare l’euro. Anche oggi vale lo stesso concetto: è pronta a fare qualsiasi cosa, ad alzare qualsiasi muro, per evitare che il sistema delle banche centrali dell’eurozona venga travolto dall’insolvenza greca.

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Danilo Taino per il Corriere della Sera



DRAGHI AL GRILLINO VALLI: NOI PROVIAMO A RISOLVERE I PROBLEMI

mario-draghi-matteoderricoMarco Valli, europarlamentare del MoVimento 5 Stelle, definisce Mario Draghi “eroe delle generazioni cresciute guardando Gordon Gekko” durante l’audizione del presidente della Banca Centrale Europea a Strasburgo.

Gordon Gekko è il personaggio principale di Wall Street e del suo seguito, interpretato da Michael Douglas, simbolo dell’avidità senza limiti nel mercato finanziario.

Draghi risponde a Valli prima in inglese, dicendo che “è la disoccupazione la maggior causa di ineguaglianza e che la miglior soluzione per ridurre l’ineguaglianza è ridurre i tassi di interesse.

Poi passa all’italiano e dice: “Siamo consapevoli dei problemi e cerchiamo di fare il possibile. Se non ci riusciamo, ci abbiamo provato”.

Il sottinteso è evidente.

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NAPOLITANO ‘COMMISSARIA’ RENZI. TORNA L’IPOTESI DELLA MANOVRA BIS


È una vera e propria convocazione quella del Capo dello Stato, che si prepara all’imminente incontro con il premier al Colle. Al Presidente non è piaciuta l’uscita di Renzi contro la Troika e Bruxelles. Non solo. Napolitano vuole anche capire come il governo intenda evitare di sforare i parametri Ue e non è escluso che faccia pressioni per una manovra correttiva. Che cosa farà il leader del Pd? Scontro istituzionale in vista?


E’ imminente la salita di Matteo Renzi al Quirinale. Quella del Capo dello Stato è una vera e propria convocazione, tanto che il premier non si aspettava un faccia a faccia con il presidente della Repubblica. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, Giorgio Napolitano non ha gradito affatto l’uscita del primo ministro contro la Troika, la Bce e l’Unione europea. “Non bisogna alimentare tensioni con i partner Ue”, avrebbe confidato il Presidente ai suoi più stretti collaboratori commentando l’uscita “fuori luogo” del leader del Partito Democratico.
 

Ma l’incontro, che si preannuncia teso, arriva anche all’indomani della durissima mazzata di Moody’s sul nostro Paese: nel 2014 la crescita sarà negativa e quindi l’Italia non uscirà dalla recessione. Napolitano, che tiene moltissimo ai rapporti con le istituzioni comunitarie, vuole sentire da Renzi come intende mantenere gli impegni con Bruxelles alla luce del Pil negativo. Il rischio di sforare il 3% nel rapporto deficit-Pil starebbe spingendo il Capo dello Stato a chiedere al premier di rivedere la sua chiusura nei confronti della manovra correttiva.
 

Non possiamo permetterci di litigare con l’Europa“, è il ragionamento di Napolitano. A questo punto bisogna vedere che cosa farà Renzi, che sulle riforme costituzionali ha elogiato la “lungimiranza” del Presidente, ma sui conti pubblici potrebbe tenere il punto e ribattere al numero uno del Quirinale. Per il momento resta soltanto sullo sfondo l’ipotesi di un rimpasto (Padoan a rischio?) e quella di un rilancio delle larghe intese con un eventuale ingresso di Forza Italia nell’esecutivo.

mader

Affaritaliani.it



DIE WELT: «RENZI PROVOCA LA MERKEL CON L’ANTI-RIGORE»

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«Non siamo alunni somari da mettere alla lavagna», aveva spiegato Matteo Renzi prima di partire per Berlino per l’incontro con Angela Merkel. Se il portavoce della Cancelliera aveva anticipato come «il governo tedesco fosse consapevole dell’ambizioso progetto di riforme» dell’esecutivo renziano, in un’intervista con il Tg5 il presidente del Consiglio italiano ha rilanciato: «»Siamo l’Italia e se l’Italia fa l’Italia non deve avere paura di nessuno». Ma se dall’Italia non sono mancati gli auspici che dall’incontro possano scaturire risultati concreti – tra chi, come il responsabile economico dem, Filippo Taddei, spinge per la rinegoziazione del fiscal compact, e chi, come il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, punta sulla «condivisione del debito attraverso l’emissione di Eurobond»), tra i quotidiani tedeschi non è mancato chi ha criticato il premier. «Il premier italiano provoca Merkel con l’anti-rigore», ha titolato Die Welt.

Renzi ha mostrato il suo solito ottimismo, rilanciando prima della partenza per la capitale tedesca le ambizioni italiane: «Vogliamo guidare l’Europa non per sei mesi nel semestre di presidenza, ma per i prossimi 20 anni e se ce la faremo daremo ai nostri figli un’Europa diversa». In vista del bilaterale, però, è stato Die Welt a esprimere perplessità sul nostro Paese: «Renzi vuol fare altri debiti e spingere fino ai limiti del trattato di Maastricht», si legge nell’articolo firmato da Von Tobias Bayer. Per Die Welt Renzi vorrebbe «finanziare il suo programma congiunturale coi debiti», dipingendo quest’ottica come una «dichiarazione di guerra alla politica europea tedesca». Si legge come Renzi abbia «bisogno dell’autorizzazione di Berlino e di Bruxelles»: «Otterrà il semaforo verde dalla cancelliera?», si domanda il quotidiano tedesco. Il ritratto che Die Welt realizza sul premier italiano mostra una personalità «decisa, spesso irriverente e anche temeraria». Si ricorda come il segretario dem sia un «outsider» rispetto a Mario Monti ed Enrico Letta, che si sono attenuti «alle prescrizioni europee». Tanto da far «scattare l’allarme a Berlino, Francoforte e alla Bce», si legge. Ma non solo: «Voler finanziare col deficit le promesse fatte agli italiani è una manovra rischiosa», ha aggiunto il giornale, che ha ricordato la situazione catastrofica del debito italiano, arrivato al 133% del Pil. «Per diverso tempo in Italia quotidiani e talk show si sono lamentati dell’austerità tedesca, ritenendo il rigore e la disciplina fiscale come la causa della grave recessione e dell’elevata disoccupazione presente in Italia», ha continuato Die Welt. Allo stesso modo viene attaccato il piano di riforme renziano, per ora rimasto secondo il quotidiano soltanto sulla carta: «Il primo ministro italiano vuole scuotere la burocrazia, accelerare la giustizia e abolire il Senato. Ma finora si tratta soltanto di semplici dichiarazioni di intenti»

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Alberto Sofia per Giornalettismo