IL DECRETO DIGNITÀ E L’AUMENTO DEI CONTRATTI A TERMINE

Perché non si dice che col decreto dignità c’è stato il boom dei contratti a tempo indeterminato?”. Così il ministro 5 Stelle Alfonso Bonafede  in TV ospite della trasmissione Otto e Mezzo, un paio di settimane fa, ha cercato di evidenziare la bontà delle azioni del governo in materia di lavoro.

Oggi l’ISTAT ha diffuso i dati sull’occupazione. Ha certificato la crescita dei contratti a termine e la diminuzione di quelli a tempo indeterminato. Il giro di vite sui rapporti di lavoro a tempo del decreto dignità voluto da Luigi Di Maio, a quanto pare, non ha portato i frutti voluti. Gli ultimi dati Istat, riferiti a dicembre 2018 registrano una crescita dei dipendenti a termine (+1,5%, pari a 47mila unità in più), che tornano a salire dopo due mesi di calo, e degli indipendenti (+0,2%, pari a 11mila unità in più). In discesa netta invece i contratti stabili, ai quali il governo puntava, che si riducono di 35mila unità in un mese (-0,2%).
Un mix dovuto ai contratti stagionali del periodo natalizio e alle nuove regole più strette sulla stipula di contratti a termine, che potrebbe aver guidato nel frattempo a una risalita degli autonomi: a contatti fatti, mentre i dipendenti aumentano di 12mila unità, nello stesso mese gli indipendenti salgono di 11mila unità. Una crescita quasi eguagliata. Di contro, i contratti stabili arretrano, forse anche in attesa degli incentivi annunciati nella manovra economica a partire dal nuovo anno.
In totale l’occupazione fa registrare una debole crescita (+0,1%, pari a 23mila unità) tra novembre e dicembre. Continua a calare la disoccupazione, con 44mila disoccupati in meno, concentrati tra gli uomini e gli over 35: la contrazione è pari a 0,3 punti sia tra i 35-49enni e tra i 50-64enni. Ma cresce, seppure di poco, il tasso di disoccupazione giovanile, che risale al 31,9%. In discesa anche gli inattivi, in tutte le classi d’età tranne una: quella dei 25-34enni, tra i quali quelli che non hanno un lavoro e non lo cercano sono aumentati di 28mila unità in un mese.
È tra i 25 e i 34 anni, la fascia di ingresso e stabilizzazione nel mondo del lavoro, che continua a concentrarsi gran parte del disagio lavorativo italiano. Nell’ultimo mese il tasso di occupazione cresce in tutte le classi di età tranne tra i 25-34enni, per i quali si registra un calo di 0,4 punti percentuali. Che significa: 31mila occupati in meno. E lo stesso accade per il tasso di inattività, che scende nelle classi di età estreme ma cresce di 0,4 punti, 28mila unità in più, per i 25-34enni. Su base annua le cose non vanno meglio: il tasso di occupazione cresce in tutte le classi di età ad eccezione dei 25-34enni e il tasso di inattività aumenta solo tra i 25-34enni mentre diminuisce in tutte le altre classi di età.
Quella che viene fuori, insomma, è ancora una scarsa partecipazione delle classi più giovani a un mercato del lavoro debole, con dati positivi concentrati soprattutto tra gli over 50. Un cambiamento fisiologico in atto che il decreto dignità non è riuscito a invertire: nei dodici mesi la crescita degli occupati si concentra tra i lavoratori a termine (+8,9%, pari a +257 mila unità), con un lieve aumento anche degli indipendenti (+0,6%, pari a +34mila), mentre calano i dipendenti a tempo indeterminato: 88 mila in meno in un anno.
Fonte: Linkiesta



LA PRESCRIZIONE PRESCRITTA

La ferita è tutt’altro che rimarginata, nella migliore delle ipotesi lascerà una cicatrice molto vistosa ma non è detto che non vada peggio.

Il giorno dopo il compromesso sulla prescrizione e su come e quando entrerà in vigore, ognuno – scrive Antonella Coppari su Quotidiano.net – resta sulla sua posizione. “Io commento quello che c’è, non quello che forse ci sarà. Il decreto sicurezza c’é, il resto ci sarà“. “Senza riforma del processo penale non ci sarà la prescrizione” – avverte Salvini.
Ma il Guardasigilli è di tutt’altro avviso: “Nella legge anticorruzione non c’è collegamento con altre leggi – dice Bonafede –. Il provvedimento sarà approvato entro l’anno e lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio entrerà in vigore comunque a gennaio del 2020”.
Non c’è nessun vincolo scritto e non potrebbe essere altrimenti, spiegano i pentastellati, anche perché “la legge delega sul processo penale ancora non c’è”. In ogni caso, rilanciano dal Carroccio, c’è un impegno politico: “Per noi è sufficiente la parola: basta una stretta di mano – osserva il sottosegretario alla giustizia in quota Lega, Jacopo Morrone – e dunque l’interruzione della prescrizione scatterà il giorno dopo la riforma del processo penale”.
Questo punto di non secondaria importanza non è stato chiarito l’altro ieri a Palazzo Chigi, forse verrà sviluppato meglio nei prossimi giorni quando le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera entreranno nel merito del provvedimento “spazzacorrotti”. Naturalmente lasciarlo sul vago costituisce una bomba a orologeria, pronta ad esplodere. Ma la cosa preoccupa fino a un certo punto: ci vuol del tempo perché la piaga si infetti e nessuno tra i soci del governo giallo-verde è davvero sicuro di arrivare a dicembre 2019, quando cioè dovrebbero veder la luce le nuove regole sul processo penale. Sia ben chiaro: le dichiarazioni ufficiali sono ultra-ottimistiche.
Dietro la facciata, i malumori tra i due partiti sono tremendi: da un lato, ci sono i leghisti preoccupati che le divisioni, i litigi, le agitazioni tra i pentastellati finiscano non tanto per far implodere il movimento quanto piuttosto per rendere complicatissima un’alleanza di governo già non facile a causa del continuo gioco al rialzo. Ma tira un’ariaccia anche tra i grillini che si sentono schiacciati dall’esuberanza di Salvini: ha voglia Bonafede di ripetere “non abbiamo ceduto alla Lega”. La narrazione che circola nel corpaccione grillino è opposta, di qui la richiesta a Di Maio di essere più incisivo e di “giocare d’anticipo” sin dal prossimo terreno di scontro. I rapporti si sono guastati, è possibile che vengano sanati ma non sarà facile. Di certo, i governanti faranno il possibile per arrivare alle Europee del maggio prossimo e forse anche oltre. Non troppo però: l’appuntamento spartiacque potrebbero essere le regionali in Emilia Romagna che – se non ci saranno accorpamenti – si svolgeranno nell’autunno del 2019. “Se vinciamo in Emilia non possiamo che tornare alle urne nel 2020”, profetizza Roberto Maroni, uno che con la Lega ha una certa dimestichezza.
Intanto la base grillina e i referenti di quel mondo dice Laura Cesaretti su Il Giornale – ribollono: bastava vedere ieri il titolo dell’organo ufficioso dei Cinque Stelle, il Fatto: “Si è prescritta la prescrizione”, e leggere sul sito i commenti furibondi degli utenti filo-grillini, che accusano lo stato maggiore di “cedimento” alla Lega, di aver “calato le braghe per mantenere la poltrona”, di essersi fatti “imbrogliare” e così via. Per non parlare degli anatemi lanciati da fiancheggiatori di M5s come il magistrato Davigo, già ispiratore di Bonafede ma delusissimo dall’accordo di maggioranza; o quelli dell’ex capogruppo grillino Colletti: “L’accordo sulla prescrizione? una cagata pazzesca farla entrare in vigore dopo, visto che gli effetti li vedremo nel 2024”. Mentre Salvini infierisce: “Se uno o due mesi prima entra in vigore la riformona, allora entra in vigore la prescrizione. Se non c’è la riformona, la prescrizione non c’è”, e arrivederci.
Luigi Di Maio, il vicepremier grillino, sa che – caduto questo governo – il suo giro di giostra finirebbe, e che la Lega – a differenza dei Cinque Stelle – ha dalla sua parte i sondaggi e pure una potenziale maggioranza alternativa di centrodestra. Quindi è costretto a sorridere a dentini stretti e a ingoiare compromessi al ribasso, assicurando che tutto va bene, che l’accordo c’è e lo “soddisfa totalmente”, glissando sui suoi termini.
Il tutto nel silenzio di tomba dell’auto-nominato “arbitro” del compromesso, ossia il premier Conte che (alle prese con i disastri della manovra e il fallimento della conferenza sulla Libia) spera forse nei buoni uffici di Padre Pio per far durare il suo governo.



IL M5S NON VOTA IL NUOVO CODICE ANTIMAFIA INSIEME A FI E FDI

Codice antimafia è legge. Oggi è arrivato il via libera definitivo dell’Aula della Camera. Il testo è stato approvato a Montecitorio con 259 voti a favore, 107 contrari e 28 astenuti. Contrari i deputati di Forza Italia, M5S e Fratelli d’Italia. Astenuti Lega e di Direzione Italia.

Il M5S, con l’intervento di Alfonso Bonafede, ha affermato che la legge: “È ipocrita e di facciata e offre il solito assist ai difensori dei corrotti”.

Le novità più importanti che verranno introdotte con il nuovo Codice Antimafia. Attenzione particolare al sequestro dei beni: le misure di prevenzione come la confisca dei beni si applicano non più solo ai mafiosi ma anche a chi ha commesso reati di corruzione, concussione, terrorismo e stalking. Nel mirino anche le “parentopoli” in ambito amministrativo e giudiziario.

Cosa prevede la riforma:

CORROTTI E TERRORISTI COME MAFIOSI – Si allarga il perimetro dei possibili destinatari cui possono essere applicate le misure di prevenzione personali e di natura patrimoniale: da un lato a chi è indiziato di terrorismo o di assistenza agli associati a delinquere e dall’altro a chi è indiziato di associazione a delinquere finalizzata ad alcuni gravi delitti contro la pubblica amministrazione, tra cui peculato, corruzione propria e impropria, corruzione in atti giudiziari, concussione e induzione indebita a dare o promettere utilità.

NUOVE NORME ANCHE PER GLI STALKER – Le misure di prevenzione sono applicabili anche agli indiziati di stalking.

PROCEDIMENTI DI PREVENZIONE GARANTITI E CON TEMPI CERTI – Il procedimento di applicazione delle misure di prevenzione è reso più trasparente, garantito e veloce (trattazione prioritaria con rafforzamento delle sezioni competenti, copertura immediata delle vacanze, relazioni periodiche sull’operatività delle sezioni, utilizzo delle videoconferenze, immediata decisione sulle questioni di competenza). Si introduce la distrettualizzazione delle misure di prevenzione prevedendo sezioni o collegi distrettuali specializzati, mentre il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo è inserito tra i soggetti titolari del potere di proposta delle misure di prevenzione. E’ peraltro meglio definito il coordinamento tra le figure dei proponenti. Ai fini delle indagini patrimoniali tutti i titolari del potere di proposta di prevenzione avranno accesso al Sid, al sistema di interscambio flussi dell’Agenzia delle entrate.

SEQUESTRO PIU’ EFFICACE – Il sequestro di partecipazioni sociali ‘totalitarie’ si estende a tutti i beni aziendali. A provvedere materialmente al sequestro sarà ora la polizia giudiziaria (non più l’ufficiale giudiziario). Se il bene immobile è occupato senza titolo, il giudice delegato ordina lo sgombero. Gli immobili, tra l’altro, potranno anche essere concessi in locazione alle forze di polizia o alle forze armate e ai vigili del fuoco.

CONFISCA RAFFORZATA – E’ stabilito espressamente che non si può giustificare la legittima provenienza dei beni adducendo che il denaro utilizzato per acquistarli è frutto di evasione fiscale. Se il tribunale non dispone la confisca, può nel caso applicare l’amministrazione giudiziaria e il controllo giudiziario. E’ ampliato l’ambito di applicazione di sequestro e confisca per equivalente, mentre la confisca allargata diventa obbligatoria anche per alcuni ecoreati e per l’autoriciclaggio e trova applicazione anche in caso di amnistia, prescrizione o morte di chi l’ha subita. In caso di revoca della confisca, la restituzione del bene avviene per equivalente se nel frattempo sia stato destinato a finalità di interesse pubblico.

CONTROLLO IMPRESE INFILTRATE – E’ introdotto il nuovo istituto del controllo giudiziario delle aziende quando sussiste il pericolo concreto di infiltrazioni mafiose che ne condizionino l’attività. Il controllo giudiziario, previsto per un periodo che va da un anno a tre anni, può essere chiesto volontariamente anche dalle imprese che abbiano impugnato l’informazione antimafia interdittiva di cui sono oggetto. Una volta disposto, gli effetti dell’interdittiva restano sospesi.

ESTENSIONE AMMINISTRAZIONE GIUDIZIARIA – L’amministrazione giudiziaria di beni e aziende sarà possibile anche in presenza di indizi da cui risulti che il libero esercizio di attività economiche agevola l’attività dei soggetti colpiti da una misura di prevenzione patrimoniale o che abbiano comunque in corso un procedimento penale per specifici delitti di mafia o gravi reati contro la Pa. La durata raddoppia, con possibile proroga per un periodo comunque massimo di due anni. Alla scadenza, può essere revocata e trasformata in controllo giudiziario. L’amministratore giudiziario esercita tutti i poteri che spettano ai titolari.

TRASPARENZA IN INCARICHI AD AMMINISTRATORI GIUDIZIARI – Dovranno essere scelti tra gli iscritti all’apposito Albo secondo regole di trasparenza che assicurino la rotazione degli incarichi, al ministro della Giustizia spetterà individuare criteri di nomina che tra l’altro tengano conto del numero degli incarichi in corso (comunque non superiori a 3). Gli amministratori di aziende sequestrate vanno scelti tra gli iscritti all’Albo come esperti di gestione aziendale. Se la gestione dei beni sequestrati è particolarmente complessa, il tribunale può nominare più amministratori giudiziari. E può anche nominare, nei sequestri di aziende di particolare interesse socio-economico, esperti iscritti all’Albo indicati tra i suoi dipendenti da Invitalia Spa (società interamente partecipata dal Mise). In tal caso l’incarico non sarà retribuito.

STOP A PARENTOPOLI NEGLI INCARICHI – Non potranno più assumere l’ufficio di amministratore giudiziario, coadiutore o diretto collaboratore il coniuge, i parenti e gli affini, i conviventi o i commensali abituali del magistrato che conferisce l’incarico. Il governo poi è delegato a disciplinare un regime sistematico di incompatibilità da estendere ai curatori fallimentari vietando di nominare chi abbia rapporti di parentela, affinità, convivenza e comunque assidua frequentazione con uno qualunque dei magistrati dell’ufficio giudiziario che conferisce l’incarico.

TEMPI CERTI PER RECUPERO A LEGALITA’ AZIENDE SEQUESTRATE – Entro 3 mesi dalla nomina l’amministratore giudiziario dovrà presentare una relazione che evidenzi le concrete possibilità di prosecuzione dell’attività allegando un piano e censendo creditori e lavoratori impiegati. In mancanza di prospettive, l’impresa sarà liquidata o cesserà l’attività secondo modalità semplificate.

SOSTEGNO ECONOMICO AD AZIENDE CONFISCATE MERITEVOLI – Le aziende sequestrate per il proseguimento dell’attività potranno contare su apposite sezioni del Fondo di garanzia (3 milioni di euro all’anno) e del Fondo per la crescita sostenibile (7 milioni di euro all’anno) istituite dalla legge di stabilità 2016. Il governo è poi delegato a individuare altre misure a sostegno dell’occupazione. Al fine di favorire la continuità produttiva saranno anche istituiti tavoli provinciali permanenti presso la prefettura con i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni datoriali e dei lavoratori ed è previsto il supporto tecnico a titolo gratuito di imprenditori del settore che matureranno, dopo un anno di collaborazione, un diritto di prelazione in caso di vendita o affitto dell’azienda.

TERZI IN BUONA FEDE PIU’ TUTELATI – Sono garantiti i diritti dei terzi in buona fede che risultano da atti anteriori al sequestro. L’amministratore giudiziario può essere autorizzato a pagare subito i ‘creditori strategici’ a beneficio della continuità aziendale. La tutela dei terzi creditori è peraltro disciplinata in modo più funzionale per ciò che riguarda domande di ammissione del credito, tempi di accertamento e udienza di verifica ed eventuale vendita dei beni a confisca definitiva per il pagamento dei creditori ammessi. Nell’elenco dei creditori in vista dell’udienza di verifica va inserito anche chi vanta un diritto di godimento o garanzia. Chi ha un diritto di garanzia sul bene in sequestro può intervenire nel procedimento di prevenzione patrimoniale. Segnalazione banche colluse. Si fa più rigorosa la disciplina dei presupposti che consentono alla banca titolare di ipoteca sul bene confiscato di ottenere parte di quanto prestato. Se in corso di verifica alla banca che vanta un credito non riconosciuta la buona fede, il decreto che rigetta la domanda di ammissione al credito deve essere comunicato alla Banca d’Italia.

RESTYLING E RAFFORZAMENTO AGENZIA BENI CONFISCATI – L’Agenzia nazionale resta sotto la vigilanza del ministero dell’Interno ma vengono ridefiniti i compiti, con particolare riferimento allo scambio di flussi informativi. Il direttore, scelto tra specifiche figure professionali, non necessariamente dovrà essere un prefetto, e presiederà il Comitato consultivo di indirizzo, un nuovo organo interno che esprime pareri e presenta proposte. L’Agenzia ha competenza, dopo la conferma della confisca in sede di appello, tanto sui sequestri di prevenzione quanto su quelli penali. Al riguardo, nel ridefinirne i compiti, viene potenziata l’attività di acquisizione dati e valorizzato il ruolo in fase di sequestro con l’obiettivo di consentire un’assegnazione provvisoria dei beni e delle aziende e la funzione di assistenza all’autorità giudiziaria nella gestione del bene fino alla confisca definitiva. L’Agenzia può destinare beni e aziende direttamente a enti territoriali e associazioni.

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Fonte: Quotidiano.net



MATTEO GOZZI, EX M5S, ATTACCA IL BLOG DI GRILLO: “UNO SCHIFO IL VOSTRO STRUMENTALIZZARE LA VICENDA FORTETO”

matteo-gozzi-matteoderricoMatteo Gozzi, ex M5S, candidato alla carica di sindaco per i 5 Stelle a Borgo San Lorenzo nel Mugello nella primavera del 2014, interviene sul caso del Forteto oggetto di un post sul Blog di Grillo a firma dell’onorevole pentastellato Alfonso Bonafede, intitolato “Gli orrori del Forteto”.

Sul giornale telematico Il Filo del Mugello Gozzi scrive:

“Schifo. Solo e soltanto schifo è la sensazione che oggi provo leggendo il blog di Grillo in merito al “Caso Forteto”. Trovo veramente schifoso e vergognoso fare campagna elettorale sulla vita e sulla tragedia umana di minori abusati sessualmente che si è consumata negli anni nella Cooperativa il Forteto. Tragedia più volte da me denunciata sia al blog che ai gruppi parlamentari 5 Stelle di Camera e Senato tramite telefonate e mail, ma purtroppo sempre caduta nel vuoto assordante di uno staff che neanche si degna di risponderti. Ho ancora le mail in cui invio il materiale da me prodotto sulla vicenda, grazie al lavoro dagli attivisti sul territorio, per essere pubblicato sul blog. Come ho ancora le mail in cui invito i parlamentari a partecipare alla “Fiaccolata di solidarietà per le vittime”.

Ma sul blog non fu pubblicato niente e alla fiaccolata, su 150 parlamentari invitati, si presentarono soltanto in tre, di cui uno dei quali è stato poi espulso. Tra questi ovviamente non figurava l’avvocato Onorevole Bonafede che, ben lungi anche solo dal rispondere alle nostre richieste, fece orecchie da mercante girandosi dall’altra parte, ma che certo non perde occasione oggi per farci sopra un bel video da spammare in rete. Video ovviamente ben cavalcato dal blog, perché quello sì che genera audience mentre partecipare e sostenere il territorio nei momenti più duri e difficili non ha lo stesso effetto.

È a questi due soggetti che voglio porre oggi delle domande: dove eravate capo politico Giuseppe Piero Grillo ed Onorevole Avvocato Alfonso Bonafede quando noi da soli, ai tempi solo attivisti oggi consiglieri, combattevamo con le unghie e con i denti l’omertà del nostro territorio? Dove eravate quando vi cercavamo e cercavamo il vostro aiuto per sostenere una battaglia così difficile quanto delicata come era quella contro la pedofilia diffusa e di sistema del Forteto? Dove eravate quando il sottoscritto ai tempi vostro candidato sindaco per il comune di Borgo San Lorenzo, riceveva minacce di morte sul telefono e a lavoro con tanto di atti vandalici alla propria auto (4 gomme bucate e fiancate graffiate) a causa delle sue iniziative e denunce contro il Forteto??

Se non ricordo male eravate troppo presi ad attaccare Pizzarotti e il suo inceneritore, ma intanto, in Mugello, si consumava la tragedia. Oggi pero’ davanti al vostro sciacallaggio politico non riesco proprio a stare zitto. Oggi io vi chiedo di TACERE!! Tacete che fate più bella figura!! Tacete perché vi siete sempre voltati dall’altra parte di fronte ai problemi di un territorio che avete sempre dimenticato e snobbato!! Tacete perché la devastante tragedia di bambini abusati sessualmente che voi non avete mai voluto conoscere né tanto meno ascoltare, non è materia per la vostra campagna elettorale di bassa lega!! Tacete perché se il centrosinistra toscano è il responsabile di questa tragedia umana, voi ne siete senza ombra di dubbio i “complici morali”.

mader



L’ONOREVOLE GRILLINO SI RADDOPPIA LO STIPENDIO

bonafede-m5s-matteoderricoAlfonso Bonafede, 36 anni, avvocato, deputato per il Movimento 5 Stelle e vicepresidente della commissione Giustizia, si è raddoppiato lo stipendio da onorevole.

Da quando è stato eletto nel 2013, la sua indennità netta è passata da 2.816,37 euro del giugno 2013

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a 3.335,58 euro del gennaio 2014

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e secondo i dati reperibili dal sito grillino Tirendiconto, fino a 4.629,33 euro del settembre 2014.

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Benvenuto nella casta onorevole.

mader