IL SENATORE 5 STELLE NO TAV AIROLA CHE SBAGLIA I DATI SULL’OPERA E LA DISPERAZIONE DELLA COLLEGA

Durante la discussione generale sulla Tav, il senatore del M5s Alberto Airola ha fatto confusione sui dati: “Quarantacinque chilometri sono italiani e l’Italia paga due terzi, quattro miliardi. No, scusate, 45 chilometri sono francesi e l’italia… scusate ma i dati sono molti, vi prego di avere pazienza”.

Mentre parlava, una collega di Airola, Elisa Pirro, tra i banchi ha provato a suggerire al senatore i dati corretti, ma si è poi portata la mano sul volto in segno di disperazione.
“I francesi pagheranno per i loro 45 chilometri un milardo..più o meno, mentre noi…no scusate”. Il senatore No Tav del Movimento Cinque Stelle Alberto Airola confonde più volte i numeri dell’opera ed è costretto puntualmente a correggersi. Quando, all’ennesimo errore, si solleva il mormorio dell’Aula, il pentastellato si scusa: “I dati sono molti, vi prego di avere pazienza”.




TAV, IL SENATORE GRILLINO AIROLA CHE MEDITA SULLE DIMISSIONI: “SONO RIMASTO COERENTE”

Il senatore Albrto Airola, storico attivista M5S e ancora di più No Tav, aveva rilasciato dichiarazioni battagliere dopo l’annuncio del Presidente Conte a favore della dell’alta velocità Torino-Lione. «Le mie dimissioni sarebbero obbligate», aveva affermato all’agenzia di stampa Adnkronos.

A freddo intervistato da Gabriele Guccione per il Corriere della Sera diventa più conciliante:
«A dimettersi dovrebbero essere tutti gli altri 5 Stelle, non io che sono rimasto coerente».
Senatore Airola, che cosa farà adesso?
«Avevo promesso che mi sarei dimesso se la Tav fosse passata. Non era un ricatto, l’avevo detto d’impeto…».
E dunque si dimetterà?
«Dipende, valuterò nei prossimi giorni».
Da che cosa dipenderà?
«Qualcuno mi ha fatto notare che se mi dimettessi ora non conterei più nulla, invece bisogna restare in Parlamento per continuare a osteggiare quest’opera inutile e dannosa. E, in fondo, penso pure un’altra cosa…».
Che cosa?
«A dimettersi dovrebbero essere tutti gli altri 5 Stelle, non io che sono rimasto coerente».
Di Maio ha ribadito la sua contrarietà al super-treno e ha chiesto che siano le Camere a esprimersi col voto.
«Di Maio ha fatto una dichiarazione pilatesca. Sa benissimo che in Parlamento non abbiamo i numeri per bloccare l’opera. Dovevamo prima di tutto risolvere la questione tra di noi, con il nostro contraente, la Lega».
Nel contratto di governo c’era scritto che l’opera andava ridiscussa, non bloccata…
«Ma questa ridiscussione non è stata sufficiente. E Di Maio non può pensare di lavarsene le mani».
E il premier Conte?
«In questi mesi ho scritto una valanga di email a Conte, per spiegargli come sospendere l’opera davanti alla conferenza intergovernativa; ancora oggi (ieri, ndr) gliene ho mandate cinque. Ho stima di lui, ma è stato malconsigliato, altrimenti non direbbe che il Tav adesso costerà meno e che, se non si dovesse fare, l’Italia perderebbe dei soldi. L’Europa ha promesso più fondi, ma non ha ancora firmato niente. E di penali non ce ne sono».



SENATO SALVA BERLUSCONI, IL PD ACCUSA IL M5S

senatoIl Senato salva Silvio Berlusconi e dice no alla richiesta del Tribunale di Milano di poter utilizzare nel processo Ruby-ter le 11 intercettazioni tra il Cavaliere e le olgettine. Respinta con il voto segreto – 120 sì, 130 no, 8 astenuti – la proposta della Giunta per le immunità di autorizzare l’uso degli ascolti. Subito dopo esplode la bagarre nell’emiciclo, con i senatori del Pd e quelli del M5s che si accusano a vicenda di aver fatto nel segreto dell’urna il gioco del leader di Forza Italia.

Il clima si arroventa e il presidente del Senato Pietro Grasso sospende la seduta. A chiedere che i parlamentari decidano nell’anonimato è Forza Italia, ma votano a favore della richiesta quattro senatori Pd (Marco Filippi, Annamaria Parente, Francesca Puglisi e Mario Morgoni) e uno del M5s, Alberto Airola.

Tutti ammettono – Airola subito dopo il voto – di aver sbagliato chiedendo che il suo nome venisse cancellato, i dem solo nel tardo pomeriggio. Il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda scommette sulla compattezza del suo gruppo e rilancia la palla nel campo avversario, paragonando il voto di oggi a quello del ’93 «quando la Lega salvò Craxi». Rincara la dose il sottosegretario Luciano Pizzetti, che taccia di «manovre sporche» i 5 stelle: «Parlano di moralità ma agiscono nell’ombra».

I pentastellati però non ci stanno e rispondono colpo su colpo. I dem, salvando Berlusconi, secondo il capogruppo Stefano Lucidi continuano a tenere in vita il patto del Nazareno e «puntellano la sempre più scricchiolante maggioranza». Mentre Nicola Morra sintetizza il disappunto con un proverbio: «È la prima gallina che canta ad aver fatto l’uovo». «È un inciucio che non finisce mai», incalzano i parlamentari sul blog di Grillo. I comunicati di accuse reciproche inondano le redazioni e si fanno i conti sulle assenze, che in realtà non sono poche. Disertano il voto: 17 del Pd, 11 del M5s, 3 di FI, 1 di Ala, 9 di Ncd, 7 del Misto, 9 Aut-Psi, 3 di Gal e due della Lega.

Dal Partito democratico si fa osservare come le assenze tra i 5 stelle siano aumentate rispetto al voto precedente sull’uso delle intercettazioni di Antonio Milo, perché in realtà sarebbe stato «raggiunto un accordo tra FI e M5s», per salvare alla fine anche Mario Michele Giarrusso, il pentastellato accusato di diffamazione sulla cui insindacabilità l’aula avrebbe dovuto votare in mattinata. In effetti la richiesta di rinviare il voto per l’impedimento di Giarrusso ad essere in aula (è in missione con l’Antimafia) viene votata anche da FI, ma il voto su di lui slitterebbe comunque visto che la seduta è convocata solo fino alle 13 e nel pomeriggio tocca votare il bilancio del Senato. L’intero centrodestra intanto esulta e parla, come fa il capogruppo Paolo Romani, di «affermazione dei principi della Costituzione e del diritto alle garanzie processuali».

Mentre da Sel-Si si condanna e si parla, come fa il capogruppo Loredana De Petris, di «manovre di avvicinamento di governo e Pd, sempre più in difficoltà, al partito di Berlusconi», come dimostra anche «il cedimento sul ddl tortura» il cui esame alla fine si è deciso di sospendere.

Anche in Giunta la decisione è stata travagliata. Il 30 marzo scorso il presidente Dario Stefano propone di dire sì all’uso solo di 5 ascolti, ma l’idea non viene accolta. E non passa neanche la proposta di mediazione di Claudio Moscardelli (Pd) di limitare il via libera a 3 intercettazioni. Così Stefano passa la mano e nomina nuovo relatore Enrico Buemi, la cui tesi di dire no all’uso di tutte le telefonate viene cassata il 26 aprile scorso.

Per un mix complesso di norme e prassi, il verdetto della Giunta si ribalta e visto che è stata respinta l’idea di negare l’uso di ogni ascolto, la proposta che arriva all’aula è quella di dire sì all’utilizzo di tutte e 11. Proposta anche questa respinta.

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Fonte: Lettera 43



È DEL 5 STELLE AIROLA IL MESSAGGIO ALLA CIRINNÀ

È stato il senatore grillino Alberto Airola ad spedire a Monica Cirinnà l’sms in cui si affermava che i 5 Stelle erano pronti a votare l’emendamento Marcucci e la rapida approvazione del ddl sulle Unioni Civili.

unioni-civili-sms-airola-cirinnà-420x627Airola, stamattina, su Facebook ha tentato di metterci la più classica delle pezze cercando di modificare il senso e il significato del messaggio. Insommache ha inviatoon era la «posizione ufficiale e definitiva del Movimento»: :

sms-cirinnà-airola-canguro-2Voglio fare chiarezza sullo scambio di messaggi che io stesso ho avuto con la senatrice Monica Cirinnà e che il Pd sta utilizzando come pretesto per accusare di inaffidabilità il Movimento 5 Stelle e giustificare la sua decisione di fare una legge sulle unioni civili al ribasso con l’appoggio di Alfano e Verdini.
La senatrice Cirinnà ha voluto forzare la mano e ha interpretato come definitivo il senso di un messaggio nel quale mi limitavo a riferire l’esito di un primo incontro del gruppo di lavoro del M5S sulle unioni civili, incontro nel quale si era presa in considerazione, tra le tante opzioni possibili, anche la possibilità di votare l’emendamento Marcucci in caso di paralisi dell’aula. Ma come io stesso ho precisato in quel messaggio, quella non poteva in nessun modo considerarsi la posizione ufficiale e definitiva del Movimento, perchè a pronunciarsi doveva essere l’assemblea dei senatori del Movimento, l’unica titolata a decidere in merito e poi a comunicare la decisione all’esterno attraverso il capogruppo. L’unica posizione ufficiale del Movimento, infatti, è stata solo e soltanto quella espressa l’indomani, dopo che l’assemblea prese la decisione di votare per il no all’emendamento premissivo, scartando l’ipotesi di un ok al canguro che all’inizio era stata vagliata insieme alle altre possibilità. Il PD questo lo sapeva benissimo perchè conosce le regole del Movimento e tutti, compresa la Cirinnà, sanno che le posizioni ufficiali di una forza politica sono quelle espresse capogruppo e non da un singolo via sms .

Insomma, Airola vuole sostdnere che non era la «posizione ufficiale e definitiva del Movimento».

mader



M5S E UNIONI CIVILI: IL BALLO DEGLI INCOERENTI, UN PASSO INDIETRO UNO DI LATO

m5s-senatoHanno sempre sostenuto che loro, i 5 Stelle, avrebbero votato la legge sui diritti civili senza riserve e invece ecco il passo indietro.

Oggi, il capogruppo grillino al senato, Alberto Airola, ha annunciato in Aula il voto contrario del M5S contro l’emendamento “canguro”: “Non me la sento di costringere il mio gruppo a votare l’emendamento “canguro” di Marcucci” e ha chiesto di “andare avanti. Noi ci siamo: votiamola con 500 emendamenti a voto palese questa legge. Se davvero la legge si affosserà per colpa nostra, me ne assumerò la responsabilità”.

E subito monta la contestazione per il “voltagabbana”.

Fuori da Palazzo Madama i senatori del Movimento, tra cui Daniela Donno e Luigi Gaetti, sono stati contestati al grido di “vergogna, vergogna” e “a casa, a casa”.

Gaetti risponde che lui è un medico e ha dove tornare….cosa che ci sentiamo di confermare…sebbene i suoi pazienti non lo aspettano infatti… Può sempre tornare a fare quello che faceva prima……il candidato leghist.

Sarà l’influsso di un sondaggio elettorale?

mader