SI DIMETTE IL CAPO GABINETTO DEL MEF, ERA IN ROTTA CON I 5S. TRIA: “LA MANOVRA NON C’ENTRA”

Dopo l’accordo raggiunto con Bruxelles sulla manovra, evitata la procedura d’infrazione per l’Italia, secondo fonti di governo, il Capo di gabinetto del Ministero dell’Economia Roberto Garofoli lascia l’incarico.

La notizia era già nell’aria da giorni, lo aveva anticipato anche il presidente del Consiglio Conte, che ora glissa: a una cronista che insiste sulle dimissioni del tecnico, il presidente del Consiglio ha risposto con una battuta: “Questa domanda me la faccia alla conferenza di fine anno – risponde dopo aver deciso con i giornalisti la data della conferenza stampa di fine anno, presumibilmente sabato prossimo – la tenga buona per quell’occasione, se la giochi lì”.
Interpellato sulla questione, il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha commentato così: “Mi dispiace molto lui all’inizio mi aveva detto che probabilmente voleva cambiare lo avevo obbligato a rimanere fino alla legge di bilancio. Domani parlerò con lui. Ora torna al suo mestiere nella Magistratura”. Tria ha assicurato che non si è trattato della conseguenza delle critiche rivolte ai vertici tecnici del ministero da esponenti di governo, perché al contrario quegli attacchi “lo avrebbero blindato”.
Il ministro degli Interni Matteo Salvini si è chiamato fuori dalla discussione: “Non ne so nulla, non c’entro, almeno questo non è colpa mia”.
Garofoli è un ex magistrato, arrivato al Tesoro con l’allora ministro Pier Carlo Padoan sotto i governi Pd di Renzi e poi Gentiloni. È da tempo in rotta con Movimento 5 Stelle: secondo i pentastellati sarebbe proprio lui ‘la manina’ che aveva introdotto in manovra una norma che assegna alla Croce Rossa 84 milioni. Garofoli però smentisce. Come ha raccontato ‘Il Fatto quotidiano’, nel mirino del Movimento 5 stelle ci sarebbe poi la società editoriale della moglie, che pubblica libri scritti e curati dallo stesso Garofoli per aspiranti avvocati e magistrati: alcuni di questi autori hanno poi ottenuto incarichi al Tesoro, e un collaboratore ha anche raccontato di essere stato pagato in nero. Secondo quanto riporta l’Adnkronos, al suo posto, accanto al ministro dell’Economia Giovanni Tria, potrebbe arrivare Luigi Carbone, esperto di semplificazione amministrativa e già componente dell’autorità per l’Energia elettrica. Nei giorni scorsi per la successione era circolato il nome di Fortunato Lambiase, consigliere del Senato e attualmente capo della segreteria tecnica del ministro Tria.
Fonte: Fanpage

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