I RIFIUTI DI ROMA TORNANO NELLE DISCARICHE DI CERRONI – AVV. UGO MORELLI: DEVONO DECIDERE I CITTADINI

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Alla prima conferenza stampa da candidata grillina alla guida del comune di Roma, Virginia Raggi, spiegava nella sede dell’Associazione stampa estera: “Con l’immondizia si creano posti di lavoro. Senza rendere favori ai Cerroni di turno” e “La politica la fanno i cittadini di Roma, tutti i giorni“.”Roma è stata stuprata per anni dalla cattiva politica e dalla cattivissima amministrazione, ora non ci sono alternative al Movimento 5 Stelle“, tonava convinta la Raggi.

Nelle ultime ore succede – scrive il Corriere della Sera – che la sindaca Virginia Raggi firma l’ordinanza, che per superare l’emergenza rifiuti impone agli impianti di Manlio Cerroni di lavorare a pieno regime, descrive anche – per la prima volta – quella situazione di «estrema criticità» negata fino all’ultimo e che invece i romani ben conoscono. Un allarme chiaro, netto, che “giustifica” la necessità di intervenire proprio con lo strumento dell’ordinanza, quindi con «urgenza», ma che alla fine fotografa anche la realtà degli ultimi mesi, sospesi tra cassonetti-discarica e macchinari al collasso.

Si parte dalla ricognizione degli impianti, due di Ama e due di Cerroni, storicamente insufficienti per trattare le tonnellate di rifiuti (2.700 circa) prodotti ogni giorno in città. Con due aggravanti. Il supertritovagliatore mobile di Ama a Rocca Cencia, acquistato dall’ex sindaco Ignazio Marino (400 mila euro) proprio per fronteggiare emergenze improvvise e risparmiare rispetto ai costi di conferimento negli impianti di trattamento meccanico biologico tradizionali (12 euro a tonnellata anziché 40), resta spento, così come avevano promesso i grillini: «Per la sua messa in esercizio – si legge anche nell’ordinanza della sindaca – presenta tempi non compatibili con la soluzione delle criticità».

Secondo problema, il Colari di Cerroni, colpito dall’interdittiva antimafia che ora il Comune cerca di superare con questo provvedimento: “Il flusso di rifiuti accolto da Colari, ordinariamente prossimo alle 1.250 tonnellate al giorno, ha registrato un calo nel corso del 2017 accentuatosi nel mese di marzo, con disponibilità del Colari del solo 50%, pari a 600 tonnellate”. Situazione che ha «stressato» gli impianti di Ama di Salario e Rocca Cencia, “dove si è riscontrato il riempimento delle fosse di ricezione”, e fatto precipitare Roma nell’emergenza che solo oggi si esplicita: “La situazione degli impianti di Malagrotta – continua l’ordinanza – determina disagi nel servizio di raccolta nella città, oltre che congestione nelle situazioni di scarico, con code e ritardi nel riutilizzo dei mezzi e ricadute sull’ordinario servizio di igiene urbana”. Del resto, mercoledì, nel quadro di controlli di routine sempre a Malagrotta, anche l’Arpa ha rilevato criticità tali da “determinare situazioni di pregiudizio ambientale o alla salute pubblica”.

Alla luce di tutti questi problemi, la Raggi ha quindi firmato l’ordinanza che autorizza Ama a conferire i rifiuti a Cerroni (nonostante l’interdittiva antimafia) e di conseguenza obbliga Cerroni a lavorarli. Sistema “fragile”, legato alla collaborazione della controparte.

Il prossimo passo, della Prefettura, prevede il commissariamento di fatto dei rapporti che legano Ama al Colari per superare l’ultimo scoglio, e cioè l’impossibilità per la municipalizzata – sempre a causa dell’interdittiva – di pagare il privato togliendogli dunque, come lo chiama la sindaca, “potere di ricatto”.

Tutto questo, forse, non basterà: con l’impianto di Colleferro chiuso fino ad ottobre, e gli altri siti del Nord pronti alla pausa di manutenzione estiva, servirà un nuovo sbocco per i rifiuti di Cerroni.

Ad oggi, le alternative non sono note.

L’avvocato Ugo Morelli, nel Movimento 5 Stelle della prima ora, a capo del meetup Roma Clodio, sul problema ha affermato: “devono decidere i cittadini di Roma, non Grillo, Casaleggio e la Raggi”.

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Fonte: Il Corriere della Sera

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