IL REFERENDUM DEL NORD CHE NON SERVE A NULLA

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Il referendum di  Lombardia e Veneto che si sta svolgendo in queste ore è  una consultazione che non servirà assolutamente a nulla se non a far perdere tempo e soldi ai cittadini.

In base all’art. 116 della Costituzione il referendum non è necessario per la richiesta di una maggiore autonomia.
Infatti per ottenere una maggiore autonomia sarebbe stato sufficiente seguire la strada indicata dell’Art. 117 della Costituzione che indica le corrette procedure per richiedere una gestione più diretta su una serie di materie importanti.

Non ha alcuna utilità per due questioni di fondo: primo perché non incide sul percorso istituzionale che deve comunque passare attraverso un tavolo con il governo, e secondo perché non attiene la ripartizione delle tasse come invece affermano i promotori.

Vi sono dunque due ottime ragioni per non recarsi alle urne:
1. Non ci sarà ne’ riduzione delle tasse ne’ tanto meno una ripartizione più vantaggiosa dei tributi a vantaggio dei cittadini lombardi e veneti.
2. Il referendum non può modificare in alcun modo le procedure previste dalla Costituzione per ottenere un livello più alto di autonomia poiché dovranno comunque essere consultati gli enti locali e, successivamente, andrà aperto un tavolo con il governo italiano.

I due governatori leghisti Maroni e Zaia chiedono ai cittadini, spendendo un sacco di soldi, quella carta bianca di cui già dispongono. E prefigurano scenari incostituzionali. Perché era meglio mettere quei 64 milioni di euro sui servizi sociali

Il referendum in Lombardia costerà quasi 50 milioni di euro. Come indicato nel bilancio di previsione 2017 per lo svolgimento della consultazione, 24,6 milioni di euro andranno a coprire le spese dei Comuni e a pagare il personale di seggio. A questi vanno aggiunti 11,1 milioni per l’acquisto delle macchine per il voto elettronico, 4,4 milioni per il software di Diebold-Nixdorf, e altri 4,4 milioni per il servizio di assistenza tecnica e per la formazione del personale addetto ai tablet. Altri 3,3 milioni verranno spesi per attività di comunicazione (1,7) e promozionali (1,6).

In Veneto invece si voterà come al solito, con scheda elettorale e matita e la consultazione costerà 14 milioni di euro. Soldi che avrebbero potuto essere invece spesi per il sostegno al lavoro e ai cittadini più in difficoltà.

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