QUANTO COSTA TORNARE AL VOTO

Movimento 5 stelle e centrodestra, il partito e la coalizione che hanno vinto le elezioni, non riescono a formare un governo e pretendono di riportare subito gli italiani al voto. Anche in piena estate.

Ma quanto costano le elezioni? Il ritorno alle urne – scrive Giuseppe Spadaro su Termometropolitico.it – diventerebbe un elemento di non poco conto anche per le casse dello Stato. Troppo presto forse. Se si considera che siamo ancora in attesa del secondo giro di consultazioni. Troppo presto per parlare di qualsiasi scenario. Intanto ricapitoliamo quali sono i costi necessari per le elezioni. I costi disponibili sono riferiti all’anno 2013 e con pur piccole differenze, ad esempio nel numero dei seggi, potrebbero essere simili a quelli stimati per le recenti elezioni del 4 marzo 2018. Nonché ad eventuali prossimi turni elettorali.
Le elezioni coinvolgono attività e segmenti di 4 dicasteri, ognuno dei quali ha costi da coprire. Il principale costo è relativo al Ministero dell’Interno. Il costo stimato nel 2013 è stato pari a 315 milioni di euro. Mentre il dettaglio per gli altri Ministeri è il seguente: 38 milioni Ministero dell’Economia; 33 milioni Ministero degli Esteri; 14 milioni Ministero Giustizia.
In occasione delle elezioni politiche il costo complessivo del Ministero dell’Interno pari a 315 milioni di euro è stato a sua volta cosi suddiviso. 237 milioni di euro per il Dipartimento Affari Interni e Territoriali; 5 milioni di euro del Dipartimento Politiche Personali; 73 milioni per il Dipartimento Pubblica Sicurezza. Dei 237 milioni di euro di costi del Dipartimento Affari Interni e Territoriali di seguito il dettaglio. Seggi elettorali 223 milioni; Facilitazioni di viaggio 9,8 milioni; Informatica e telecomunicazione 2,1 milioni; Personale e logistica 1,9 milioni. Il costo stimato per singola sezione supera i 6.000 euro. Nel 2013 la legge elettorale prevedeva 61.597 sezioni mentre nel 2018 il numero è sceso leggermente a 61.552.
Calcolando come costo complessivo medio per le elezioni circa 400 milioni di euro possiamo affermare che un doppio appuntamento elettorale, nel corso dello stesso anno, costerebbe circa 800 milioni di euro. Considerando il debito pubblico italiano non è da escludere che il ragionamento sul costo della macchina elettorale possa in minima parte l’atteggiamento delle forze politiche di fronte all’opinione pubblica. O comunque potrebbe essere una carta del Presidente della Repubblica per evitare l’immediato ritorno alle urne. Inoltre l’assenza di modifiche alla legge elettorale in vigore potrebbe determinare un esito elettorale per niente determinante ai fini della formazione del governo.
A questo andrebbero sommati i costi di questa legislatura inutile. Alla Camera dei deputati la media è di 3,5 ore di lavoro al mese e fino ad ora i deputati sono stati riuniti per sette sedute (al costo di una ventina di milioni di euro l’una). I conti li ha fatti il deputato PD Michele Anzaldi che ha calcolato che in questi 63 giorni di stallo le Camere hanno sprecato 252 milioni di euro (161 milioni Montecitorio e 91 milioni Palazzo Madama) per sole 12 ore di lavoro del parlamento. In questo lasso di tempo il Parlamento non ha prodotto alcuna legge. Eppure di proposte di legge in entrambi i rami del Parlamento ne sono già state presentate 540. 377 alla Camera e 163 al Senato. Disegni di legge che non potranno però essere esaminati né votati fino a quando non si insedieranno le Commissioni. E le Commissioni non potranno essere formate fino a che non si saprà chi andrà al governo e chi invece all’opposizione.
Fonte: Termometropolitico.it

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