QUANDO IL GRILLINO DI BATTISTA VOLEVA FARE IL MINISTRO CON IL PD

Adesso il Pd è la “morte nera” perché ormai questa alleanza di governo con i dem “fa male” al M5s. Alessandro Di Battista ormai ha preso questa china e picchia come un fabbro, si sa. Ma c’è stato un momento preciso, racconta Simone Canettieri sul giornale Il Foglio, un anno e un mese fa, in cui brigò, e non poco, per entrare nel nuovo governo, proprio con Nicola Zingaretti e Matteo Renzi.
I primi segnali li diede pubblicamente il 15 agosto quando, vista rottura della Lega, dichiarò che il M5s avrebbe dovuto cercare “altri interlocutori più seri e preparati del ministro del Tradimento”. C’è poi un particolare che torna in mente a tanti big grillini in queste ore.
Primo settembre 2019, riunione segreta a casa di Pietro Dettori con pizza, sushi e vista su Castel Sant’ Angelo. Tutti i capi a conclave per decidere la squadra di governo. E Dibba, appunto, che si mette “a disposizione” per ricoprire il ministero degli Affari europei (“sono la mia specialità), ma anche dello Sport (“è la mia passione”).
Una mossa ben vista da tutta la compagnia pentastellata, Luigi Di Maio compreso. Ma che poi si arenò contro i veti di Renzi: allora entra anche la Boschi. Alla fine saltò tutto. Niente ministero, nemmeno senza portafoglio, per Dibba. Che poi ripartirà per un altro viaggio, salvo tornare con il dente avvelenato al grido “basta con il Pd”.

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