PALERMO, LA PROCURA ARCHIVIA INCHIESTA SULLE ONG: “NESSUN LEGAME CON I TRAFFICANTI DI MIGRANTI”

Il tribunale di Palermo archivia le inchieste che riguardavano le Ong Sea Watch e Proactiva Open Arms. Non ci sono elementi per sospettare rapporti con i trafficanti libici di migranti, dicono i magistrati.

Il sospetto che le Ong che fino a pochi mesi affollavano lo specchio di mare che separa la Libia dall’Italia per salvare i migranti, rispondessero più a interessi criminali che umanitari, l’hanno avuto.  Per un anno, la Procura antimafia di Palermo – scrive Guido Ruotolo su Tiscali Notizie ha scandagliato gli abissi di questi ipotetici rapporti tra i trafficanti di clandestini e le Ong, ipotizzando addirittura l’esistenza di una associazione criminale costituita dai trafficanti e da alcuni membri delle Ong. Ma alla fine delle indagini durate un anno, la conclusione è stata quella di archiviare le accuse (con il consenso del gip).
L’inchiesta era partita il 15 maggio 2017 con una informativa della squadra mobile di Agrigento che segnalava lo sbarco di 220 migranti avvenuto a Lampedusa l’8 maggio dell’anno scorso. Era stata la centrale operativa delle Capitanerie di porto di Roma a coinvolgere il 6 maggio scorso la “Golfo Azzurro”, nave di una Ong, in operazioni di soccorso di migranti.
Attraverso le testimonianze dei sopravvissuti gli investigatori sono riusciti a  ricostruire il viaggio dei migranti. «In particolare, emergeva che durante la traversata – si legge nella richiesta di archiviazione della Procura di Palermo – i barconi con a carico i migranti, venivano raggiunti da imbarcazioni con a bordo dei soggetti i quali, una volta intimato loro di fermarsi, recidevano mediante l’ausilio di un coltello, i cavi di avviamento dei motori: tale operazione sarebbe stata ripetuta nei confronti di tutti i gommoni».
«Secondo le testimonianze raccolte, si sarebbe trattato di un piccolo gruppo di europei, tra i quali una donna».
Il sospetto che fossero membri dell’equipaggio della “Iuventa”, una nave della Ong tedesca Jugend Rettet, sequestrata dalla Procura di Trapani ormai un anno fa, non ha trovato conferme.
«Dopo poco tempo, giungeva sul posto un’imbarcazione con a bordo dei soggetti libici, i quali, una volta recuperati i summenzionati motori ormai non più funzionanti dai barconi, si allontanavano. Dunque, in un primo momento, le condotte tenute dai diversi soggetti sembravano organizzate e preordinate al recupero dei motori dei gommoni».
«Le imbarcazioni, venivano raggiunte da alcuni pescherecci tunisini che li trainavano fino al’intervento di una grande imbarcazione,sulla quale trasbordavano definitivamente. Orbene, alla luce delle indagini svolte, non si ravvisano elementi concreti che portano a ritenere alcuna connessione tra i soggetti intervenuti nel corso delle operazioni di salvataggio a bordo delle navi delle ONG e i trafficanti operanti sul territorio libico».
A leggere la richiesta di archiviazione di Palermo si scorgono considerazioni molto pertinenti con la realtà di questi giorni. Il tema è quello della legge del mare che prevede non solo il salvataggio di chiunque si trovi in difficoltà ma anche il trasbordo in un “porto sicuro”, che – spiegano gli inquirenti palermitani –  Significa non solo un porto vicino ma che garantisca, una volta accolti 8 migranti, i diritti loro riconosciuti.
Ecco un altro passaggio della archiviazione: «Orbene nelle informative, venivano sollevati dubbi circa l’operato della  nave della Ong Sea Watch a causa del mancato raggiungimento di altri porti di approdo più vicini rispetto a quelli in cui avveniva lo sbarco».
«Occorre sottolineare che, secondo quanto previsto dalla Convenzione SAR siglata ad Amburgo nel 1979, le operazioni SAR di soccorso non si esauriscono nel mero recupero in mare dei migranti, ma devono completarsi e concludersi con lo sbarco in un luogo sicuro: secondo la risoluzione 1821 (2011) dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa la nozione di luogo sicuro comprende necessariamente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone soccorse».
«Argomenti decisivi e assorbenti, al fine della confutazione di quanto sopra esposto, risultano essere allora da un lato, l’effettività del soccorso e, dall’altro, l’assoluta mancanza di cooperazione dello Stato di Malta nella gestione dei predetti eventi SAR».
«Quindi, non deve stupire che la “Sea Watch” abbia preferito effettuare lo sbarco verso le coste italiane: ciò anzi rappresenta conseguenza logica di quanto appena esposto e una corretta gestione delle operazioni di salvataggio».

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