NUOVO MOVIMENTO DEGRILINIZZATO

I delusi del M5s non si contano solo tra le fila dei senatori e dei deputati eletti. Mentre l’emorragia grillina soprattutto al Senato sembra ormai inarrestabile, dopo le espulsioni di Orellana, Campanella, Battista e Bocchino e la cacciata via blog dei cinque dimissionari Mussini, Bencini, Bignami, Romani e Casaletto, è per lo più sul territorio che la disillusione nei confronti della linea politica pentastellata comincia a montare. Ma soprattutto a prendere corpo in movimenti autonomi.

E così, se i Cinquestelle sono alle prese con il nuovo caso del senatore Bartolomeo Pepe, appena sfiduciato dal meetup di Napoli, e con quello analogo della collega Serenella Fucksia, finita nel mirino della base di Fabriano, dalle Isole all’Emilia si lavora a un nuovo soggetto federale «degrillizzato». Che, chissà, potrebbe cominciare a prendere forma già a maggio, quando è in programma il primo tavolo tecnico unico per discutere le strategie future.

Ma chi sono i promotori di questo nuovo fermento politico? In prima fila c’è il neo gruppo Libertà di movimento, nato in Sardegna, soprattutto dopo il mancato ok di Beppe Grillo alla presentazione delle liste M5s per le regionali, ma di respiro nazionale. Un movimento che, come si legge sul sito ufficiale, «è composto da persone che a vario titolo sono state attiviste del M5s e da nuovi attivisti i quali, partendo proprio da quegli ideali, hanno deciso di  non voler più dipendere dalle scelte (o dalle assenze) di uno staff dominante, spesso illogico e incomprensibile».
Allo stato attuale conta «su circa 200 attivisti e un paio di migliaia di iscritti», come ha raccontato a Lettera43.it il presidente Giuseppe Chironi. «Non sono tutti sardi, il nostro ‘partito’, infatti, ha registrato adesioni anche in Veneto, Puglia, Emilia Romagna e Lazio».

Accanto a Libertà di movimento c’è anche Democrazia in movimento (Dim), il soggetto che annovera tra i suoi capofila Valentino Tavolazzi, il primo consigliere espulso dal comico ligure nel marzo 2012.
«Siamo nati ufficialmente il 3 febbraio 2013, con la Carta dei principi», ha detto a Lettera43.it Fabio D’Anna di Dim, «e viaggiamo sui 200 iscritti, mentre gli attivisti sono circa un migliaio». Se la sede logistica è Palermo, la base non è circoscritta solo alla Sicilia: «Il nostro è un contenitore. Non a caso, anche Ferrara, per esempio, con il gruppo ‘Progetto per Ferrara’ di Tavolazzi, è un altro importante bacino».

Pure a Roma, i delusi dal M5s si stanno organizzando. Sei mesi fa, infatti, si è costituito il movimento Nuovitalia che ha all’attivo, per ora, 32 iscritti: «La delusione», ha spiegato a Lettera43.it il vicepresidente Antonio Maria Nave, «non riguarda gli ideali Cinquestelle che sono anche i nostri. Ma riguarda le strategie messe in campo dal duo Grillo-Casaleggio. Una linea intesa a fare solo opposizione che non può essere sposata da chi davvero si è messo in gioco per cambiare questo Paese».
Per ora, manca all’appello solo il movimento Revolution, capitanato da Gaetano Vilnò, messo alla porta da Grillo nel 2009 e che dopo una fase di forte vitalità nel 2012 (il gruppo si diceva pronto a sfidare il M5s alle politiche) sembra finito nell’ombra: «Non ci ha contattato per ora», fanno sapere sia da Libertà di movimento sia da Dim.

Al di là dei numeri, ancora esigui, ciò che conta come ribadiscono le tre forze in campo è la mission: «Adesso il nostro obiettivo non sono gli imminenti appuntamenti elettorali, a cominciare dalle europee», ha spiegato Nave. «Non siamo nati col solo scopo di candidarci. Ma di aggregare e unificare tutti i movimenti che condividono gli stessi valori».
Ed è proprio su questo fronte che Dim, Libertà di movimento e Nuovitalia stanno lavorando: «Il dialogo è continuo», ha evidenziato Chironi, «e non è circoscritto solo ai nostri gruppi. Ci sono state già numerose riunioni. E molti parlamentari M5s sono stati coinvolti».
Chironi non si sbilancia, ma una cosa la dice: «Non si tratta solo degli espulsi. Anche se tra i parlamentari nessuno per ora se la sente di fare un passo, sono almeno una trentina i senatori che, in questa fase, avvertono come noi l’esigenza di un confronto reale». E i deputati grillini, invece? «Ce ne sono due o tre che sono ancora più critici dei loro colleghi al Senato perché si sentono manipolati. Ma per il momento hanno deciso di non esporsi».

Sebbene la parola d’ordine, a sentire i movimenti, per ora sia la prudenza, qualche proposta è già sul tavolo di discussione. A cominciare da quella avanzata da Libertà di movimento: «Pensiamo a un soggetto federale che, però, rispetti le singole realtà. Stiamo ragionando seguendo lo schema di una piramide rovesciata», ha precisato, «e quindi sull’idea di un consiglio nazionale con un rappresentante per ogni regione che possa portare avanti le istanze del proprio territorio».
Un’idea di federazione che vede d’accordo pure Nuovitalia («Anche se il nostro movimento è ancora in una fase embrionale», ha detto Nava, «è chiaro che, una volta condivisi gli stessi valori e intenti, l’unione fa la forza») e Dim («L’auspicio è trovare un comune denominatore, con regole chiare e garanzie di democrazia diretta», ha spiegato D’Anna. «Insomma, l’obiettivo è superare il M5s in modo da renderlo obsoleto»).

I tre soggetti, inoltre, non sembrano affatto spaventati da un percorso politico senza il traino di Grillo: «L’abbiamo messo nel conto», ha sottolineato Chironi, «ma sono le idee e i messaggi che devono andare avanti. Qualcuno deve pur denunciare le manovre create ad hoc per finalità politico-commerciali e deve invece preoccuparsi di lavorare per un vero cambiamento».
Non rimane a questo punto che attenderli alla prova dei fatti. Che, a quanto pare, si avvicina: «Ci sarà un tavolo tecnico unico, molto probabilmente il 9 maggio», ha anticipato D’Anna, «per discutere tutti insieme. Lo scopo è trovare il modo di fare fronte unico e, quindi, mettere in campo una proposta unitaria».

mader

Paola Alagia per Lettera 43

 

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