MIGRANTI, QUANDO IL PRESIDENTE CONTE ANNUNCIAVA: “L’ITALIA NON È PIÙ SOLA”

“È stato un lungo negoziato, ma l’Italia da oggi non è più sola”. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia così all’alba del 29 giugno scorso la fine del braccio di ferro con i partner Ue sulle migrazioni.

Alle 4.50 del mattino Conte si mostrava molto contento ed elencava i contenuti  delle conclusioni del Consiglio europeo, indicando che i partner Ue avevano recepito molte delle richieste del piano italiano, seguendo un testo che Conte aveva prima di tutti concordato con il presidente francese Emmanuel Macron.
Leggendo le carte diffuse qualche ora dopo però sembrava chiaro che i 28 avevano concordato su molta teoria e poca pratica, tanti principi e pochi fatti. Sui migranti i risultati erano chiaramente più annunci che decisioni con ampi margini interpretativi.
Infatti, oggi si è giunti allo scontro totale tra l’Italia e l’Unione europea. La riunione degli sherpa di dodici Paesi, convocati da Bruxelles per trovare soluzioni comuni a lungo termine sugli sbarchi dei migranti e finita con una fumata nera sulla ridistribuzione dei 150 bloccati a bordo di nave Diciotti, mettendo a nudo un’Italia sempre più isolata.
“L’Italia è costretta a prendere atto che l’Europa oggi – scrive Conte su Facebook – ha perso una buona occasione: in materia di immigrazione non è riuscita a battere un colpo in direzione dei princìpi di solidarietà e di responsabilità che pure vengono costantemente declamati quali valori fondamentali dell’ordinamento europeo.
Nel corso della riunione convocata d’urgenza dalla Commissione Europea e che si è appena conclusa non è stato dato alcun seguito alle Conclusioni deliberate nel corso dell’ultimo Consiglio Europeo di fine giugno. Anzi. Da parte di alcuni Stati è stato proposto un passo indietro, suggerendo una sorta di regolamento di Dublino “mascherato”, che avrebbe individuato l’Italia come Paese di approdo sicuro, con disponibilità degli altri Stati a partecipare alla redistribuzione dei soli aventi diritto all’asilo, che notoriamente sono una percentuale minima dei migranti che arrivano per mare.
Eppure è noto a tutti che l’Italia sta gestendo da giorni, con la nave Diciotti, una emergenza dai risvolti molto complessi e delicati.
Ancora una volta misuriamo la discrasia, che trascolora in ipocrisia, tra parole e fatti.
Bene. Se questi sono i “fatti” vorrà dire che l’Italia ne trarrà le conseguenze e, d’ora in poi, si farà carico di eliminare questa discrasia perseguendo un quadro coerente e determinato d’azione per tutte le questioni che sarà chiamata ad affrontare in Europa”.

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