IL M5S HA UN PROBLEMA CON IL REFERENDUM PER L’AUTONOMIA DEL VENETO

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Il Movimento 5 stelle ha un problema con il referendum per l’autonomia del Veneto che si terrà domani, domenica 22 ottobre. O meglio, sul tema del referendum, il Movimento 5 stelle ha un avversario che si chiama Movimento 5 stelle. Comunque la si voglia vedere, il partito fondato da Beppe Grillo, solitamente unito e coeso a tutti i livelli, in Veneto è spaccato.

Da una parte chi sostiene la consultazione tanto cara al governatore Luca Zaia e voluta dalla Lega Nord, dall’altra chi proprio non ci sta e, senza mezzi termini, si dichiara contrario.

Nello specifico: i favorevoli sono gran parte dei consiglieri regionali di Lombardia e Veneto, firmatari di un comunicato che si trova sul “Blog delle stelle” e che recita: “Il M5S si è battuto per coinvolgere i cittadini su una possibilità prevista dalla Costituzione: permettere a Lombardia e Veneto di gestire ‘in casa’ molte delle risorse che ora è lo Stato a decidere come spendere. Altro che Padania e le bugie che i governi leghisti hanno raccontato per venti anni ai cittadini. Nell’attuale legislatura i Consigli Regionali delle due regioni hanno votato la nostra proposta e dato il via alla consultazione in programma il prossimo 22 ottobre, con le rispettive maggioranze leghiste costrette ad abbandonare definitivamente utopie indipendentiste totalmente incostituzionali come lo Statuto Speciale o la gestione del Residuo Fiscale, nonostante la Lega continui a usarle come leve elettorali per promuovere questo referendum. La soluzione del M5S è democratica, costituzionale e non toglie risorse alle altre regioni. Questo referendum affronta il tema del ‘Regionalismo differenziato’, trattato nell’articolo 116 della Costituzione italiana, ovvero la possibilità di gestire direttamente le risorse che lo Stato già spende in trasferimenti e servizi per le Regioni”.

Insomma, critici nei confronti della Lega ma, alla fine, insieme ai leghisti sul carro del “sì”.

Dall’altra parte, invece, quelli che, alla luce dei fatti, si potrebbero definire i “dissidenti” interni al partito, ovvero i grillini di Rovigo e provincia, i consiglieri e attivisti Francesco Gennaro, Elena Suman, Ivaldo Vernelli, che, insieme alla consigliera regionale Patrizia Bartelle, proprio non ci stanno a condividere la stessa battaglia del Carroccio. E così, in una lunga nota, spiegano il motivo della loro contrarietà.

“La posizione del Movimento 5 stelle di Rovigo riguardo al referendum consultivo del 22 ottobre prossimo è contraria. Ci chiediamo: gli stessi governanti del Mose, dei Pfas, delle banche venete, della Pedemontana, degli ospedali costruiti in projet financing sono così ‘virtuosi’ da meritare una maggiore delega in campo amministrativo?”.

La domanda, ovviamente, è retorica e, al netto di tutte le edulcorazioni del caso, tipo “il Referendum è uno strumento di democrazia diretta che ci piace, va difeso e, in prospettiva, addirittura potenziato”, “noi crediamo in un’autonomia che serva le comunità locali, che permetta ai cittadini di poter determinare più direttamente i servizi e le priorità del governo nel proprio territorio”, “crediamo che i cittadini del Veneto abbiano tutto il diritto di vedersi riconosciute tali forme di autonomia”, la loro posizione è inequivocabile: “Tutto ciò però non riguarda questo referendum, bensì il contenuto delle trattative tra governo e Regione: una strada mai percorsa, lo ribadiamo, da chi ha amministrato il Veneto dal 2001 ad oggi”.

E usano parole dure per condannare la consultazione e chi la sostiene: “Le Giunte regionali a guida leghista di Lombardia e Veneto spenderanno quasi 50 milioni di euro per il Referendum del 22 ottobre, un abile escamotage per distrarre i cittadini dal malgoverno di queste due Regioni che ormai trova quotidiane conferme. Vorrebbero farci credere che si andrà a votare per l’autonomia fiscale, per diventare come Trento e Bolzano, per l’indipendenza del Veneto. La verità è che un referendum consultivo non può portare alcuna indipendenza politica. La verità è che un referendum consultivo non può farci ottenere alcuna autonomia fiscale. La verità è questo referendum consultivo non cambierà assolutamente niente per i veneti. Fatta eccezione per i 14 milioni di euro (più alcuni milioni per la pubblicità) buttati dalla finestra, dato che, come tutti sanno, le Regioni possono trattare direttamente con lo Stato maggiori poteri, come consente la Costituzione, senza alcun bisogno di un inutile referendum consultivo”.

Ancora: “La classe dirigente regionale è in piena bancarotta, morale e politica. E così, con un finto referendum su una finta autonomia, cercano di distrarci dai disastri e dagli sperperi compiuti dalle giunte regionali , quasi che fossero colpa dello Stato centrale. ‘Prima i veneti’, dicevano. Bene: questa volta lo diciamo noi, perché non siamo contro l’autonomia. Al contrario, perché ne vogliamo una vera: che vada a vantaggio delle popolazioni, dei Comuni, non del neo-centralismo della Giunta regionale di Zaia, non dei politicanti e dei loro amici annidati nei centri di potere del tutto opachi delle Società regionali, delle Partecipate, delle Imprese in cui si intrecciano politica ed affari. Questa consultazione non sarà un momento di espressione democratica del popolo sovrano come lo furono, ad esempio, i referendum sui beni comuni del 2011 (per l’acqua pubblica ed il no al nucleare) o quello sulla riforma della Costituzione. Questo è un plebiscito che servirà solo ad alimentare il potere di chi ci comanda. E in un plebiscito quello che conta non è la percentuale dei Sì o dei No: quello che conta è solo quanta gente andrà effettivamente a votare dando un mandato in bianco a Zaia e Maroni”.

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Fonte: Rovigoindiretta.it

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