M5S, DISSIDENTI PREPARANO SIT-IN SOTTO CASA DI GRILLO

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Un sit-in a Sant’Ilario, organizzato davanti alla villa del leader M5S, Beppe Grillo. Lo sta preparando – scrive Michela Bompani su la Repubblica – un gruppo di grillini “non allineati”, come preferiscono definirsi, più che dissidenti. Stanno pure redigendo un documento, su cui contano di aggregare tutti gli indignati della rotta che ha imboccato, ultimamente, il M5S: il testo è in via di scrittura, ma il titolo c’è già “Non è più il mio Movimento”.

Intanto, da quando sono state riaperte le candidature per le amministrative genovesi, oltre a nuove iscrizioni, si stanno registrando anche diverse defezioni, di candidati che, dopo la pubblicazione delle regole, e il cosiddetto “Metodo Genova”, con liste bloccate, hanno deciso di non partecipare più alle elezioni per il M5S. Inoltre, cominciano a rimbalzare in Rete i nomi di candidati che arrivano da altre esperienze politiche o hanno già ricoperto incarichi amministrativi per altre forze politiche, «cose per cui, un tempo, sarebbero stati incandidabili, invece ora …», indicano. Come Antonella Davite, presidente del Civ di piazza Sarzano, già nella lista Doria alle elezioni 2012, quando ottenne il bel gruzzolo di 816 voti. Si è candidata come presidente del Municipio Centro Est. Oppure Enrico Moizo che, alle ultime amministrative, corse nelle schiere della Lista Musso, raccogliendo 129 preferenze.

Le nuove regole di partecipazione, contestate dai “non allineati”, indicano con chiarezza che solo chi non ha mai partecipato all’agone elettorale contro il Movimento, dopo il 2013, può candidarsi. Via libera, invece, a chi lo ha fatto prima. E questa, minore, restrizione vale poi solo per chi si candida nei Municipi.

Tra i candidati su cui alcuni sollevano pesanti perplessità, proprio per l’effettiva possibilità di esserlo, c’è anche uno dei candidati sindaco, Angelo Di Fede, che già accumulò 55 preferenze nella Lista consumatori-pensionati. Non solo, è stato addirittura espulso nel 2014 dal suo MeetUp “Amici di Beppegrillo – gruppo storico” – non dal Movimento però – per aver inviato una proposta ai parlamentari sulla redistribuzione dei rimborsi. Poi, c’è anche Renzo Di Prima, che era schierato nella Lega Nord, per il Municipio Medio Levante, ma ha abbandonato il Carroccio nel 2013.

E da domani cominceranno le “graticole”, ovvero i confronti tra i candidati sindaco e i cittadini, ma anche il fatto che a moderarli sia la portavoce Alice Salvatore, infastidisce molti attivisti, indicandola come “tifosa” per uno dei concorrenti, il professore d’orchestra Luca Pirondini.

Proprio il “Metodo Genova”, la necessità per tutti i candidati consiglieri di scegliere un sindaco cui “legarsi”, la possibilità per il sindaco designato di indicare i nomi di nuovi candidati consiglieri se la lista a lui collegata sia insufficiente, ha dato fuoco alle polveri di chi covava sempre più dissenso nei confronti dell’organizzazione del Movimento. Non vogliono chiamarsi fuori e andarsene, i “non allineati”, per questo non accettano l’etichetta di dissidenti: «Non siamo noi ad essere cambiati, è il Movimento – dicono – che è gestito da persone che lo hanno cambiato e noi non vogliamo buttare via tutto quello che nel Movimento c’era di buono. Perché c’era davvero bisogno, e c’è ancora, di quello che il Movimento portava». Ecco perché, spiegano, non vogliono abbandonare una casa che hanno amato, in cui qualcun altro è entrato ad abitare, in modo diverso e, in fondo, confidano di poterla ancora “recuperare”.

Sono grillini della prima ora, ma non solo, persone che hanno seguito la scia e il lavoro dell’ex capogruppo in consiglio comunale Paolo Putti, ora fuoriuscito, da loro considerato, sempre di più, come il depositario più “originale” del vero spirito del M5S e possibile promotore di un organismo politico nuovo, anche se lo stesso Putti continua a confermare la sua volontà di non proseguire alcuna attività politica diretta, alla fine del mandato.

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Fonte: la Repubblica

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