M5S, DALLA SCATOLETTA DI TONNO A PARTITO. A 10 ANNI DAL VAFFA DAY

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Filippo Tronconi, professore associato di Scienza Politica dell’Università di Bologna e coordinatore del corso di laurea magistrale in Mass media e politica, intervistato da Marcella Cocchi per il Quotidiano.net, parla della metamorfosi del Movimento di Grillo e Casaleggio a dieci anni dal vaffa day di Bologna.

Professor Tronconi, il Vaffa day è già una foto sbiadita del Movimento 5 Stelle?
«Sì, abbastanza. L’anima movimentista, arrabbiata, resta ma è stata affiancata da un processo di istituzionalizzazione. Nel 2007 il M5s ancora non esisteva. Grillo anti-casta andò in piazza per contarsi, per farsi conoscere come attore politico. Il movimento nasce nel 2009 e, quando entra nelle istituzioni con un proprio simbolo, cambia tutto. Dal V-day in poi è passata un’era geologica».
Come è cambiato il movimento in questi dieci anni?
«È cambiato nell’organizzazione: dal non-statuto è diventato un partito a tutti gli effetti. Ha rappresentanti locali, attivisti, oltre 100mila registrazioni sul sito, un vertice presidiato da Grillo e dalla Casaleggio associati. E poi è cambiata la comunicazione».
Come?
«Stop ai vaffa, se si ambisce ad andare al governo serve una postura istituzionale. Vita nuova anche al progetto politico: era di stampo ambientalista, per un certo tipo di consumo etico, oggi occhieggia alla destra sull’immigrazione, in Europa siede ancora nel gruppo dei populisti alla Farage perché non è riuscito a passare ai liberali».
Il Pd dice che è un partito-impresa. Critica veritiera?
«Sì e no. La Casaleggio associati è il fulcro dell’organizzazione. D’altro canto però non è la Fininvest, non è un impero finanziario-comunicativo».
Prendiamo i bersagli storici dei grillini d’antan: l’euro, le multinazionali, la corruzione. A Cernobbio Di Maio è stato più europeista: cosa è successo?
«Fra una settimana potrebbe essere ribaltato tutto di nuovo a seconda dell’utilità politica. Così fanno tutti».
Sulla giustizia i grillini sono passati dalla raccolta delle firme per un Parlamento ‘pulito’ all’avviso di garanzia tollerato.
«Non solo, ricordiamoci gli espulsi: dai consiglieri regionali come Defranceschi ai sindaci come Pizzarotti. Ma quando si governa l’avviso di garanzia è possibile, quasi inevitabile».
Che effetto fa all’elettorato vedere che lo slogan ‘onestà’ all’atto pratico può decadere?
«Ad oggi questo cambio non incide».
Come mai?
«Questo è un bel mistero. Prevale ancora la narrazione per cui i grillini sono diversi da quelli che hanno governato finora».
Grillo iniziò sul suo blog attaccando Telecom. Sono credibili i grillini alla conquista di Cernobbio?
«Grillo no, Di Maio forse di più. Ma gli imprenditori si sono mostrati attendisti. Del resto il mondo produttivo italiano è sempre stato filo-governativo. E il M5s domani potrebbe essere al governo».
C’è un momento nella storia del M5S in cui si intravede che i fustigatori della casta ambiscono al governo? 
«È uno scivolamento per tappe iniziato con il programma del 2009. Un punto importante è stato l’ingresso in Parlamento nel 2013 con una ‘truppa’ di deputati e senatori da tenere assieme».
Grillo è passato dalla ‘tv è una merda’ a tutti in tv.
«Una delle prime espulse fu Federica Salsi perché aveva partecipato a un talk show. Ma fino al 2013 la tv inseguiva comunque Grillo: correva con una muta in spiaggia e le telecamere impazzivano. Trovate da genio della comunicazione. Sapeva benissimo che, snobbandola, la tv lo avrebbe inseguito, avrebbe ripreso il suo blog».
In dieci anni la rivoluzione del web è riuscita?
«No, la democrazia diretta via internet del M5s è, ad oggi, un esperimento fallito. Lo slogan era ‘decide la rete’. Ma la rete la interpellano Grillo o Casaleggio solo sui temi che vogliono. Dei 135mila iscritti partecipa alle votazioni online il 10-15%. La piattaforma Rousseau dovrebbe servire a discutere i progetti di legge, ma per lo più è un’accozzaglia di commenti illeggibili a cui nella maggioranza dei casi i parlamentari non rispondono. La democrazia non è solo la ratifica da parte dei sudditi di ciò che è deciso dall’alto».
I mezzi di partecipazione dei partiti tradizionali, tessere, feste, non godono di ottima salute.
«Sono totalmente d’accordo. Il punto è che il M5s nasceva per scardinare, non per essere un altro Pd».
I grillini vinceranno le prossime politiche?
«Possono certamente ambire a essere il primo partito».
mader
Fonte: Quotidiano.net

Un pensiero riguardo “M5S, DALLA SCATOLETTA DI TONNO A PARTITO. A 10 ANNI DAL VAFFA DAY

  • 5 Settembre 2017 in 16:33
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    Hanno aperto la scatoletta di tonno per entrarci. Ora è una scatoletta di sardine, tanti sono gli amici che ci hanno portato dentro.

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