LE VIGNETTE DI RIMA: A LIVORNO LA VIABILITÀ BLOCCA LE AMBULAZE

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rimaSorpresa a 5 Stelle: a Livorno si scopre di continuo nuove vittime della viabilità. A Roma le batterie da ‘bombe’ ecologiche diventano ordigni esplosivi … bisogna far qualcosa questi continuano a non capire le istruzioni!!

RiMa

In tanti nella Livorno grillina del sindaco Filippo Nogarin, ormai da mesi, in via Grande e sugli scali, da piazza del Pamiglione a Porta a Mare, non ci passano neanche più, scrive Lara Loreti sul qutidiano Il Tirreno. Da quando, la scorsa estate, è cambiata la viabilità, con la costruzione della terza rotatoria, quel tratto di città è diventato un girone infernale: un groviglio di lamiere che si accapigliano per passare e strappare qualche istante all’ingorgo (quasi) perenne. «Lo evito come la peste», è il ritornello degli automobilisti meno pazienti. E come biasimarli? Ma non tutti possono farlo.

Il punto cruciale ruota tra via San Giovanni, piazza del Municipio e via Grande. Chi può scegliere cambia percorso, ma chi invece non può, resta imbottigliato in una gabbia. È il caso delle ambulanze, sentinelle dell’emergenza, prigioniere di una porzione del centro diventata off limits. I problemi, già notevoli da fine agosto, sono letteralmente esplosi adesso. E un vero e proprio caso è scoppiato ieri mattina, quando via San Giovanni, già chiusa in ingresso dal lato mare, è stata sbarrata anche in uscita per lavori legati a uno scavo dell’Asa.

Svs, la pubblica assistenza, sul piede di guerra. Fabio Cecconi, direttore della Svs che ha sedetirreno proprio in via San Giovanni, sin dalle prime battute della nuova viabilità aveva annusato i rischi. E infatti agli albori della rivoluzione del traffico aveva preso carta e penna per scrivere al Comune. Man mano che i lavori sul lungomare sono andati avanti, con le rotatorie in piazza Micheli, poi del Nautico e ora con il cantiere ai piedi del ponte Santa Trinita, i problemi sono lievitati, tanto da spingere Cecconi a rivolgersi, con una nuova lettera, a Comune, polizia municipale, polstrada e anche alla Procura. Obiettivo: segnalare le difficoltà oggettive incontrate per raggiungere i vari luoghi dell’emergenza. Un disagio quotidiano, che chi si occupa di soccorso e che per mestiere salva le vite altrui, proprio grazie alla tempestività degli interventi, non si può permettere.

«Noi così perdiamo minuti preziosi, questo non è possibile e va contro la nostra missione – dice Cecconi – È impensabile che, per uscire da via San Giovanni, siamo costretti a fare la gimkana, per poi percorrere il lungomare contromano, invadendo la corsia opposta fino a Porta a Mare». Via San Giovanni come una gabbia. Il primo ostacolo da superare, per le ambulanze della Pubblica assistenza, è uscire da via San Giovanni. Impresa più che ardua: il traffico è bloccato, con auto e scooter in coda; i bus sono spesso fermi al capolinea – spostato da via Grande a via Cogorano – e mettiamoci pure i pullman dei crocieristi, che fanno scalo proprio lì. Ciò significa anche più smog e quindi più inquinamento, maggiore lavoro per la municipale e soprattutto disagi per il cittadino. In questo caos, ieri, con via San Giovanni chiusa, due le prospettive che si sono aperte agli autisti delle ambulanze: o buttarsi, a proprio rischio e pericolo, in via Cogorano, per poi provare a superare lo scoglio di via Grande, oppure infilarsi nelle stradine della Venezia per passare da via della Cinta Esterna, altro iter critico. E ora arriva il secondo step da superare: raggiunti gli scali, infatti, problemi sono tutt’altro che finiti. «Via Grande è sempre paralizzata, piena di bus che fanno le varie fermate e di gente che, attraversando in continuazione la strada, inevitabilmente ci rallenta. Dai Quattro Mori, poi, raggiungere piazza Mazzini è complicatissimo – spiegano Cecconi e Piero Tomei, che cura il coordinamento amministrativo della Svs – La carreggiata è strettissima per via della pista ciclabile, e con le code presenti sia la mattina sia il pomeriggio, impieghiamo un tempo infinito per raggiungere Porta a Mare. E siamo obbligati a invadere la corsia contromano» L’appello: urge una soluzione. «Io capisco le esigenze della nuova viabilità, ma non sono state trovate alternative valide – conclude Cecconi – Alle nostre lettere nessuno ha risposto, ma ora è troppo: è in ballo la vita della gente».

Speriamo non chiudano pure gli accessi all’ospedale!

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Fonte: Il Tirreno

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