LA PROFEZIA DI AMIEL

Henri-Frédéric Amiel (1821-1881) è stato un filosofo, poeta e critico letterario svizzero, studioso di Jean Jacques Rousseau, il 12 giugno 1871 scrisse una specie di sfogo contenuto in un ponderoso libro in dodici volumi, “Frammenti di diario intimo”.

Amiel aveva previsto già 150 anni fa le conseguenze della demagogia e l’affermarsi della mediocrazia.
“Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdi rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’Uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga.”

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