IL CAMBIO DI CASACCA DEL CANDIDATO GRILLINO MINISINDACO A ROMA

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virginia-raggi-mario-torelli“La trasparenza è il primo dovere degli amministratori e dei portavoce del Movimento 5 Stelle”, è la motivazione con cui Beppe Grillo ha scomunicato il sindaco di Parma Federico Pizzarotti. La sensazione, tuttavia, è che questo principio fondativo del M5s valga solo a seconda delle convenienze. Delle simpatie, o viceversa antipatie, ispirate dalla Casaleggio. Come pure la vicenda Nogarin insegna.

E così, dopo il caso di Virginia Raggi, che ha omesso di inserire nel curriculum il suo praticantato da avvocata nello studio di Cesare Previti ma continua imperterrita la sua corsa verso il Campidoglio, un’altra macroscopica dimenticanza rischia ora di creare più d’un imbarazzo ai pentastellati della capitale. Stavolta a soffrire di grave amnesia è Mario Torelli, candidato presidente dell’XI municipio. Il quale, presentandosi agli iscritti grillini che poi lo avrebbero selezionato come aspirante minisindaco di Portuense-Magliana, ha omesso di ricordare che lui è tutt’altro che politicamente vergine, come il Movimento impone alle sue “matricole”: già candidato in un partito avversario non più tardi di due primavere fa, nel 2014. E non una volta sola, bensì contemporaneamente in due diversi comuni dell’hinterland romano. In assoluto dispregio dell’art. 3 del regolamento del M5s che esclude categoricamente la designazione di persone che “siano stati candidati di partiti o liste civiche che abbiano concorso contro liste certificate dal blog www.beppegrillo.it, a livello centrale o locale, a prescindere dalla circoscrizione nella quale presenta la propria candidatura”.

L’ex poliziotto 61enne, infatti, nel suo curriculum parla molto di sé, del suo lungo matrimonio felice e degli incarichi svolti, descrivendo anche le sue molteplici passioni – il ballo liscio e la cura dell’orto “che mi permette di non perdere mai il contatto con le mie origini”, fino al dolore per la perdita del suo amato gatto – senza mai accennare ai trascorsi politici. Scorda soprattutto un fatto sostanziale. E cioè la militanza nell’Italia dei Valori, membro del comitato cittadino romano e candidato nelle liste dipietriste alle scorse amministrative: sia a Palestrina, sia a Ciampino, a sostegno dei sindaci di centrosinistra Adolfo de Angelis e Giovanni Terzulli, poi risultati eletti. Uno sbianchettamento necessario per ipotecare la poltrona dell’XI municipio, che altrimenti gli sarebbe stata preclusa. Cosa farà ora il M5s? Dimenticherà la dimenticanza, oppure farà fare un passo indietro al signor Torelli, ritirandolo dalla corsa?

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Fonte: la Repubblica

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