I GRILLINI CONTRO IL VITALIZIO CHE NON C’È

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Gridano «vergogna» in aula durante la diretta Rai per il question time e costringono a interrompere la seduta. Ripetono «vergogna» davanti all’ufficio di presidenza della camera, spintonano le assistenti parlamentari e documentano il tutto da se stessi con i telefonini. Strillano «vergogna» anche fuori dall’aula, in piazza Montecitorio dove confluiscono centinaia di persone radunate su facebook per «circondare il parlamento». «Vergogna» ma anche «onestà», Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio si alzano sulla folla, hanno appena perso una battaglia negli uffici della camera ma hanno ben chiaro come trasformare la sconfitta in rumorosa propaganda. La manifestazione è la stessa dalla quale 24 ore prima avevano preso le distanze: «Non è in alcun modo riconducibile a noi».

Ma poco prima gli uffici di presidenza di Montecitorio avevano preso una decisione in evidente omaggio alle campagne «anti casta» dei grillini. Imponendo un «contributo di solidarietà» ai vitalizi degli ex deputati, per tre anni. Comporterà un risparmio (nel bilancio della camera) di 2,4 milioni. Su un bilancio di un miliardo, dove la voce pensioni per gli ex deputati pesa 136 milioni (previsione 2016) ma pesa il doppio per il personale dipendente. Per Di Maio, Di Battista e il resto dei grillini il contributo non basta, non è abbastanza. Strillano perché non è stata accettata la loro proposta, che però non avrebbe intaccato le rendite degli ex parlamentari ma solo spostato in avanti il beneficio per i deputati in carica. Anche i 5 Stelle sanno benissimo che dal 2012 i vitalizi sono stati aboliti, e che ai parlamentari in carica spetterà (al 65esimo anno di età) una pensione calcolata con il metodo contributivo come per tutti. Però chiedono di applicare anche ai deputati la legge Fornero, in pratica abolendo il privilegio di uno sconto di cinque anni in caso di un secondo mandato. In mezzo c’è la questione del voto anticipato, perché la propaganda a 5 Stelle ha da tempo individuato la data del 15 settembre come l’orizzonte a cui tendono i parlamentari alla prima legislatura (lo sono proprio tutti i grillini). Solo da allora infatti i contributi versati fin qui non saranno persi, ma costituiranno titolo per una pensione (a 65 anni però) sui 900 euro al mese (i calcoli cambiano in caso di un nuovo mandato). Adeguare la riforma del 2012 alla legge Fornero, ha notato l’ex commissario alla spending review Roberto Perotti, sarebbe una cosa giusta, anche se non comporterebbe un risparmio degno di nota per lo stato. Andrebbe fatto però con una legge e non con una delibera della presidenza della camera. Nella sforzo propagandistico dei 5 Stelle tutto questo si perde.

La folla davanti a Montecitorio vuole Di Maio capo del governo, glielo strilla. Vuole anche l’ex magistrato Ferdinando Imposimato presidente della Repubblica, glielo cantano mentre lui impugna un megafono. Con tre legislature alle spalle, Imposimato è anche titolare di un vitalizio da 4.500 euro netti al mese. Di Maio si dedica però ad altri. «Il Pd ci insegue ma fa solo fuffa, la loro delibera è fumo negli occhi, a Cirino Pomicino chiedono solo 3 mila euro, una mossa che grida vendetta». La delibera proposta dalla vice presidente della camera Marina Sereni (Pd) prevede un «contributo di solidarietà» a carico degli ex deputati a scalare, dal 10% per le somme che eccedono i 70mila euro annui fino al 40% per quelle oltre i centomila. Non è il primo, era già stato chiesto ai titolari di vitalizio nel 2014 e fino all’anno scorso.

Terrorizzato dalla campagna grillina – si ricorderà che lo spauracchio del 15 settembre è stato agitato anche da Renzi – il Pd avrebbe voluto fare anche di più. Ma non è possibile intaccare i diritti acquisiti, come ha più volte ribadito la Corte costituzionale (che in realtà ha anche escluso la possibilità di reiterare i contributi di solidarietà). Gli spazi che lascia aperti la Consulta sono quelli di interventi sulle pensioni che vadano a vantaggio della sostenibilità del sistema previdenziale generale, mentre quello deciso ieri dalla camera sembra rivolgersi solo al bilancio di Montecitorio. E per questo non piace per nulla all’associazione degli ex parlamentari, che si riunirà stamattina per prendere posizione. Il presidente Antonello Falomi anticipa però il disappunto per «una forma di tassazione ulteriore, che della tassazione ha anche la progressività, rivolta solo a una categoria di persone, gli ex parlamentari. È una misura dall’evidente carattere punitivo».
Interviene anche la presidente della camera Laura Boldrini con parole dure contro le «inaccettabili aggressività e minacce» dei grillini. «Chi irresponsabilmente sta alzando i toni dello scontro sappia che la camera garantirà la dialettica democratica e non si farà intimidire da questi metodi», dichiara. Per tutta risposta il Movimento pubblica sul blog di Grillo l’ennesima trivialità: «Boldrini dovrebbe chiedere scusa in ginocchio».

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Fonte: il manifesto

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