FEDERICO PIZZAROTTI: “L’UNIONE CON LA LEGA È LA MORTE DEI 5 STELLE”

L’intesa con la Lega per dare vita a un Governo segna «l’epilogo, la morte, di quello che è stato il Movimento Cinque Stelle», una realtà che era «di Grillo e Casaleggio» e che è diventata «il partito di Di Maio e Casalino». A entrare così nel dibattito sulla formazione di un Esecutivo a guida Lega-Movimento 5 Stelle è il sindaco di Parma ed ex pentastellato, Federico Pizzarotti, intervenendo ai microfoni di Radio Cusano Campus, la radio dell’Università degli Studi Niccolò Cusano.

«Questo è l’epilogo, la morte, di quello che è stato il Movimento Cinque Stelle – argomenta -: oggi questo tipo di dinamiche e di scelte che vanno verso un unione con la Lega per trovare una maggioranza di governo che altrimenti non esisterebbe, determinano la fine di un percorso».
In casa Cinque Stelle, prosegue il presidente del neo-nato ‘Italia in Comunè, «fino a ieri dicevano che non si sarebbero alleati mai con nessuno, oggi vanno con la Lega. Questo non è più il Movimento Cinque Stelle, è diventato il partito di Di Maio. Io spero che vadano al Governo, un accordo col Pd sarebbe stato ancora più dirompente. Spero che governino questi due partiti populisti italiani, così si vedrà anche lo sgonfiarsi delle loro promesse elettorali». D’altronde, commenta Pizzarotti, «nel contratto di Governo ci sono cose che si potrebbero realizzare, forse, in vent’anni. Loro buttano tutto nel calderone».
A giudizio del sindaco di Parma, inoltre, «quello che era il Movimento di Grillo e Casaleggio, è diventato il partito di Di Maio e Casalino. Si vede dalle modalità di gestione interna. Di Maio è capo politico ed è pluripotenziale. Decide i capigruppo, in Tv vanno sempre i soliti due o tre. Non so quanto potrà reggere questa situazione, rispetto al malpancismo interno. Di Maio – conclude Pizzarotti – farà la fine di Renzi: finchè sarà intoccabile, tutto gli andrà bene ma quando avrà qualche problematica, i gregari invece di dargli la staffetta gli metteranno i bastoni tra le ruote».
Fonte: Gazzetta di Parma

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