DIVIETO DI SOLIDARIETÀ

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È il provvedimento sul quale si è misurata la tenuta della maggioranza. Criticato da Unhcr, centro studi della Camera, organizzazioni non profit e tanti altri. Eppure, il decreto – d’urgenza – “sicurezza bis”, convertito in legge con il voto definitivo in Senato, riguarda alla fine poco meno di 250 migranti.

Tanti sono quelli sbarcati in Italia, dall’inizio dell’anno a oggi, tramite le navi delle ong, sulle quali il provvedimento si concentra sanzionando il soccorso e gli sbarchi nei porti italiani. Ma oltre il 90% dei 3.950 migranti – scrive il sito Linkiesta.it è arrivato sulle nostre coste con altri mezzi: autonomamente, tramite i cosiddetti “sbarchi fantasma”, o perché salvato dalle imbarcazioni della Guardia Costiera e della Finanza. «Il numero delle persone sbarcate in Italia è talmente basso che un provvedimento legislativo d’urgenza su questi argomenti è inopportuno. La questione è di ordine politico», spiega Dario Belluccio, avvocato dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi).
Il calcolo lo ha fatto Matteo Villa, esperto di immigrazione dell’Ispi: dall’inizio dell’anno a inizio luglio, soltanto 248 migranti sono arrivati a bordo delle navi delle ong, circa l’8%. Se si rifà il calcolo con gli ultimi dati del Viminale aggiornati al 5 agosto, la percentuale scende al 6%. Dall’inizio dell’anno le ong hanno compiuto sette missioni per soli 31 giorni di attività. Per molto tempo, il Mediterraneo centrale è rimasto senza la presenza di alcuna nave non governativa. Eppure gli sbarchi ci sono stati lo stesso: anzi, sono stati due in più, cioè 34, rispetto ai 32 del periodo in cui le ong erano presenti.
Tanto più, aggiunge Belluccio, che «dal punto di vista giuridico il decreto sicurezza bis è inutile, perché richiama alla Convenzione di Montego Bay, che prevede il divieto di sbarco di immigrati irregolari. Nei passati casi di scontro con le ong, non è mai stata verificata una violazione di questa fattispecie. Non sono navi che sono andate a prendere persone in un Paese straniero e le hanno portate in italia senza visto. Si tratta di persone salvate in mare in condizioni di pericolo delle imbarcazioni, quindi naufraghi, per i quali si fa riferimento alle convenzioni sulla salvaguardia della vita in mare e non alla Convenzione di Montego Bay».
Il testo del decreto “disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica”, entrato in vigore lo scorso 15 giugno, prevede all’articolo 1 che il ministro dell’Interno “può limitare o vietare l’ingresso il transito o la sosta di navi nel mare territoriale” per ragioni di ordine e sicurezza, quando si presuppone che si sia compiuto il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Mentre all’articolo 2 si prevede una sanzione (che va da un minimo di 150mila euro a un massimo di un milione di euro) per il comandante della nave “in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane”. Come sanzione aggiuntiva è previsto anche il sequestro della nave. L’arresto in flagranza per il comandante, invece, scatta nel caso in cui compia il “delitto di resistenza o violenza contro nave da guerra”.
Quello che potrebbe accadere ora, nel caso di un nuovo “caso Sea Watch”, è che – spiega Dario Belluccio – «basandosi su un ordine illegittimo, le sanzioni potrebbero essere annullate nel momento in cui l’armatore o il capitano della nave le impugnassero davanti a un giudice italiano».
Il testo del decreto, non a caso, aggiunge la postilla “nel rispetto degli obblighi internazionali”. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, d’altronde, ha già evidenziato l’incompatibilità del decreto con le Convenzioni Unclos, Solas e Sar sul diritto internazionale del mare. L’esistenza di una legge nazionale non cambia il sistema delle fonti sovranazionali, ratificate dall’Italia. «Potrebbe verificarsi insomma quello che si è già verificato in passato, ovvero una situazione in cui il comandante di una nave a suo insindacabile giudizio ritiene che vi sia situazione pericolo, entrando nelle acque territoriali italiane per vedersi assegnato un place of safety, così come la convenzione Sar impone». Insomma, non cambierebbe nulla rispetto a quanto accaduto un mese fa nello scontro con Carola Rackete, comandante della Sea Watch 3. Salvo continuare a innescare scontri a distanza con tanto di dirette Facebook, bloccare temporaneamente le navi delle ong e annunciare la vittoria.
«Da un punto di vista pratico, però, queste sanzioni sono concretamente in grado, per un certo periodo di tempo, di limitare effettivamente le attività di ricerca e soccorso in mare», spiega Belluccio. «Questo produce o può produrre una effettiva lesione di una violazione degli obblighi internazionali dell’Italia, ai sensi degli articoli 10 e 117 della costituzione. E quindi si prospetta una violazione anche della nostra Costituzione».
Senza dimenticare il principio del non-refoulement, cioè il principio di non respingimento dei rifugiati. «Non esistendo un meccanismo di ingresso legale in Italia, tantomeno per i richiedenti asilo, se l’ingresso non è reso possibile o impedito, allora siamo davanti a una violazione dell’articolo 33 della Convenzione di Ginevra», spiega Belluccio. Che aggiunge: «Le attività di ricerca e soccorso in mare da parte di ong o navi private si è incrementato nel corso del tempo perché sono andate a coprire un vuoto lasciato dall’Ue e dall’Italia nelle attività di ricerca, soccorso e salvataggio. È arrivato il momento di spostare il luogo delle discussione sulla redistribuzione dei migranti dalle singole navi all’Europa, approvando una riforma del regolamento di Dublino».
Quando il Parlamento europeo approvò la riforma del regolamento Dublino nel novembre scorso, la Lega si astenne e i Cinque Stelle votarono contro. Eppure ogni volta che si presenta una nuova nave al largo delle acque italiane, la richiesta agli Stati membri è unanime: redistribuire i migranti tra i Paesi europei. Con la riforma votata a Strasburgo, bloccata tra Consiglio e Commissione, questa redistribuzione diventerebbe automatica. Senza più casi Carola Rackete. «Se il luogo della discussione si sposta dall’Europa alla singola nave, non può esserci una sana discussione politica per implementare le norme giuridiche nel tempo, ma solo una discussione limitata alle singole navi». Molto utile dal punto di vista propagandistico elettorale, molto meno sul fronte della gestione dei flussi di migranti. Ed è questo l’effetto che il decreto sicurezza bis avrà: creare scontri con le singole navi, senza trovare soluzioni. L’inutilità del male.

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