DECRETO DIGNITÀ, DI MAIO BOCCIATO DAI TECNICI DI PALAZZO CHIGI

C’è un documento che vale la pena leggere per giudicare la serietà e l’attenzione del ministro Luigi Di Maio nei confronti del suo primo provvedimento legislativo. Ed è la valutazione del Decreto Dignità fornita dai tecnici del Nucleo Air (Analisi Impatto Valutazione) del Dipartimento per gli Affari Giuridici della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il documento è pubblicato online sul sito del governo. Si tratta di tre pagine datate 9 luglio 2018 nelle quali il giudizio dei tecnici sembra essere piuttosto netto. (Documento Valutazione Nucleo AIR DL dignità).

“La relazione non dà conto dell’impatto sociale ed economico sui destinatari. Essa infatti non fornisce informazioni né sul numero e la tipologia dei destinatari, né sui costi di adeguamento e i benefici per lavoratori e imprese che deriveranno dall’attuazione delle nuove disposizioni”. È solo uno dei rilievi mossi al vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, dalla Ragioneria dello Stato. Nella politica che vuole cambiare tutto in cinque minuti, e in un’Italia che deve fare i conti con il peso schiacciante del debito pubblico e i parametri Ue, gli slogan si infrangono contro i dettagli tecnici. Che non sono affatto superflui. Significa spiegare come vuoi fare una cosa e dove troverai i soldi per sostenere quel provvedimento. Il decreto Dignità fortemente voluto dal ministro a Cinque Stelle ha affrontato il suo calvario procedurale, e n’è uscito in extremis proprio grazie alla competenza dei controllori dei conti dello Stato.

Non è stato il solo rilievo su cui i guardiani della sostenibilità finanziaria delle leggi dello Stato hanno fatto a braccio di ferro con le pressioni di Di Maio perché il decreto passasse. In un altro passaggio, la Ragioneria sottolinea: “La relazione non dà alcuna indicazione né conto delle condizioni giuridiche, organizzative, finanziarie, economiche, sociali e amministrative che possono incidere in modo significativo sulla concreta attuazione dell’intervento e sulla sua efficacia”. Condizione che può “impedire l’azione di monitoraggio e di valutazione a posteriori dell’intervento”. Un provvedimento che non si può varare alla cieca, proprio per misurarne gli effetti reali sul Paese. Non è la burocrazia a impedire a Di Maio di presentare il provvedimento a cui tanto tiene, e su cui si gioca la visibilità che altrimenti rischia di strappargli del tutto l’altro vicepremier, Matteo Salvini, con il suo continuo strepitare contro i migranti. Ma sono i tecnici di Palazzo Chigi, il cui obbligo è avvisare se un decreto promette agli italiani cose insostenibili.
A cavare Di Maio dall’empasse, che gli sarebbe costata moltissimo sul piano dell’immagine, sono stati gli stessi membri della Ragioneria Generale dello Stato, che prima di dare luce verde al decreto mediante bollinatura, hanno indicato i due modi per dare al decreto Dignità le coperture che fino all’ultimo sembravano mancare: più tasse per i possessori delle slot machine collegate in rete (aliquota al 19,5%, più 6,5% sul totale delle somme giocate). In linea, a dirla tutta, con la guerra alla ludopatia dichiarata dai Cinque Stelle, e misura capace di portare nelle casse dello Stato fra i 150 e i 200 milioni di euro l’anno. L’abolizione dello split payment (meccanismo con cui la pubblica amministrazione scorpora direttamente l’Iva e la versa all’Erario, evitando questo gravame al fornitore del servizio che viene pagato) costerà in tre anni 174 milioni di euro. Dove trovarli? E riecco i tecnici di Stato in soccorso di Di Maio: riducendo per pari somma i costi ministeriali. Tassa di qua, riduci di là, tornano in auge i voucher che il M5S aveva sempre avversato, indicati come nefandezza somma targata Pd. E che invece Di Maio adotta di nuovo, ma limitandone l’utilizzo nei lavori turistici e agricoli. Ed è su questo fronte che il M5S può dialogare con quella parte del Pd stremata dalle chiusure autoreferenziali di Matteo Renzi. Avvicinamento che non piace a Lega e Fratelli d’Italia. Ma il vero appuntamento fondamentale sarà quello del 24 luglio, con l’arrivo del decreto Dignità alla Camera, per l’approvazione.
Fonte: Tiscali Notizie

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