CONTE LICENZIA SALVINI E LA LEGA RITIRA LA MOZIONE DI SFIDUCIA A CONTE

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Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha “asfaltato” il Ministro degli Interni Matteo Salvini. Guardandolo negli occhi e rivolgendosi direttamente a lui ha lanciato due accuse fortissime, la prima “mi preoccupa il fatto che invochi pieni poteri e invochi la piazza”, la seconda “saresti dovuto venire tu a riferire in aula sul caso Moscopoli”.

Due passaggi che sarebbe riduttivo ascrivere a una crisi di governo ma celano una divisione fortissima nel modo di vedere le istituzioni. Il Premier (dimissionario) Conte non ha semplicemente chiarito le divisioni interne tra i due partiti ma ha accusato Salvini di essersi mosso fuori dal perimetro istituzionale.
Parole gravi, durissime che dovrebbero far sobbalzare gli italiani dalla sedia perché per la prima volta nella storia della repubblica si è visto un Presidente del Consiglio accusare il proprio Ministro degli Interni di una deriva autoritaria e di essersi rifiutato di riferire in Parlamento nonostante accuse gravissime a suo carico (aver preso soldi dalla Russia). Giuseppe Conte ha praticamente detto che Salvini, col suo operato, si è collocato fuori dal controllo della magistratura e del parlamento perché è sfuggito ai processi e non valuto chiarire i suoi rapporti con Mosca.
L’arringa dell’avvocato Conte rimarrà nella storia della Repubblica. Lui, Presidente quasi per caso, si è trasformato nella figura più ingombrante che Matteo Salvini potesse trovare sul suo cammino. L’uomo messo lì per non fare ombra ai due vicepremier si è trasformato nel più istituzionale dei Presidenti del Consiglio che non ha avuto paura di andare in Senato a dimettersi di fronte a una rottura che non è solo politica ma di “visione” del concetto di Stato. Giuseppe Conte ha chiarito che per lui l’Italia è un paese che siede e deve continuare a sedere nei tavoli europei e atlantici. Una posizione antitetica a quella di Salvini, che proprio nella replica a Conte ha dichiarato che lui non vuole sottostare a nessuna firma di Bruxelles.
La distanza che è emersa tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini è siderale. Da una parte un Presidente del Consiglio che parla di prassi istituzionale dall’altra un Ministro degli Interni che rivendica, addirittura, di aver bloccato lo sciopero dei lavoratori italiani in un’azienda russa con sede in Italia. Salvini ha rivendicato tutte le sue azioni, anche quelle che sono state palesemente in contrasto con la Costituzione. Oggi, in aula, si è consumato uno scontro profondo che ha visto opposti non solo il Presidente del Consiglio al suo Ministro degli Interni ma il futuro dell’Italia. Da una parte Conte che ha ribadito la collocazione del nostro paese in Europa, dall’altra Salvini che attacca l’Unione Europea e i pilasti della Repubblica (laicità, divisione dei poteri).
Qualsiasi cosa succederà nelle prossime settimane/mesi quella di oggi sarà una giornata da ricordare per l’Italia. Comunque finirà la carriera di Giuseppe Conte il suo discorso di oggi sarà ricordato come uno dei momenti più duri della storia della Repubblica. Se uscirà dalla politica l’avrà fatto pronunciando un’arringa che non ci lascia sereni, perché sentire che il Ministro degli Interni non vuole dimettersi (cosa che non ha ancora fatto, anzi) e, anzi, ha una vocazione autoritaria non può lasciar sereno nessun italiano che aspira a vivere in un paese democratico. Presidente Conte, oggi in aula lei ha “asfaltato” Matteo Salvini.
Dal canto suo Salvini dice che rifarebbe tutto quello che ha fatto perché è “un uomo libero”. Cosa c’entri la libertà con la maturità e la consapevolezza di riconoscere gli errori lo sa solo lui ma Salvini del resto ha sempre risposto per slogan fingendo di rispondere. Poi ha parlato, farfugliando, del volere del popolo e del giudizio degli italiani: l’ha fatto con la solita superficiale sicumera di chi crede che gli italiani siano i commentatori della sua pagine Facebook, il suo piccolo mondo antico da cui non riesce a distogliersi e che per lui (e per il suo staff) è l’unica vera realtà.
Dice che porta a casa un’Italia più sicura: sarebbe curioso capire più sicura in cosa visto che le mafie continuano a godere di buona salute, i 49 milioni di euro di soldi pubblici non si sono più visti, i reati rimangono in linea con i governi precedenti, la corruzione continua a imperare e parecchi suoi compagni di partito hanno felicemente continuato a essere indagati e rinviati a giudizio. Forse intende la sicurezza come immigrazione (con la sua solita logica di banalizzare e semplificare): allora vale la pena ricordare che i rimpatri sono in diminuzione rispetto al governo precedente e che mentre insiste nel suo braccio di ferro contro Open Arms in questi ultimi due giorni hanno continuato a sbarcare persone. L’unica cosa al sicuro è il suo posticino di lavoro ben pagato come continua a fare da vent’anni.
Cita Travaglio e Saviano. Anche in Senato. Anche durante una crisi di governo. Senza i suoi nemici Salvini non esiste: è solo il riflesso delle persone che espone alla gogna. Solo che in Parlamento non ci sono i suoi accaniti sostenitori, odiatori seriali, a mettergli un like e così la sua uscita risuona per quello che è: una sparata. Una misera sparata.
Dice di avere convocato le parti sociali perché “nessuna li ascoltava”. E così esprime tutto il suo senso della squadra: se c’è da fregare un alleato di governo è pronto a correre per una foto da sparare sui social. Invece ovviamente nel caso della Russia solo silenzio. Così come quando ha cercato di convincerci che il suo andare per piazze fosse un mischiarsi con la gente, convinto davvero che qui fuori nessuno si sia accorto della sua campagna elettorale permanente.
Infine ritira fuori la storia della mamma e del papà. Ultima chicca il messaggio confezionato da Luca Morisi per i social: «Avete seguito??? Discorso STRATOSFERICO del Capitano in Senato, altro che la minestrina rancorosa e soporifera di Conte, tutta basata sull’acidello attacco personale a Salvini. Questo è un leader!!!».
Il fatto è che Salvini oggi è uscito dalla sua bolla e qui fuori vale per quello che è: poco, pochino.
Intanto la Lega ha deciso di ritirare la mozione di sfiducia contro il presidente del Consiglio Giuseppe Conte
Fonte: Fanpage

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