LE VIGNETTE DI RIMA: INFRAZIONE A DEBITO

                       (Vignetta di Rima)




FERRARA, LA LEGA FESTEGGIA COPRENDO LO STRISCIONE DI GIULIO REGENI

Dopo 70 anni il comune di Ferrara è passato al centrodestra con l’elezione di un sindaco della Lega e i militanti del partito di Matteo Salvini hanno scelto un modo non proprio garbato per festeggiare la vittoria.

Poco prima dell’arrivo del nuovo sindaco Alan Fabbri, un piccolo gruppo di suoi sostenitori ha appeso la bandiera della Lega sullo scalone municipale, scegliendo di farlo coprendo lo striscione dedicato a Giulio Regeni, il ragazzo ucciso nel febbraio 2016 in Egitto e per il quale la famiglia lotta per ottenere verità e giustizia, affiancata da Amnesty International. Sui social network – Facebook e Twitter in particolare – non sono mancate le polemiche per questo gesto, francamente evitabile.
Per la cronaca non è stato l’unica scivolata, durante la notte di festa per il risultato storico ottenuto dopo 73 di dominio del centrosinistra in città alcuni intensi momenti di tensione si sono verificati tra vittoriosi e vinti, o addirittura tra vittoriosi e vicini di casa.
Poco dopo la mezzanotte infatti un’inquilina del palazzo dove ha sede la Lega si affaccia e chiede bruscamente ai presenti di non esagerare col rumore: dopo aver ricevuto fischi e risate in risposta chiama una pattuglia dei carabinieri, che passa qualche minuto dopo invitando a maggior quiete. Una ventina di minuti dopo una ragazza che passa in bicicletta esprime un commento dispregiativo sui militanti della Lega: “Siete disumani”, e diventa subito bersaglio di un’ondata di fischi e insulti. A gettare altra benzina sul fuoco ci si mette però anche il segretario comunale della Lega Nicola Lodi, che si presenta di fronte alla ragazza sventolando la maglietta “effetto Naomo”, richiamando ancora più fischi sulla contestatrice.
E, infine, di nuovo in Municipio, dove era allestita la sala stampa, mentre il candidato perdente Aldo Modonesi si trovava nell’atrio per un’intervista con Rai News, è arrivato un militante leghista a mettergli dietro le spalle la bandiera della Lega, creando un piccolo parapiglia generale, sventato dal buon senso di uno sportivo Matteo Fornasini, rieletto consigliere con Forza Italia.
Fonte: Estense.com

 




LONDRA, STUDENTE AMBIENTALISTA DÀ IL “BENVENUTO” A TRUMP CON UNA DISEGNO PARTICOLARE SUL PRATO

Donald Trump è sbarcato a Londra per una visita di tre giorni in Gran Bretagna. Poco prima di atterrare, però, il presidente Usa ha trovato una sgradita sorpresa: lo studente ambientalista Ollie Nancarrow ha infatti disegnato, su un prato nei pressi dell’aeroporto di Stansted, un pene corredato dalla scritta: “Hei Trump, il cambiamento climatico è reale”. L’intenzione del 18enne era quella di rendere ben visibile il suo “benvenuto” dai finestrini dell’Air Force One.

Nancarrow, studente e imprenditore, ha passato il weekend a falciare il prato per disegnare la gigante forma fallica e un orso polare. La protesta ha avuto il benestare dei genitori di Ollie ed è una risposta alla posizione di Trump sui cambiamenti climatici. Dalla Casa Bianca è arrivato l’ordine di cessare i report a lungo termine sulla crisi climatica, una mossa che ha fatto infuriare i sostenitori dell’ambiente.
“Donald Trump e la sua negazione dei cambiamenti climatici non sono i benvenuti e voglio che ne sia pienamente consapevole quando atterra a Stansted”, ha detto il ragazzo, fondatore del sito web Born Eco, che collega gli acquirenti con i commercianti eco-sostenibili.
Fonte: Tgcom24




CONTEstazione DI PREMIER

            (Vignetta di RiMa)




PROVE DI CRISI DI GOVERNO DELL’AVVOCATO DEL POPOLO

Giuseppe Conte riprova a vestire gli abiti dell’Avvocato del popolo, estraneo alle logiche di partito e alla interminabile campagna elettorale, e lancia l’ultimo avviso ai suoi due vice.

“Non attenderò a lungo. Senza una risposta chiara da Lega e Cinque Stelle rimetto il mandato”. Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella attesa conferenza stampa a Palazzo Chigi nella quale ha rotto il lungo silenzio lanciando un messaggio chiaro ai due vicepremier e alla maggioranza che lo sostiene. “Se non avrò risposte chiare, rimetterò al Colle il mandato”. Parole che certificano l’impossibilità del Governo di procedere in questo modo, paralizzato su ogni dossier aperto. “Personalmente – ha detto Conte – resto disponibile a lavorare nella massima determinazione di un percorso di cambiamento”. “Ma non posso compiere questa scelta da solo. Le due forze politiche devono essere consapevoli del loro compito”. “Se ciò non dovesse esserci non mi presterò a vivacchiare per prolungare la mia presenza a palazzo Chigi”.
Insomma un Governo accerchiato. Una situazione sempre più complicata. La lettera della Commissione europea attesa per mercoledì piomberà su una maggioranza già in fibrillazione e oggi scossa ancor di più nel profondo dalle parole di Conte all’indomani del risultato delle elezioni europee. Le parole che si sentivano già dalla mattinata di oggi sono tutt’altro che confortanti per il presidente del Consiglio. Da una parte di parla della necessità di un miracolo per il governo, dall’altra i decreti su cui la maggioranza confida per dipanare il fitto groviglio post elettorale sono ancora fermi in Parlamento. Decreto crescita e sbloccantieri si sono trasformati in poco tempo da simboli a ostacoli sul cammino della maggioranza.
Conte nel suo intervento ha messo le carte sul tavolo pretendendo lo stop alla campagna elettorale permanente e chiedendo direttamente a Salvini e Di Maio se vogliono andare avanti con l’azione di governo o se invece intendono mettere la parola fine all’esperienza del governo del cambiamento. Sulla lettera della Ue Conte ha detto di non “temere l’Europa, però la rispetto e farò il massimo per interloquire con loro in modo proficuo”. Conte ha ricordato, con riferimento ai parametri europei,  che le “regole vanno rispettate, finché non saranno cambiate”.
Su un possibile rimpasto ha alzato le mani: “Non lo si deve chiedere a me. A me non è giunta nessuna richiesta di rimpasto” ha detto facendo cadere la eventuale decisione su Lega e 5 Stelle. “Non vorrei – ha aggiunto – che fosse perso di vista un aspetto: ho rispetto delle forze di maggioranza e dei loro travagli. Mi rendo conto che occorre un po’ di tempo per avere una risposta” dai due. “Il problema è che si faccia chiarezza”. C’è un travaglio interno ai due partiti. Che facciano il loro percorso interno ma poi si assumano coerentemente i comportamenti conseguenti”. Conte però non ha messo, per  il momento, una scadenza entro la quale pretende la risposta.
Fonte: Avantionline