ASSEMINI, LO SPORT ELETTORALE A DISCAPITO DELLA SALUTE E DELL’AMBIENTE

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La salute del Campidano barattata per una pista di atletica.

Vorrei porre l’attenzione sulla decisione calata dall’alto di realizzare la centrale a biomasse nel territorio di Assemini, area già gravemente compromessa da inquinamento, scrive in un comunicato stampa Veronica Matta, candidata alle elezioni regionali della Sardegna, di domenica 24 febbraio 2019, per la lista Sardi Liberi.
Origine
L’idea di creare un nuovo polo energetico alimentato a biomassa, in territorio di Assemini nell’area industriale di Macchiareddu, tra la 2^ Strada e la Dorsale Consortile, in prossimità del parco eolico è stata concepita nel 2007 quando le aziende che producevano saccariferi firmano con il Ministero delle Politiche agricole un accordo di riconversione poi approvato dal Comitato interministeriale e classificato di “interesse nazionale”.
L’avvallamento dell’opera nella prima conferenza di servizio risale alla primavera nel 2009 cui segue successivamente una nota favorevole nel 2010 da parte della Giunta di centro destra guidata dall’ex sindaco  Paolo Mereu.
Quando nel 2013 subentra la prima Giunta grillina capeggiata dall’ex Sindaco Mario Puddu, condannato recentemente per abuso d’ufficio,  l’iter è ormai avviato e neanche si prova a ricorrere al Tar. Il Consiglio comunale di Assemini delibera, come prevede la legge, gli oneri di compensazione che ammontano a 1.048.000€ che la giunta di Puddu decide di usare per la realizzazione di un campo sportivo di atletica. Si promuove lo “sport elettorale” a discapito della salute e dell’ambiente?
Dov’è e dov’era Legambiente?
Lo Stato, complici la Regione e le amministrazioni locali non dimostrano di avere a cuore la salute degli asseminesi e ancora peggio la salute dei campi e dei prodotti del mercato del campidano. L’ambiente, o meglio, Legambiente dove sta, cosa ha fatto? Dove sono i vertici dell’associazione “ambientalista” asseminese che insieme al condannato Murtas ha costituito la triade di consulenti del Sindaco Puddu? Ma forse possiamo dimenticare la testimonianza ad Assemini degli allevatori sui capi ovini malformi e decimati? Era davvero necessario una nuova centrale a biomasse nel nostro territorio? Si può stare zitti?
Ma come possiamo tutelare la salute dei consumatori e le eccellenze del nostro territorio se le terre del Campidano e di Assemini vengono avvelenate dai grandi dell’Industria Chimica?
Importante è il lavoro che oggi alcune aziende agricole del campidano stanno svolgendo per recuperare le vecchie sementi e varietà di grano sardo. L’olio di oliva, prodotto che valorizza non solo sa panada, piatto tipico di Assemini, ma il  territorio di Sardegna. L’agnello IGP che valorizza questo piatto e che promuove l’immagine della Sardegna. Che dire dell’uso che ad Assemini si fa anche delle anguille contribuendo a variare l’alimento base della panada (da qui l’importanza della tutela della laguna di Santa Gilla, divenuto solo una mangiatoia per i politici di turno).
Dati
In Italia sottoterra scorre “un fiume” di veleni, ma il primato, secondo le fonti del Ministero dell’ambiente, spetta alla Sardegna: 450.000 gli ettari distrutti.  “Discariche non autorizzate (374), attività industriali dismesse (1), attività minerarie in corso o dismesse (30), rilasci incidentali o dolosi (o) per un totale di 405 siti individuati in Sardegna” sono i dati che risalgono all’unico piano di bonifica della Regione Sardegna dei siti inquinati, risalente al 2003 – Giunta Mauro Pili. Un quadro di dettaglio, punto per punto, che metteva in luce ciò che dopo un decennio da quel piano porta in carcere coloro che hanno oltraggiato la terra di Sardegna. Si scrive “industria” ma spesso è “disastro ambientale”.
La libertà del popolo sardo – come recita il manifesto di Sardi Liberi – è la sfida più alta e concreta e necessaria per l’emancipazione politica, economica e sociale della Sardegna.
Questo il comunicato stampa di Veronica Matta, candidata Consigliera per la lista Sardi Liberi.
Altra domanda da porsi è: può considerarsi misura compensativa una normale opera pubblica?
Le misure compensative secondo il D.M. Sviluppo Economico 10 settembre 2010 che le disciplina afferma: “Le amministrazioni competenti determinano in sede di riunione di conferenza di servizi eventuali misure di compensazione a favore dei Comuni, di carattere ambientale e territoriale e non meramente patrimoniali o economiche, in conformità ai criteri di cui all’allegato 2 delle presenti linee guida”.

E l’allegato, prevede: “Le misure compensative devono essere concrete e realistiche, cioè determinate tenendo conto delle specifiche caratteristiche dell’impianto e del suo specifico impatto ambientale e territoriale”.

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