ASSEMINI A 5 STELLE, IL GIP DA RAGIONE ALLE 3 CONSIGLIERE DISSIDENTI E ARCHIVIA LA ‘GUERRA GRILLINA’: “LEGITTIMA RICHIESTA DI TRASPARENZA”

Nel marzo 2015 va in scena lo strappo all’interno della maggioranza pentastellata al comune di Assemini, allora unico comune a guida 5 Stelle in Sardegna. Irene Piras, Stefania Frau e Rita Piano prendono la parola in consiglio comunale e fanno affermazioni pesanti. «Ricordo a chi dice di esser il Movimento 5 Stelle – dichiara Piras – che esser 5 stelle non vuol dire scattarsi foto davanti a una bicicletta gialla. Vuole dire qualcosa di diverso, voleva dire dare delle risposte ai cittadini». Le tre esponenti accusano sindaco e giunta di scarsa trasparenza, partecipazione e legalità.

La vicenda si era trasferita nelle aule giudiziarie e adesso arriva l’archiviazione da parte del Gip per le tre consigliere espulse da Beppe Grillo.
“La notizia di reato è infondata e deve essere accolta la richiesta di archiviazione proposta dal Pubblico ministero”. Con queste parole – scrive il giornale online Admaioramedia.it – il Gip ha messo la definitiva pietra tombale sulla sfida asseminese tra l’ex sindaco Mario Puddu ed alcuni ex consiglieri comunali eletti nella lista dei Movimento Cinquestelle, Irene Piras, Stefania Frau e Rita Piano, affiancate dall’assessore sfiduciato, Gianfranco Schirru.
Le tre ‘pasionarie grilline’ (poi espulse dal M5S, proprio per il loro dissenso) avevano criticato duramente Puddu in Consiglio comunale, accusandolo di aver costituito uno staff occulto, che aveva a capo una ‘eminenza grigia’, l’avvocato Francesco Murtas, noto per la sua precedente militanza nel Partito democratico, e avevano lamentato che costui avesse accesso agli uffici comunali in orari insoliti e in riunioni riservate, avesse ricevuto, in maniera poco trasparente, dal Primo cittadino incarichi legali di vario genere, pur trovandosi in conflitto di interesse col Comune per aver patrocinato cause contro quest’ultimo, e infine avesse grande influenza sull’Assessorato comunale dove lavorava la moglie. ‘Eminenza grigia’, che sentendosi diffamato, nel 2015, presentò la querela per diffamazione, che è stata archiviata, come richiesto dal Pm.
Gli atti giudiziari rappresentano un’ulteriore puntata della ‘guerra’ tra sindaco, affiancato dal suo ‘cerchio magico’, e le attiviste storiche dei cinquestelle asseminesi. Conflitto che ha generato altri due procedimenti penali: il primo per abuso d’ufficio, in concorso con Murtas, perché avrebbe modificato la pianta organizzativa del Comune di Assemini in modo da demansionare una dipendente a vantaggio di altre due (tra cui la moglie di Murtas), in questo giudizio Puddu ha chiesto il rito abbreviato, decisione che a molti è sembrata una resa alle ragioni dell’accusa (l’udienza decisiva si terrà il prossimo 10 luglio); il secondo per diffamazione, nel quale Puddu è stato rinviato a giudizio (udienza fissata il 26 aprile 2019) per aver espresso in una chat (la maledizione dei grillini…) con l’assessore Jessica Mostallino, praticante nello studio legale di Murtas, e un consigliere comunale, Roberto Melis, pesanti apprezzamenti nei confronti della stessa dipendente (si sarebbe rifiutata di firmare atti che riteneva di dubbia legittimità), manifestando l’intenzione di cacciarla dal suo incarico, cosa che poi è puntualmente avvenuta.
Una secca vittoria delle ex consigliere comunali dissidenti, arrivata a poche ore dal ballottaggio al Comune di Assemini, che vede ancora in lizza l’erede al trono del sindaco Puddu, Sabrina Licheri, ex presidente del Consiglio comunale, designata con metodi che sono apparsi, appunto, poco trasparenti. Proprio, l’accusa che Frau, Piras e Piano, avevano lanciato nell’aula consiliare. Ma, secondo il Giudice, le loro affermazioni rientravano nella “dialettica politica” ed in essa avrebbero dovuto trovare la risoluzione: “Come avrebbe potuto fare il sindaco – ha scritto il Gip – contestando e smentendo in diretta streaming e sui mezzi di informazione, con i dati oggettivi, le accuse generiche e allusive critiche fatte dai suoi avversari a lui ed al Murtas”.
Peraltro, scrive ancora il Gip, “alcune di tali affermazioni sembrano trovare conferma proprio nell’istruttoria espletata dal Pm, la quale ha dimostrato che, al di là dell’assenza di un ruolo formale nell’amministrazione comunale di Assemini da parte del Murtas, questi sia in realtà molto intraneo al gruppo che si stringe intorno al sindaco”. Certamente ciò non costituisce un illecito e denunciarlo non ha valenza diffamatoria, ma esprime, invece, una “legittima richiesta di trasparenza la quale è lecito pretendere specie da parte di chi militi in una formazione politica che proclama questo valore come la propria cifra distintiva”. Insomma, sottolinea il Gip, prima urlate “onestà, onestà”, “trasparenza, trasparenza” e poi…
Peccato che proprio Puddu, ed il ristretto circolo degli adepti che controlla il M5S in Sardegna, abbiano scarsa dimestichezza con la trasparenza, se non per i loro fini propagandistici. Forse, come lamentano molti grillini della ‘prima ora’, il M5S di un tempo non esiste più, esiste invece un nuovo Movimento, che non ha più alcuna intenzione di rinnovare la democrazia rappresentativa in Italia, ma soltanto di sostituire una classe politica con un’altra, che, però, difficilmente sarà di qualità diversa dalla vecchia perché selezionata secondo gli stessi meccanismi, ossia l’obbedienza e la capacità di adeguarsi al volere dei capi.
Infine, ai margini della sfida ‘grillina’ asseminese, da questo atto giudiziario emerge un barlume di serenità per i piddini: il Giudice ha stabilito (ed è depositato nella cancelleria di Cagliari) che aver militato nel Pd “non conterrebbe alcun profilo diffamatorio”. Seppure l’uso del condizionale fa ipotizzare che neanche il Gip sia tanto sicuro…

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