SALVINI NON RICEVE LA DELEGAZIONE UE PER I DIRITTI DELL’UOMO

Due giorni a Roma per valutare la situazione di migranti e rifugiati: questa la missione della sotto-commissione Diritti umani del Parlamento europeo che ha visitato alcuni centri d’accoglienza e ascoltato le testimonianze di Ong e parlamentari italiani.
Ma – racconta Francesca Martelli sul sito Open Online – non è riuscita a parlare con il ministro dell’Interno Matteo Salvini. «Abbiamo chiesto un incontro con lui ma non ci ha risposto. Gli ho perfino mandato un messaggino sul telefono» sostiene il presidente della Commissione Antonio Panzeri che prima di fare l’eurodeputato nel gruppo dei Socialisti e Democratici faceva il segretario generale della Camera del Lavoro di Milano. Il ministro dell’Interno ha però risposto all’invito, mandando uno dei capi dipartimento del Viminale.
«Serve una visione comune europea dell’immigrazione» hanno spiegato gli esponenti della commissione parlamentare. Proprio il Parlamento Ue aveva portato avanti un progetto di revisione del Trattato di Dublino, poi arenatosi nel vero cuore politico delle istituzioni europee; il Consiglio europeo. La delegazione ha visitato la sede della Guardia di Finanza a Pratica di Mare, è stata ricevuta dal segretario Vaticano per i Rapporti con gli Stati Paul Richard Gallagher, da esponenti dell’Unhcr e da associazioni che si occupano di tutelare i migranti. «Abbiamo ascoltato il racconto dei migranti e del loro passaggio in Libia, che conferma quello che purtroppo sapevamo. Molto spesso sono tenuti in condizioni criminali», ha spiegato Panzeri.
L’ex sindacalista aveva anche proposto di assegnare ad alcune Ong il premio Sacharov (che annualmente il Parlamento europeo consegna a chi si occupa di diritti umani). Una visione opposta a quella del leader leghista.



TAV, IL 70% DEGLI ELETTORI 5 STELLE SAREBBE FAVOREVOLE ALLA REALIZZAZIONE

La maggioranza degli elettori e degli attivisti del Movimento 5 Stelle sarebbe favorevole all’alta velocità Torino-Lione. Lo rivela un retroscena di Francesco Verderami sul Corriere della Sera che cita un dossier segreto in mano a Luigi Di Maio e ai dirigenti del Movimento. I numeri dello studio commissionato dallo stesso Di Maio per sondare l’umore del popolo Cinquestelle  non lasciano spazio a interpretazioni: il 70% è favorevole alla Tav.

L’esito del sondaggio peraltro lo conforta, nel senso che rafforza la sua idea di imprimere una «svolta» all’azione politica e di governo del Movimento. In fondo il cambiamento non è che un ritorno al passato, alla linea adottata l’anno scorso in campagna elettorale: è un profilo che era stato accantonato dopo il voto con la scomposta richiesta di impeachment per Mattarella, è una strada che era stata abbandonata rincorrendo Di Battista e i gilet gialli. Finito in un vicolo cieco, Di Maio si è convinto a tornare indietro per reimpostare il rapporto con il mondo delle imprese, per riallacciare il filo delle relazioni con il Vaticano, per ricalibrare le scelte di natura internazionale.
«E stavolta — assicura — non si torna indietro». Perciò sulla Tav imporrà la scelta politica che spetta al capo del Movimento, avendo cura di farla metabolizzare a chi è contrario, chiedendo opportune modifiche al progetto. E senza più nascondersi — com’è accaduto per l’autorizzazione a procedere su Salvini — dietro la piattaforma Rousseau: a suo giudizio sarebbe «troppo rischioso» lasciare l’ultima parola ai soli iscritti, che non rappresentano la massa degli elettori cinquestelle. È così che il vicepremier si prepara all’ultima mediazione con l’altro vicepremier, che è pronto ad accettare un compromesso ma niente più: «Non sono disponibile a bloccare l’opera», gli ha detto Salvini l’altra sera a cena. Con loro c’era anche Conte, il cui ruolo di «mediatore» serve ai due come paravento quando bisogna prendere decisioni controverse.
La Tav rappresenta la metafora del nuovo percorso politico del Movimento, e potrebbe ridisegnare il tracciato del governo e della stessa legislatura. Si vedrà se la nuova (vecchia) linea basterà a Di Maio per invertire la tendenza descritta dai risultati alle Regionali e dai sondaggi per le Europee. Ma la sua mossa in prospettiva potrebbe incastrare Salvini. Perché il problema — come ha scritto Carlo Fusi sul Dubbio — resta sempre lo stesso: «Chi scriverà la prossima Finanziaria?». Una cosa è certa: o lo farà questo governo o nessun’altra forza sarà disposta a rimediare ai buchi di bilancio provocati dall’ultima legge di Stabilità e dalla recessione. «Se si aprisse la crisi — dice non a caso il dem Zingaretti — noi chiederemmo al capo dello Stato di tornare a votare».
Il M5S smentisce quanto riportato dal Corriere: «Quanto riportato oggi da alcuni organi di stampa non solo è destituito di ogni fondamento, ma corrisponde a un clamoroso falso, visto che il Movimento 5 Stelle non è in possesso di alcun sondaggio interno sul Tav con quei dati». «I sondaggi che abbiamo visionato noi a febbraio danno i due terzi degli elettori del M5s contrari al Tav. Dati confermati, fra l’altro, da un sondaggio di Demopolis per Otto e Mezzo (La7) in cui gli elettori del Movimento favorevoli sono appena il 18%”. Per il M5s si tratta di dati “in linea con altri sondaggi meno recenti di altri istituti (fra cui Swg) che confermano l’assoluta contrarietà alla Tav dell’elettorato 5 Stelle. Cioè l’opposto di quello che si sta diffondendo sui media. A che gioco sporco si sta giocando?».