LA SENATRICE ‘DISSIDENTE’ FATTORI AL M5S: “SE MI CACCIANO CHIEDO IO I DANNI. ALTRO CHE PENALE”

«Sto male. Per quello ieri non c’ero» ma «avrei tanto voluto esserci in Senato per votare sul decreto Genova e Ischia» e votare «contro» perchè il condono a Ischia «è una schifezza» e «mi sarebbe interessato capire cosa si diceva degli emendamenti sullo sversamento dei fanghi velenosi».

Lo afferma, in una intervista al Corriere della Sera, la senatrice “dissidente” del Movimento 5 Stelle Elena Fattori che torna anche sul tema della penale di 100 mila euro per chi viene cacciato dal Movimento. «Se mi cacciano glieli chiedo io 100 mila euro. Faccio ricorso e chiedo danni biologici e penali. Dopo averci messo tanta passione, essermi inimicata i poteri forti, aver sacrificato una parte della mia vita, mica possono buttarmi fuori così».
Nel Movimento cinque stelle, osserva Fattori, «siamo passati direttamente dalle riunioni fiume alle ratifiche. Basterebbe una via di mezzo, se ne devono fare una ragione si devono abituare a questa modalità, alla libertà di esprimersi». Fattori conferma quindi il clima di «terrorismo psicologico» nel M5s verso chi dissente: «Su di noi si è scatenata una tempesta violenta provocata dai vertici. Si vuole creare un clima di terrore in modo che nessuno osi dire nulla. Chi osa parlare viene tacciato di tradimento».
Non dieci ma tre. Questi i dissidenti nel mirino dei vertici del Movimento. È quando, di fatto, spega il capogruppo M5s in Senato Stefano Patuelli che definisce l’esistenza di dieci senatori pentastellati dissenzienti sull’approvazione del dl Genova una “bufala». «Qualcuno» afferma Patuanelli «ha rettificato da solo le illazioni che purtroppo per noi siamo costretti a leggere. Qualcun altro non può farlo perché non sta bene: lo faccio io. Lo faccio io in qualità di capogruppo e a nome di tutti. Anche solo per difendere la reputazione dei miei colleghi che in queste ore vengono infangati da ricostruzioni fantasiose e false». I cosiddetti ‘dissidenti’ di cui parlano i giornali sono, ha spiegato, senatori che per motivi personali, anche gravi, non potevano essere presenti in aula.
Per Patuelli è ancora una volta colpa della stampa che «da ieri, in cerca di notizie pruriginose, non verifica nomi e circostanze. È la stessa stampa a cui non interessa nemmeno una banale verifica dei fatti perché troppo concentrata a cercare il titolo ad effetto, a cercare la notizia che ha già deciso di dover scrivere. Vera, falsa? Non è importante. Quando questa stampa viene criticata si risente. Ma, ve lo posso assicurare, non al pari di chi non poteva essere presente».
Fonte: Diario del Web



QUANDO LA ONOREVOLE 5 STELLE CORDA DICEVA CHE IL KAMIKAZE DELLA STRAGE DI NASSIRIYA FU UNA VITTIMA

La deputata del Movimento 5 Stelle Emanuela Corda, il 12 novembre 2013, in Aula alla Camera, nel commemorare il decennale della strage di Nassiriya in cui sono rimasti uccisi 19 italiani aveva affermato:

“Tutti noi ricordiamo commossi i 19 italiani deceduti in quell’attacco kamikaze, e oggi siamo vicini ai loro familiari; a volte ricordiamo anche i 9 iracheni che lavoravano nella base italiana, ma non troppo spesso. Nessuno ricorda però il giovane marocchino che si suicidò per portare a compimento quella strage: quando si parla di lui, se ne parla solo come di un assassino, e non anche come di una vittima, perché anch’egli fu vittima oltre che carnefice”, scatenando vivaci proteste.
Nell’attuale legislatura Emanuela Corda è la capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Difesa alla Camera.